Gabriele Ortu è nato a Gadoni (NU). Sposato, con tre figli, risiede a Cagliari. Maturità Magistrale.
M.M."A" delle Trasmissioni in congedo, si occupa di poesia sin da ragazzo, ma solo da alcuni anni partecipa a concorsi letterari. Ha vinto diversi Primi Premi, Secondi e Terzi di poesia sia in lingua italiana che sarda.
Per alcuni anni ha collaborato alla rivista Sardegna Oltre nella quale ha curato la rubrica "Poesie e Poesias".
Ha pubblicato articoli, racconti, e poesie sia in lingua italiana che in lingua sarda.
Con Penna d'Autore, nel 1997, ha pubblicato la silloge di poesie Camminando.
Nel 1998, ha pubblicato, nella Collana le schegge d'oro (i libri dei premi) della Montedit: In Terra d'Ichnusa, breve raccolta di poesie accolta con interesse dalla critica.
Si interessa con passione delle cose del proprio paese, di quelle sarde e della poesia in generale.
Sue poesie sono state pubblicate in diverse riviste letterarie. È delegato provinciale della rivista IL SALOTTO DEGLI AUTORI.


Anime in pena

Su questa quercia
pregna di vento
le sanguinanti anime
dei miei avi,
curve di dolore,
per noi pregano.
E voi, donne,
conservate braci di leccio
sotto le ceneri calde
per una nuova fiamma
e il lievito fresco,
tra un pugno
di farina di grano,
e una focaccia
per le anime in pena!



Alzheimer

Brandelli di memoria
si innestano
sull'albero sconfitto.

Contorti, di ginepri
con smorfie di fumo,
pensieri sfilacciati
raggrumano di sangue
la mente levigata,
che di neri labirinti,
si nutre e si confonde.

Strade di neuroni
cosparse d'oblio
ingannano il tempo
che ci sfugge dalle mani.



Inquinamento

Tutti i colori
sono sbiaditi;
tutti i fiori,
profumano d'asfalto.
Una pioggia
di morte
ti batte
sulla fronte
e un coro di morti,
a spintoni,
si accalca
sui cimiteri spenti.
Un uomo grida,
senza voce,
a un popolo di sordi.
Un fiore sorride
senza petali
in un mondo
senza Amore.



Archeologo

Tra nuraghi e forre
a catturar voci di un cielo
scomparso, coperto d'oblio
di secoli, stanco,
la mente inebriata
di suoni ancestrali
e di launeddas,
ti attardi.
Di lontane musiche il suono
e di latrati e di spade
intrise di sangue, l'odore
acre, il petto ti percuote,
tra morbidi lentischi,
in terra d'Ichnusa,
solitario e inebriato d'amore.
Queste pietre arse
stanche di secoli
e di inutili attese,
quasi rassegnate,
solcate da sofferenza
ora guardano il Cielo
e sorridono all'onda incerta
della vita, sotto l'orme tue
con un barlume di speranza.
Grati, sommersi pensieri
le tue mani leggono, al sole.



Alberi

Alberi martoriati,
come ciuffi di vento alla deriva
se ne stanno nella mia terra,
proni nell'attesa.

Ci ha allattato
Un mare di lacrime,
Il tuo seno gonfio
di secoli disperati, mia terra.

Un dio buono
Ha cesellato, sul mare di lacrime,
Un tappeto di colori
Unico nel mondo.



Il Miracolo del pane

Sedevano ascoltando le ore, soli
i nonni, nella sera acre di fumo.

Il gelo di parole tormentava
pensieri senza pane né futuro.
Si spense, nel silenzio, la speranza…

Sulla madia senza farina
alzò, mia nonna, la mano
e fece una croce, senza parole.

Poi venne l'Angelo del Signore
e sulle ali della miseria
posò il lievito, e, non disse parola.

Scosse la testa, mio nonno
incredulo, al profumo caldo
di pane appena sfornato
e mormorò una preghiera...



