Giancarlo Petrella

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La morte del tempo l'abisso di Giancarlo Petrella

Prezzo di copertina € 12,00, 80 pagine - Editore Aletti, collana Gli emersi poesia

L'opera poetica, ad una prima lettura, si presenta come una raccolta di liriche eterogenee - e di forma e di contenuto, - tuttavia una comprensione maggiore, che sarà del resto sempre limitata - l'opera di per se è sfuggente (troppo articolata, organica, profonda per una lettura unilaterale), - mostra che le diversità esteriori delle forme utilizzate nei singoli canti non incidono con l'unicità dei temi trattati, dello sfondo poetico: le potenzialità dell'immaginazione, il legame fra il tempo e l'eternità. L'opera narra di un viaggio attraverso una 'spirale' ove le riflessioni divengono sempre più profonde e «lontane» dal senso comune, fino a compiere un ultimo sublime compimento, in cui il tutto è visto attraverso l'atemporalità.

Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto due poesie, tratte dal suo libro

[la rosea prateria]

Quest'allegretto ruscello deve essere
l'Alfeo, perché così lieto è a mirarlo;
perenne custode ad un canto nuovo,
similmente Amicle e Augìa e Leda speme
dolcezza e giovinezza custodiscono;
volan le armonie sulla prateria,
ed il canto si mesce con il sogno.

Le farfalle, come delfini al cielo,
volan; le api ronzan, e fan di sé
venusto a' fiori concento; l'acanto,
l'amaranto, l'aquilegia, l'anemone,
traducono i lor risvegli nel metro:
candore, passione, soavità, esilio;
ma si eleva un canto più venerabile.

« Li occhi lucenti volgi alla mia bocca
supponente come le idee nell'anima
quando per giudicio forme in su volano,
e le guance diffondono speranza
con la lor beltà innevata; beltà
necessità domina e per diletto
a li uomini gli appare accidentale.

Sull'erba giaci, illusione, alle mani
de l'amante curiose ascendi, volano
su lusingati intrecci e sconosciuti;
e quando l'ardore dell'unghia gelida
sfiora 'l capezzolo, li occhi viventi
di puro lume splendon come 'l gelo
del diamante; ascende al ciel desiderio. »


[illusione]

Elena sollecita silenziosa
d'un violino le virginee dormienti
trecce, incuriosita dall'armoniosa
pace; curiosi scivolano i lenti
rosei delfini verso l'inascosa
grotta, quasi armoniosa a' crini rossi;
discendenti come l'appropinquarsi
in un tramonto del solare sonno.

Mesci le parole su nivee pagine;
glorificati che li occhi screziati
volgonsi su di esse; fine come aghi
le dita scivolano sui silenzi
irrispettati, d'un riso presagi;
non ingannarla mai, l'Imperatrice
dell'illusione, dacché santità
di venerazione consacri il verbo.

Le nuvol notturne come le beate
sopracciglia giungono sovra un triste
immobile fanciullo, da' silenzi
scolpito, pensieroso putto; tacita
ella dal veron lo mira, marmorea
la sua pelle come inviolate pagine
scritte sul volto del Nulla; susseguono
le ere, ma una sola certezza giace.

Un glauco oceano ed un cielo vermiglio
scherzan sul peplo divino, lodato
affresco pur l'ombra del sopracciglio;
l'occhio che ver lei si muove avventato:
mille colori dolcemente ciglio
del sogno lo feriscono; si chiude
discendente come l'appropinquarsi
del sonno solare lo sguardo tacito.


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