Marina Pratici è nata a Viareggio (LU) il 16 settembre 1961, vive ad Aulla (MS) e lavora in un istituto di credito a La Spezia.
Critica letteraria e giornalista, collabora sistematicamente con diverse testate e settimanali regionali. Presidente dell'Associazione “Alice e Flavio”, ha organizzato numerosi eventi di vocazione culturale e sociale ed è stata relatrice in svariati convegni.
È membro della Redazione Musical Letteraria del “Premio Lunezia” e segretaria dell'omonima Fondazione. Appassionata di arte e storia locale, ha promosso percorsi volti al recupero delle tradizioni del comprensorio lunigianese e suoi approfondimenti sono conservati nel Museo di San Terenzo Monti ( MS ). È segretaria del Cenacolo Artistico Letterario “Val di Magra” e membro dell'Associazione Culturale “Scintille poetiche”.
Ha curato la recensione critica e la prefazione delle opere di numerosi artisti ed è membro di giuria in importanti premi letterari.
Ha ricevuto segnalazioni, menzioni d'onore e si è classificata ai primi posti in più concorsi nazionali ed internazionali di poesia.
Sue liriche figurano in antologie, riviste e siti specializzati e sue composizioni sono state musicate da Leonardo Rosi, collaboratore di Zucchero Fornaciari.
Ha pubblicato “In trina di parole…e bisbigli di rose” ( Pilgrim Edizioni ) raccolta, prefata dal professor Giuliano Adorni, che è stata presentata da Alessandro Quasimodo, figlio del Premio Nobel Salvatore.



Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto le liriche tratte dalla raccolta "In trina di parole…e bisbigli di rose":

INVERNO

Amo l'inverno con i suoi freddi non- colori
con il suo odore di neve stracciata
che pizzica le narici e punge nel cuore.
Con le sue giornate corte e un po' malate,
come note di clarinetto un po' incrinate,
con le sue foglie di stagno
che più non vorticano, arrese vagabonde
che hanno trovato un porto.
Quell'aria di vetro che ti si impianta
in gola, quel suo piovere, piovere
che tu ti arrendi e ti devi fermare.
Amo l'inverno che mi regala una pelle
spugnosa, come le bucce dei suoi agrumi,
in bagni di fuoco davanti al camino.
Con le sue feste di astro artificiale
di muschio di plastica e carta crespa,
con i suoi suoni di ovatta e di carbone
che smorzano, in soffoco di coltrone,
il ringhiare delle ore di sole.
Amo l'inverno perché la luce si spegne
e, nella fretta appisolata, hai tempo
inscaduto per sbrogliare l'eterna matassa.


BAMBINI LONTANI

Sono madre di bambini lontani
dagli sguardi infiniti
dai corpi piegati per mancanza
di pane.
Di bambini mangiati da orchi affamati
comprati per strada
come abiti smessi in squarci
di sole.
Di bambini cresciuti al canto di mitra
tra odore di colla
e voli minati in campi arati
dal loro dolore.
Di bambini dai capelli caduti
per nubi irradiate
con veleni sospesi
sul loro domani.
Di bambini negati
nel corpo e nel cuore
dagli organi strappati,
prigionieri di foto
e di un malo amore.

E vorrei braccia più grandi
per poterli cullare,
mani più forti
per poterli salvare,
giorni più lunghi
per poterli incontrare.

E a volte vorrei correre, correre,
per poterli scordare…


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