SIMONE PANSOLIN, nato a Genova nel 1983, si avvia giovanissimo agli studi musicali, conseguendo due diplomi in chitarra (entrambi con il massimo dei voti) e un terzo in didattica della chitarra. Vincitore di oltre 15 concorsi nazionali e internazionali, si rivolge successivamente allo studio dei liuti, in particolare della tiorba e della chitarra barocca, con cui svolge attività concertistica.
Accanto all'attività musicale affianca una personale ricerca riguardante la POESIA. Di fresca data è la pubblicazione della raccolta di poesie Miniature, caratterizzata da una fusione tra i due volti principali dell'espressione letteraria, con l'utilizzo di uno stile in apparenza prosastico, ma di intenso respiro poetico. L'opera è pubblicata dalla casa editrice “Salvatore Sciascia” di Caltanissetta-Roma, e fa parte della collana "Scrittori del Mondo", curata dal professor F. Zangrilli, docente presso la City University of New York.
Ulteriori informazioni sul sito www.simonepansolin.com


È qui riportata una recente intervista dedicata all'autore, riguardante alcuni aspetti della sua poetica e della raccolta di poesie Miniature. Per ogni ulteriore informazione si può visitare il sito internet www.simonepansolin.com

Buongiorno

Buongiorno, e grazie per l'accoglienza.

Grazie a lei. Leggendo il suo curriculum si nota subito la compresenza di due forme d'arte: musica e poesia. Come si è avvicinato a quest'ultima?

È stato un passo quasi naturale. Come ho abbandonato la chitarra per rivolgermi allo studio dei liuti, così sono giunto alla poesia: è la naturale ricerca d'un mezzo d'espressione più consono.

Si potrebbe quindi supporre un percorso d'unificazione artistica nella sua vita?

Esattamente. Le forme d'arte che pratico sono legate indissolubilmente, e non a caso. Secondo il filosofo L. Pareyson lo stile di un artista, se sincero, corrisponde alla “forma” del suo spirito, la sua stessa essenza che diviene tangibile al mondo. Ecco perchè ogni mia scelta - stilistica, formale, espressiva, tecnica - si può ricondurre alla medesima idea di fondo. Nulla di differente quindi da ogni altro scrittore o artista.

Parliamo di “Miniature”. Sfogliando il libro si nota da subito l'assenza quasi totale di versi. Eppure stiamo parlando di poesia. Non sarebbe più corretta la definizione di “ prosa”?

Giusta osservazione. Spesso si considera la poesia solamente in funzione del suo impianto formale. Tuttavia non si tratta del solo aspetto caratterizzante. Il genere è senza dubbio storicamente legato alla versificazione, ma ciò che rende “poesia” la parola è il respiro che possiede, quell'aura di indecifrabile carica emozionale, e “gratuità”. Nel caso di “Miniature” si tratta di una prosa breve e densa, che ricerca un effetto poetico. Autori importantissimi, quali Baudelaire, Rimbaud, Saba, Campana (ma tanti altri), hanno utilizzato questo impianto formale privo di versi.

Dunque una “poesia in prosa”?

Esatto, già a metà dell'ottocento lo stesso Baudelaire coniò il termine “Poemes en prose”, è giunto il momento di accettare questa forma. Aggiungo inoltre che molti autori contemporanei utilizzano una versificazione assai libera e discorsiva. Considero la mia scelta come una naturale prosecuzione lungo quella strada.

Come definirebbe il suo stile dunque?

Analizzare se stessi è sempre difficile. È cosa necessaria all'atto di scrivere, ma come elemento formante della composizione stessa. Differente è dare una definizione globale, che porterebbe a una classificazione. Al di là della necessaria “profondità” (mi scuserete il termine un po' banale) che deve interessare la poesia e l'arte in genere, le caratteristiche sono tuttavia piuttosto evidenti. Non voglio esprimermi in termini parafrasatici, preferisco lasciare il libro alla lettura, i nomi - ripeto - non cambiano ciò che le cose sono. E inoltre la poesia vive più nei lettori che nei poeti: ogni lettore leggerà i componimenti alla luce della propria esperienza. Come ha detto una volta A. Merini all'interno di un'intervista: “sono i lettori che mi devono dire cosa scrivo”. Possiamo discutere, quello si, dell'importanza di lessico e semantica (in chiave espressiva), della forza contrastante delle parole, che esigono costantemente una grande condensazione evocativa. Ogni immagine deve avere dignità di esistere anche da sola, scissa dal contesto, deve emozionare in se. Ovviamente è poi l'ambito in cui si inserisce che offre alla stessa la possibilità di assurgere a simbolo e significato. In questo modo la materia letteraria, oltre che veicolo di contenuto ed espressione, diviene quasi parte integrante della struttura formale. Come ben si sa, è impossibile scindere il contenuto dalla forma, sarebbe come tentare di dare a un oggetto una forma differente: seppur costituito della stessa materia, finirebbe per diventare un'altra cosa.