L'arrogante

Mentre i signori Corona, Franco, Lira, Peseta e tutti i componenti della Società multinazionale da loro amministrata erano riuniti per discutere dell'andamento della stessa, un signore, strano nei comportamenti e stravagante nel modo di vestire, senza bussare, senza chiedere scusa, spinse la porta della sala delle riunioni, si fece largo tra il personale addetto alla sicurezza, prese posto sull'unica sedia vuota del tavolo ovale e, tra lo stupore di tutti disse: "Continuate pure i vostri discorsi, sono qui per ascoltarvi e per accompagnarvi al vostro funerale!"
Alcuni ebbero un cenno di reazione, ma lo sguardo sicuro e deciso del nuovo arrivato li tenne come bloccati, inchiodati alle loro poltrone e incapaci di qualsiasi reazione che non fosse quella della sottomissione.
Eppure era gente abituata ai colpi di scena e tanto matura da non farsi coinvolgere facilmente dagli scatti d'ira.
Alcuni di essi avevano fatto tesoro dei dispiaceri che in gioventù procurò loro il carattere impulsivo e stettero calmi.
Nella sala calò il gelo...Nessuno osava più parlare, discutere.
Nessuno di loro conosceva questo arrogante che aveva osato disturbare la seduta, ed ognuno si poneva la stessa domanda, ma senza esternarla.
"Se questo è il nuovo acquirente, è un gran villano!" Questo era, pressa a poco, il pensiero di tutti.
Vi era nella sala un'atmosfera pesante e incerta quando prese la parola l'amministratore delegato: "Cari soci, disse con un filo di voce che certamente non rincuorava i presenti, l'Azienda va abbastanza bene non capisco perché e da chi sia stata convocata questa riunione straordinaria. Tutte le nostre aziende, in Europa, godono di un momento particolarmente florido in tutti i sensi..."
"Voi non possedette più nessuna azienda! – lo interruppe bruscamente il giovane aitante che aveva occupato l'unica sedia vuota rimasta intorno al tavolo ovale. Tutti sobbalzarono sulle sedie nonostante l'età avanzata...
"Voi non possedete più nessuna azienda, continuò il giovane, ed io sono qui per farvi un proposta, sono qui per chiedere la mano di Europa, e non parlo d'amore, sia ben chiaro, ma di soldi...Forse è meglio che mi presenti: sono Euro, ed ecco la mia proposta, prendere o lasciare. Questa è anche la mia unica offerta: 1936,27 lire eccetera, eccetera, in cambio della vostra Europa, a voi la scelta."
A malincuore e senza nessuna garanzia per il futuro della loro Azienda Europa, accettarono intimiditi dalla prepotenza del pretendente (ma forse i marpioni avevano preparato di proposito quella sedia vuota).
Chissà se Europa avrà fatto un felice e duraturo matrimonio con il prepotente Euro!
Ai posteri la sentenza.



