GIUSEPPE PARISI E' nato a Sant'Ilario dello Jonio (Reggio Calabria). Vive a Roma Ha svolto la sua attività lavorativa nel sindacalismo agricolo, con funzioni direttive in molte Regioni e Province italiane (Campania, Molise, Marche, Sicilia, Sardegna, Piemonte) e all'estero (Belgio, Germania, Spagna) in rappresentanza della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti.
E' stato Presidente della Cassa Mutua Provinciale Coltivatori Diretti di Isernia, docente del FORMEZ, componente dei Consigli di Amministrazione di vari Enti (Ente di Sviluppo Agricolo della Campania, Camera di Commercio ed INPS di Salerno, del Comitato Regionale dell'Istituto del Commercio con l'Estero dell'Abruzzo nonchè autore di progetti di sviluppo in aree depresse e pedagogico-divulgativi, per conto della U.E. e di Università (Padova , Salerno), Presidente della Federazione Regionale delle Cooperative Agricole della Campania.

Ha guidato delegazioni italiane all'estero per lo studio e la prevenzione degli incendi boschivi, per l'applicabilità dei fondi strutturali e per la stesura del Regolamento CEE sui problemi del sughero. Ha collaborato, negli anni, a : "Calabria Letteraria", la " Gazzetta del Sud", "La Tribuna del Mezzogiorno", "Il Corriere di Reggio". E' stato redattore de " Il Popolo" e Direttore dei periodici "Il Coltivatore Calabro" e "Agricoltura e Cooperazione" . Ha fondato il periodico della Coldiretti Novarese " Agricoltura 2000 " e curato le trasmissioni televisive " Mezzogiorno Verde" ( Napoli) e "Salotto Verde" ( Novara). Ha pubblicato " Il Porto di Locri Epizefiri " , studio sulla ubicazione del porto della Metropoli Magno-Greca , ( Roma 2005 ) e " Palcoscenico " ( Racconti) Roma 2006.

Con Carta e Penna ha pubblicato la raccolta di racconti

LA FORMA DELLE NUVOLE

Borges afferma che “un libro è una estensione della memoria e della immaginazione”.
La memoria è presente nella maggior parte dei racconti del libro “La forma delle nuvole" perché l'Autore crede nel valore del ricordo e del ritorno ai luoghi dell'infanzia e delle proprie radici, nella convinzione che il destino irreversibile dell'uomo sia il ritorno.
L' immaginazione, poi, è il leit-motiv di altri racconti, ma non è fine a se stessa o utilizzata per rievocare le fiabe della nonna, ma serve all'Autore per affrontare temi cogenti quali : la solitudine dell'uomo, il ruolo della famiglia e della scuola, il rapporto genitori- figli, il valore dell'amicizia, nonché quelli che discendono dall'attualità politica e sociale.
Temi , questi , che vengono affrontati non in chiave ideologica o di parte, ma solo “indicati”, anche se con quel pizzico di rabbia , mista ad impotenza, che si manifesta nell' uomo della strada a fronte di fatti e circostanze che toccano la sua dimensione di uomo e di cittadino.
Non sempre chi scrive è tenuto a proporre soluzioni: egli è - piuttosto - la voce narrante di un popolo, di una cultura di cui sottolinea aspetti problemi situazioni.
In tutti i racconti domina , comunque, il richiamo all'importanza dei valori veri ed insostituibili.

Prezzo: € 12,00 ISBN 978-88-89209-52-3 € 12,00

Tutto il ricavato dalla vendita di questo libro sarà devoluto, per desiderio dell'autore, alla Federazione tra le Associazioni Prader Willi

Recensione della Professoressa Gaetanina Sicari Ruffo Vice Direttore Responsabile di "Calabria Sconosciuta"

L'autore, calabrese di origine ma residente a Roma, in questo suo secondo testo di racconti dal titolo fantasioso, raduna situazioni e personaggi derivati dalla sua ricca esperienza di vita in un contesto rapsodico per struttura.
Spesso sono ricordi che si riferiscono alla Calabria, terra mai dimenticata ma viva, nonostante i suoi molteplici problemi. Sembrano frammenti di vita tra loro slegati, ma si riconducono ad altrettanti pensieri che emergono dalla memoria, sogni teneri ed inconfessabili e “ricordi che spuntano sul territorio tabù dove vanno a finire gli incubi". Le varie voci compongono la storia per flash di un eterno vagare ulissico nelle varie isole del passato, alla ricerca di un senso, di una verità che non è professata a voce alta e ferma perché nel nostro tempo corrente quel poco di verità che esiste è nel fluire delle cose. E questo andamento sinuoso, tipico del fiume eracliteo, si inserisce come un epos di gusto postmoderno fatto di vuoti e di calcolati silenzi, nella sola e unica speranza di trovare l' Itaca dell'infanzia e di obliarsi in essa come un reduce.


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