Marina Pieranunzi de Marinis

Marina Pieranunzi de Marinis è nata a Pescara il 18 gennaio 1958 e nel 1976 ha conseguito la maturità classica. Timida ed introversa, ha cominciato a scrivere sin da ragazzina soprattutto per sfogare la sua grande emotività. L'amore è sempre stato la sua ragione di vita: per i familiari e per gli amici, per i bambini con i quali si è impegnata negli anni in una intensa e duratura attività lavorativa, per la natura e per gli animali. Ed è proprio questo grandissimo amore che ha dato respiro a quasi tutta la sua produzione poetica: è, infatti, il filo conduttore che unisce gli sprazzi di felicità ai momenti di tristezza e dolcissima malinconia che pervadono le sue struggenti liriche.
Tra i vari riconoscimenti: ottavo posto nell'VIII Edizione del Premio Biennale Nazionale Letterario di Poesia e Narrativa “Comune di Rivanazzano” con la poesia “ARCOBALENO; secondo posto nella XXII Edizione del Premio Laurentum per la Poesia 2008 con la poesia “DESERTO” (Poesia inedita in lingua); primo posto nel Premio Artistico Letterario “Nicola Mirto” 2009 (Tema libero - Adulti) con la poesia “LA COLLANA DI CONCHIGLIE” e Premio della Presidenza per la poesia “OGNI VOLTA” nella IV Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Alfonso Gatto” promosso dall'Associazione Alfonso Gatto - “I Nuovi Angeli”; nella XXIV edizione del Premio Laurentum 2010, premio della giuria per SMS. Nel mese di marzo 2010 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Tra silenzi e ombre” (Edizioni Estro-Verso).

MENDICANTI DI AMORE

A volte,
lasciamo cadere
preziose parole d’affetto
convinti di poterle ignorare.
Ma siamo fragili mendicanti di amore,
e ciò che sembra ci scivoli addosso
si raccoglie,
tenacemente,
e in segreto,
nelle insondabili pieghe del cuore.

E vive lì,
assopito... nascosto...

Finché, un giorno,
strappando il silenzio,
si desterà...

a farsi spazio nell’anima,
a scompigliarci i pensieri,
a farci piangere di nostalgia e rimpianto
perché quelle parole umiliate
saranno tutto quanto ci resterà.




NINNANANNA

Cullerò
i tuoi pensieri stanchi
come una melodia
o una ninnananna
per acquietarli.

Accarezzerò
il tuo volto teso
come un pallido sole
o un alito di vento
per non turbarlo.

Ravviverò
i tuoi occhi tristi
con scintillio di lucciole
e timide fiammelle
perché non versino lacrime.

Raggiungerò
il tuo cuore oppresso
con mille, piccoli,
teneri voli
perché riprenda a sperare.


LACRIME

Traboccamento
del cuore.

Gocce di libertà.

Parole mute
e palpitanti
gridate al cielo.

 

 

LA COLLANA DI CONCHIGLIE

Sto china a riva
ad infilar conchiglie
e ti aspetto.

Lungo il cammino
mi è stato amico il sole,
mentre il vento ha rallegrato le gote,
e ristorato il cuore,
caldo d’amore.

Volteggio insieme ai gabbiani,
e, respirando
avida
il mare,
con le conchiglie al collo,
ti aspetto.

Ho impresso orme
per ogni passo
perché tu possa raggiungermi,
e liberato la voce
perché ne riconosca il canto.

Ho seminato
ovunque,
per allettarti,
sguardi e sorrisi,
e ho sparso petali
profumati di noi.

E ti ho aspettato.
Danzando al ritmo
dei miei ricordi con te
fin quando il sole è svanito,
ho aspettato.

Poi ho ricamato
di luccicanti lacrime
la sabbia intorno
perché potessi scorgermi al buio.

E nella notte,
con la collana
tra le dita,
invocando il cielo,
ho aspettato.


VIVERE L'ALBA

Perché tu sbocci al giorno
quand'io son già sforita,
e, insieme ai raggi maliziosi
stanchi di giochi,
ai ramoscelli contegnosi
dopo tanto ondeggiare,
e ai cinguettii lontani,
indugio, quieta?

Poi, tra i rumori operosi
estranei ad ogni magia,
in uno scontato scenario
di frettolosi passi
e di voci,
nella mattina
ormai avviata
arrivi tu,
profondamente ignaro
di quanta vita
è stata già vissuta
senza di te.


PER CHI È SOLO

Gocce di luna
per rischiarare il buio.

Gocce di sole
per mitigare il gelo.

Gocce di vento
per diradar gli affanni.

Gocce di mare
per confondere il pianto.

Gocce di cielo
per instillar speranza.

Gocce di gioia
per dar tregua al dolore.

Gocce d'amore
per confortare il cuore.


LETTERA AD UN'AMICA LONTANA

Cara,
dove sei?
In altri tempi facevi ridere i miei occhi,
oggi, riesco a vederti solo nel ricordo.

È l'angoscia che, ora, gioca coi miei giorni.

Il passato, all'improvviso, mi travolge...
la nostalgia si impadronisce di me,
e, senza volerlo, torno a pensare a lui
- tu lo sai, il mio cuore è rimasto intrappolato tra le sue dita-.

La sua indifferenza ha lasciato, nella mia terra, impronte di solitudine.
Quante primavere ho visto morire dietro la finestra!
Erano i miei anni: petali scoloriti volati lontano.

Però, non continuerò ad aspettare.
Cancellerò dalla mia anima muta silenzio e ombre.
Vedrai! Questo letargo di amore finirà
e in qualche angolo del mio presente,
dolce allegria, finalmente, io ti ritroverò.


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