Caro ragazzo

Caro ragazzo, vedo quanto grande è il tuo disagio e ne soffro. Non riesco a capire perché non accetti la mia mano tesa, ma soprattutto perché non lasci che ti parli. Questa tua sofferenza unita alla mia capacità di recarti aiuto, mi umilia.
Forse è per questo che ho deciso di scriverti. Non so se troverai il tempo per leggere queste parole, preso come sei da tante cose. Un consiglio: non dare peso a tutto. Ad ognuno di noi è concesso uno spazio entro cui dobbiamo muoverci. Forzarne i confini ci può danneggiare. Se la giornata è uggiosa, domani ci sarà il sole. Se non riesci a vedere la partita oggi, non cruccianti. In fondo è solo un falso problema. Sicuramente la tua esistenza si arricchirà di una nuova esperienza. L'importante è non oziare.
Vedi, la nostra vita è come un film stampato sulla pellicola del tempo. Ognuno di noi è spettatore e protagonista insieme. La società nella quale viviamo è il palcoscenico dove la storia si svolge e il nostro prossimo, le comparse. Ma, ognuno di noi, oltre che protagonista, è anche il regista della propria storia. Quindi è importante non solo non oziare, ma anche saper scegliere.
Alla fine del film non ci è concesso fare ritocchi o aggiustamenti e tanto meno rivedere le scene. Ci è concesso, però, di vedere in diretta la nostra opera.
Sta a noi decidere quale scena inserire, essendo noi, oltre che protagonisti registi.
Attento, però. Troppe partite potrebbero inflazionare la storia, renderla noiosa. L'essere ripetitivi stanca. La varietà arricchisce. Ecco perché potrebbe essere un falso problema volere a tutti i costi inserire la partita. Certo, per un giovane regista è difficile la scelta... Tanto è il materiale a disposizione e tutto molto allettante. Un regista attento trova, però, sempre la misura giusta: basta volerlo. Ricorda, la cosa importante, per la buona riuscita, è la scelta. Essa deve essere sempre ponderata, mai affrettata.
Nessun flashback ci è concesso. Una volta incisa la pellicola, nulla potrà modificarla. Nessun montaggio o manipolazione è più possibile.
Bisogna quindi avere in mente dei modelli ben precisi e chiari, per poter prendere decisioni altrettanto chiare e precise. Gli esempi non mancano nella filmoteca dell'umanità.
Una infinità di ottimi registi ci hanno preceduto. Molti di questi hanno lasciato opere eterne a nostra disposizione. Basta operare una scelta oculata e seguirne le orme, naturalmente dando sfogo alla nostra creatività. Ma non voglio farti una predica. La mia è solo una constatazione.
Scrivo le cose così come mi vengono in mente e non correggo mai nulla. Adesso sto pensando: chissà se potrò vedere scritta la parola fine sul mio film, sulla mia storia, quando essa sarà terminata, e questo ho scritto. Ma che razza di regista-protagonista sono io, se non mi sarà permesso di scrivere la parola "fine" all'unica storia tutta mia e solo mia?
A pensarci bene, non ha alcuna importanza scrivere questa parola. La storia finisce "lì", comunque vada registrata. Giusto, potevo pensarci prima, no?
Non credere che mi sia distratto. Ti vedo e ti osservo. So che sei in difficoltà. Ascoltami.
Migliaia di altri ragazzi della tua età hanno gli stessi problemi: non sei solo. Anche io alla tua età avevo gli stessi problemi, o meglio, problemi dello stesso genere.
Sì, sono tanti, e tutti di difficile soluzione. So anche questo, ma le energie che hai a disposizione sono sufficienti. Vedrai, con un pizzico di fortuna, e con il massimo impegno, tutto si risolverà.
Certo non è facile passare indenni fra tanto marciume... Droga, mass media, inquinamento di ogni genere, assenza totale di valori spirituali, rumori che annullano il pensiero, venduti come musica che allieta lo spirito. Esaltazione del nulla. Annullamento della creatività. Appiattimento dell'amore. Venditori di falsi paradisi. Genitori che odiano e abbandonano i figli. Figli che non amano i genitori. E tanti altri veleni serviti come pillole di progresso e di benessere. E non parliamo poi dei ritmi forsennati dei nostri tempi.
Capisco quanto sia difficile per te la ricerca, caro ragazzo. Quanto sia faticosa la scelta delle luci per la tua storia.