Ho notato la presenza quasi costante dell'elemento “natura” all'interno dell'opera, potremmo dire sia il filo conduttore della stessa?

Non proprio un filo conduttore, definirei questa tematica come l'origine stessa della mia poetica. La natura è il mondo “vero”, l'archetipo di tutto. Noi uomini non siamo che animali evoluti (o forse involuti), ma ce ne siamo dimenticati. Per questo, attraverso l'osservazione dell'elemento naturale, ambisco alla ricerca d'una verità primigenia. Non si tratta di un'osservare fatto esclusivamente di pensieri, ma anche e soprattutto di sensazioni, impressioni, atmosfere. I pensieri possono essere asettici e freddi, altro è avvertire in modo viscerale e intuitivo una qualche forma di impressione, o sensazione. Le immagini che utilizzo sono funzionali a questo.

Si tratta di una poesia molto “estetica” in effetti.

Si, molto descrittiva, il titolo del libro non è casuale. Con il termine “Miniature” ho voluto intendere una serie piccoli quadretti, una successione di “schizzi” che si muovono fra paesaggi esterni e dell'intimo, in un susseguirsi di sensazioni. Non si tratta però di un'estetica intesa nel puro e semplice “gusto del bello”. Direi piuttosto un'arte di “parlare dell'esteriore”, che può essere “bello” o meno, ma sarà sempre vero. Ed è proprio dall'esteriore che scaturisce la carica emozionale e riflessiva.

Un filo conduttore che si dirama.

Un filo conduttore dell'idea stessa di ricerca. Ovviamente poi le tematiche si estendono e ampliano, per toccare tutto ciò che investe la vita umana, in fondo chi scrive è un uomo, e anche chi legge. Ciononostante sono costanti presenze grandi slanci verso l'universale, l'estatico: tutto è un equilibrio di opposti, e una lotta nello stesso istante (sebbene la cultura occidentale lo abbia spesso dimenticato). Parlare delle piccole cose che riguardano l'uomo o il mondo, elevandole con la poesia, equivale a parlare dell'universo e del divino.

Un'altra tematica importante questa

Un altro ramo dell'albero, che avrà anche le foglie e i fiori, come tutti gli altri.

Ho notato una sezione del libro, la seconda per la precisione, intitolata “Nudi”. Di cosa si tratta?

Dunque, il libro è suddiviso in tre parti: la prima e l'ultima portano il titolo “Tessere e Frammenti” In esse, come detto, è contenuta un'eterogenea quantità di temi, modi, aspetti, omogeneizzati all'interno di un impianto formale comune. I “Nudi”, per rispondere alla domanda, sono un insieme di veri e propri nudi artistici. Più noti sono quelli pittorici e scultorei, meno conosciuti quelli letterari (sebbene la maggior parte dei poeti scrivano, prima o poi, poesie erotiche). Ciò che caratterizza questi componimenti è la presenza di un'intensa analisi plastica, condotta sul femminile come entità fisica (corpo) e spirituale. Il concetto di “nudo” si estende poi nell'analisi del rapporto, di quella nudità interiore che concerne la relazione amorosa.

Tematiche, queste, discusse anche all'interno del saggio posto alla fine dell'opera. Caratteristica inconsueta per una prima edizione.

Si, il libro contiene un saggio del Prof. Fabio Russo, docente di letteratura presso la facoltà di Trieste (che colgo l'occasione per ringraziare). Al suo interno è analizzata l'opera sotto vari aspetti, un ottimo mezzo per chi volesse affrontarne la lettura in modo più tecnico. È senza dubbio una caratteristica inusuale, ma trovo possa essere molto utile ed efficace, considerando che parliamo di una prima edizione.

Grazie per il tempo e le notizie. Grazie a Lei per la gentilezza.


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