Certamente, per noi registi di una certa età, le cose erano più favorevoli, meno faticose.
Bisogna riconoscere che vi è una sostanziale differenza fra la nostra e la vostra giovinezza.
La mia generazione aveva meno problemi di quanto possa averne un giovane di oggi. Mi spiego. I guai c'erano, e come, ma era sconosciuto il cancro della politica (così come si fa attualmente), dei partiti, dei sindacati, delle sette, dei mass media, della pubblicità, della droga, e, perché no, delle discoteche. La mia generazione viveva nella semplicità. Non vi era competizione. Le esigenze erano ridotte all'essenziale. Il consumismo era una parola sconosciuta. La miseria imperava, la faceva da padrona. A noi ci salvavano i profumi. Sì, allora ogni fiore aveva il suo profumo. E il profumo dava un senso di benessere e metteva in relazione il corpo e lo spirito con la natura. Trasmetteva una pace interiore e induceva alla calma. Era facile distinguere una rosa da un garofano o una pera da una mela senza vederli, bastava il loro profumo.
Vivevamo in cieli più tersi, ci drogavamo d'amore, di fatica, di piccole conquiste quotidiane che ci riempivano di felicità.
Il focolare era il centro di aggregazione della famiglia, la fucina del sapere. La scuola della vita. Qui venivano forgiate le nostre menti, qui ci venivano indicate, senza imporle, le strade da seguire. Qui nascevano le scene migliori per la nostra storia.
Avevamo certezza delle nostre scene perché avevamo l'approvazione dei migliori critici: i nostri genitori. Per noi tutto era più facile, non v'è dubbio alcuno.
La scuola era il luogo dell'apprendimento e dello studio. Per i professori, il luogo dell'insegnamento: non v'era un tempo per lo sciopero. Nessuno sognava di impedirci l'ingresso a scuola per fare sciopero. Nessuna televisione violentava il nostro modo di pensare. La nostra fantasia galoppava libera sui libri e la nostra sete di sapere veniva soddisfatta con amore nella scuola. E anche nella chiesa (allora veramente impegnata con i credenti e non solo con loro), e nella famiglia dai nostri genitori, per quanto potevano.
Certo avevamo meno esigenze e questo per noi era un vantaggio che, anche oggi, forse ci dà una mano. Abbiamo conosciuto la fame, la fatica, il dolore, a volte l'umiliazione. Per questo le nostre storie sono tutte in bianco e nero. Mancano del colore. Ma non per questo sono meno belle.
Forse ai tuoi occhi appariranno modeste, perché manca il colore. Ma ti scongiuro, caro ragazzo, di esaminarle con una dose di grande umiltà. Troverai tanti temi per la tua storia che ti auguro la più colorata possibile.
Vedi, ragazzo, il tempo ha valori diversi a seconda dei periodi ed il suo prezzo è stabilito da noi, dalla società che lo misura. Sarà, perciò, di volta in volta "denaro", o merce di nessun pregio. Perciò, devi essere tu a stabilirlo perché tu sei il regista. Quindi devi dettare le regole non subirle.
Ogni tempo ha le sue regole e impone vantaggi o svantaggi. Sta a noi saperlo domare.
L'uomo cammina nel tempo ed il tempo cerca di forgiarlo a suo piacimento. Per governarlo, bisogna imporgli la nostra volontà. La tua volontà.
Certo la cosa non è facile e richiede una elevata dose di carattere e capacità non comuni. Tutte cose che però tu possiedi.
È vero che la società nella quale hai avuto il tuo spazio non è troppo tenera con i giovani (in teoria non lo è mai stata), ma in questo particolare momento è di una violenza inaudita, lo riconosco. Ma anche le tue energie hanno la forza più che sufficiente per poter annullare qualsiasi violenza. Ricordalo!
Questa società ha distrutto i valori del lavoro, della solidarietà, della sofferenza..., della verità, della purezza e dello slancio giovanile. Ha imposto ritmi deleteri che non lasciano spazi alla riflessione. Ha distrutto l'amore dell'uomo per l'uomo. In una parola ha appiattito i sentimenti e generato l'odio. Ma tu non disperare.
Anzi, se sofferente e dolente si fa nella ricerca il tuo affanno, rallegrati: è il segno della ripresa. Tieni duro. Solo così potrai filmare le scene più difficili.
Il respiro lungo della speranza ti indicherà il sentiero della verità. Sarai tu, con le mani della pazienza, ad inerpicarti con sicurezza, per aspri e tortuosi passaggi, fino alla meta. Sii forte e le cime più superbe saranno rese docili dal tuo passo sicuro sulla strada delle certezze. Ma attento, non mollare mai. E quand'anche avessi raggiunto la cima, ricorda: non adagiarti su di essa. La Verità non è ancora tua.
Sulle cime ti attende un'insidia che tesse tele molto più intricate di quelle del ragno e della gramigna. Un'insidia che si chiama superbia. Quando crederai di essere arrivato e di possedere la certezza, immancabilmente te la sentirai addosso come un vestito fatto su misura. Si farà preferire a tutti gli altri del tuo guardaroba. Farà di tutto per farti sentire felice, ma soprattutto grande. Ti farà sognare di volare, di camminare sulla testa dei tuoi simili, per renderti ancora più potente e forte fino a farti credere di essere l'unico immortale tra gli uomini. Tu vigila. Non cadere nella trappola. Non farti confondere dal profumo della superbia e della certezza. Esse cercheranno di farti vivere in un mondo dove non percepirai più il dolore... e ti faranno credere di essere eterno e infallibile. Tutto falso. Sei solamente cieco e sordo e perciò non sei in grado né di vedere né di sentire. Usa le tue energie migliori. Medita su storie semplici in bianco e nero. Ricorda. La superbia ti allontana dalla verità e deturpa la tua storia.
Non basta raggiungere la vetta, come vedi, bisogna saperci stare. Un consiglio voglio darti, se lo accetti. Sulla vetta si sta bene solo quando si riesce a rimanere ancorati alle radici dell'umiltà. È cosa non facile, quando si indossa il vestito della "sufficienza", ma è indispensabile per dare alla tua storia quella patina di verità che la rende vera e gradevole a tutti.
Comunque non perderti d'animo. Non lasciare mai posto allo scoraggiamento, nei tuoi pensieri.
Nell'affanno, fai una pausa. Rifletti. Non essere impulsivo. Lascia che il respiro della speranza si faccia ancora più profondo, soprattutto nel dolore. Sono questi i momenti in cui bisogna esercitare la maggiore attenzione. È qui che la ricerca e la costruzione della storia si fa difficile. Certo potrai cadere e farti anche male. Inciampare è possibile e anche facile. Riprendere il cammino arduo e faticoso, ma non è la fine. È solo un incidente nel percorso della traiettoria della nostra esistenza.
Questo è il momento in cui bisogna dare fondo a tutte le nostre energie migliori. "Per aspera ad astra", le cose difficili si raggiungono passando attraverso le difficoltà, dicevano i romani. Costruisci la tua storia, giorno per giorno, con lo sguardo sempre teso alla meta.
Vedi la cima di quell'albero vicino a te? Ebbene potrebbe starsene tranquilla ed in pace lassù, ma non è così. Un leggero venticello non le dà tregua. Essa è continuamente agitata.
Forse il vento vuole scuotere la sua superbia, il suo modo di guardare "con sufficienza" tutto ciò che le sta sotto. Chissà che il vento non voglia indurre la cima dell'albero a pensare? Forse il vento vuole farle capire che il suo starealto è merito di tutto l'albero, radici comprese, ed anche di tutto ciò che vive e vegeta intorno.
Quanto è complessa la verità, caro ragazzo. Quanto è difficile da raggiungere. Stare in vetta è più faticoso di quanto non si pensi.
A volte, più ci avviciniamo alla verità, più essa si allontana da noi. Dobbiamo essere sempre vigili e attenti. È bene dubitare sempre delle nostre certezze. Potrebbero luccicare solo perché avvolte da una patina di superbia.
Tu capisci che una storia così, anche se colorata e lucente, ha poco valore, anzi nessuno. E allora meglio una storia semplice in bianco e nero. È più vera e più reale.
Caro ragazzo, fa sì che la tua storia sia il più colorata possibile, ma anche la più sana e giusta, la più leale e onesta. E questo, prima di tutto per te, ché sei l'artefice delle scene, e poi per il rispetto al luogo ove operi, e poi ancora per le comparse che insieme a te percorrono l'avventura della vita.
Il mio augurio è che la tua storia possa essere di esempio per i posteri e di sprone per noi, che assieme a te, percorriamo questi spazi che il destino ci ha concessi.



Gli abitatori della nave corsara

Selezionato tra i primi venti al concorso letterario “Terzo Festival delle Arti in Sardegna”, 1994 ; pubblicato dalla Cosarda - gennaio 1996.

-Stupendo, meraviglioso, limpido, calmo, trasparente, salso nel giusto modo...
-Questa vaneggia...Che dici, amica?
-Sto facendo un elenco di aggettivi per costruire un monumento al mare pulito, cara.
-Mare pulito? Ma tu scherzi? È inquinato dappertutto!
-Non esageriamo...Forse tu vieni da lontano...Ma, hai dato un'occhiata in giro? Vedi, qui... se mi riesce di fare il monumento, noi ci salviamo. -Beh, veramente sono appena arrivata. Anzi sono di passaggio, per dire la verità. Ho sostato solo perché ho sentito la tua voce. Non sentivo una voce così squillante da tanto tempo.
-Grazie per il complimento. Mi spiace non potertelo ricambiare: la tua voce è rauca. Scusa la mia crudezza.
-Non preoccuparti. Piuttosto senti una cosa: mi ha incuriosito il fatto che tu voglia costruire un monumento con gli aggettivi.
Mai sentito nulla del genere nella mia vita. Ma come è possibile costruire un monumento con degli aggettivi? Spiegami.
-Un momento, un momento, scusami, cara. Color cobalto, blu marino... Sì, questi vanno proprio bene. Sai, ho avuto tante sofferenze e se non scrivo subito ciò che mi viene in mente lo dimentico.
-Ti ho chiesto come fai a costruire un monumento al mare con soli aggettivi.
-Veramente non ho ancora le idee chiare. Ci devo pensare...
-E allora non ti pare che stai perdendo tempo, ad elencare tutti questi aggettivi, se poi non sai dove metterli?
-Eh no, cara. Io non so bene come riuscirà il monumento, perché non dipende solo da me. Ma per quanto riguarda gli aggettivi, le mie idee sono più che chiare. Me ne servono altri, ma che siano veramente belli, piacevoli, di gradimento taglienti. Devono far colpo, ma soprattutto devono essere veri, sinceri, reali, e non accetto sinonimi perché questi hanno sempre delle sfumature che possono alterare ciò che io intendo creare.
-Forse ti sfugge che per realizzare un progetto occorrono sempre degli strumenti. Il pittore ha bisogno di una tela, di colori, di un pennello; lo scultore di un masso, di uno scalpello, di un martello...
-Lo so. A me servono solo gli aggettivi. Ognuno plasma la materia che gli è più congeniale. Io preferisco la parola. Senza non saprei proprio come costruire il mio monumento, anzi mi è impossibile. Il tuo, è solo un discorso da materialista.
-Senti, qui il materialismo proprio non c'entra. Bisogna essere concreti: nessuno, che io sappia, è mai vissuto di parole. Tu stessa hai bisogno di mettere qualcosa sotto i denti per campare, altrimenti è la fine: morirai.
-Certo che bisogna mangiare per vivere, ma è cosa diversa dal vivere per mangiare. E poi c'è modo e modo di nutrirsi, non ti pare? Si può morire anche a pancia piena, anzi, il più delle volte. Sappi, inoltre che non si vive di solo pane, e chi lo disse aveva le sue buone ragioni.
-Tu potrai portarmi tutte le argomentazioni che vuoi, ma non riuscirai a convincermi. Un monumento così, come intendi costruirlo tu, non si potrà mai realizzare. Secondo me tu vivi nelle nuvole, altro che monumento al mare pulito.
-È proprio vero... Il mondo è pieno di imbecilli. Che strano tipo... Pescoso, pescoso, anzi molto pescoso. Ecco un bell'aggettivo per il mio capolavoro. E secondo te, io vivrei nelle nuvole? Svegliati, svegliati, amica.
-Ma certo, ma certo. E non credi che ti serva anche della sabbia, delle pietre, e fors'anche qualcos'altro?
-Giusto! Hai ragione. Ci vogliono gli aggettivi anche per la sabbia. Devono essere scelti anch'essi. Devono essere piacevoli a pronunziarsi, squillanti, tersi, sani, pieni di vita. Un bel monumento ha bisogno di tanti aggettivi che lo illuminino, che lo facciano risplendere, che lo rivelino da lontano. Deve contenere il bello in sé, deve emanarlo. Deve affascinare lo spettatore.
Deve catturarlo con il potere magico degli aggettivi. Sai, sceglierò per la sabbia: fine e pulita. Già soprattutto pulita. Anzi, sai che ti dico, questi due aggettivi li metterò al superlativo: finissimma e pulitissima. Mi danno l'impressione che riflettano maggiormente la luce. Forse potrei metterli come cornice al mare o meglio come passe-partout. Sì, deciso. Questi due superlativi sono indispensabili. Senza di essi il monumento non si regge. Non è fruibile. Quasi non ha senso.
-Per me sei totalmente pazza! Aggettivi al posto della sabbia? Una spiaggia di aggettivi: ce ne vuole di fantasia. E, visto che ci sei, perché non ci mette anche un po' di verde? Magari verde chiaro, non ti pare? O forse verde cupo?
-È una buona idea. Bene, benissimo. Troviamo gli aggettivi giusti. Lussureggiante, rigoglioso, verdeggiante, fiorito e profumato. Ecco un bel colpo d'occhio da foresta amazzonica! Una cornice stupenda al mio monumento. Mi sta bene. Lo lascio così.
Un ritocco, anche il più piccolo, potrebbe guastare tutto.
-Fantasia la tua. Tutta fantasia. Vuoi fare un monumento e parli di cornice, di passe-partout, per me sei fuori senno, non connetti.
-Scusami, ho un po' le idee confuse. Ora lasciami riepilogare. Limpido, trasparente, calmo, salso, blu, pescoso e per il mare aggiungerei anche cobalto. Per la sabbia, finissima e pulitissima, vanno benone. Lussureggiante, rigoglioso, verdeggiante, fiorito e profumato sono tutti eccellenti per il verde. Sì, vedo già un bel bozzetto. Quasi ci siamo. Che te ne pare? Che ne dici?
-Come tu faccia a vedere un bozzetto proprio non lo capisco.
Sai, comprenderti mi è abbastanza difficile... Ma ti confesso che questo tuo entusiasmo mi dà un senso di benessere fisico. E poi mi incuriosisce questo tuo progetto, anche se non ci credo.
-Bene, allora ho fatto centro. Ora non mi resta che dare ordine all'idea. Un momento, però... scordavo la targa da porre alla base e la scritta. Già, la targa... Ci vuole e dev'essere di materiale incorruttibile. Il monumento è destinato soprattutto alle future generazioni. Altrimenti che razza di opera sarebbe?
Ci vuole qualcosa che duri nel tempo, non un lavoro improvvisato.
-Certo, certo. Puoi farla d'oro, se vuoi, di platino anche. Tanto non spendi nulla!
-Vedo che finalmente sei d'accordo. E per la scritta cosa mi consigli?
-scrivici: al Mare. E sotto la tua firma. In fondo l'opera è frutto della tua genialità, non ti pare?
-Ma allora tu non hai capito un bel niente! Prima di tutto il monumento non è solo al mare, ma al Mare Pulito, che è ben altra cosa. E poi non ad un mare qualsiasi, ma al mio mare: il mare di Sardegna. Ma perché credi che io abbia scelto tutti quegli aggettivi? E poi mettere solo la mia firma non serve a nulla: ci vogliono tante firme. Prime fra tutte le nostre, quelle di tutti i sardi, e poi anche quelle di coloro che verranno ad ammirare il monumento. Devi sapere che, se la cosa riesce secondo i miei intendimenti e gli aggettivi rimangono come io li ho sistemati, saranno centinaia di migliaia i visitatori. E a tutti sarà permesso di apporre la loro firma sul monumento, ma ad una condizione. Che usino solo vernici dai colori tenui che non lascino impronte e non deturpino gli aggettivi, con i quali con tanto amore l'abbiamo costruito. Se riusciamo a far sì che tutti lo rispettino e lo amino, noi avremo l'ammirazione del mondo intero. Ora dobbiamo vigilare attentamente perché nemmeno uno degli aggettivi venga minimamente alterato. Faranno di tutto per portarci via il nostro monumento, ma noi lotteremo contro chiunque osi imbrattarlo. L'abbiamo costruito per godercelo e per farlo godere, ma soprattutto abbiamo l'obbligo di custodirlo intatto per i nostri figli. Ricordalo!
Ricordiamolo tutti!
-Cara, sono qui da un bel pezzo, ora devo andare. Continuerò il mio viaggio di esplorazione in questo mare e non è detto che non ci si incontri ancora. Ciao, pazza cernia che desideri un mare pescoso. Racconterò a tutti la tua storia e parlerò del tuo monumento e dei tuoi castelli in aria. Ciao.
-Ehi, amica. Io per te sarò pazza, ma ricorda che con l'astuzia ed un po' di fortuna riuscirai a sfuggire all'insidioso amo del pescatore. Ma con il mare inquinato non hai scampo né tu, né il pescatore... Spero ritornerai per vedere il mio monumento, sempre che mi riesca di inaugurarlo. Sono certa che allora cambierai opinione. Come pure sono certa che se ti tratterrai nei dintorni la tua voce rauca cambierà di tono e avrà una nota degna dell'ambiente. Ciao, amica cernia e buona fortuna.



Per contattare direttamente l'autore:GABRIELE ORTU

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