Nino Nemo con la poetessa Alda Merini, ospite ai "Venerdì d'autore" del 1998 per l'Associazione Culturale "Amici del Quadrato"
Alla grande poetessa Nino Nemo ha dedicato la seguente lirica:

Felice chi il canto
del poeta ode
dalle labbra vive
aleggiavano
nella silente attesa
del Pizzo illuminato
soavi i tuoi versi:
sussurri di un'anima
tormentata e lieta.
Beato chi il canto
del poeta ode
dalle labbra vive
vibravano cuori
di emozioni accese
verso un mondo sublime
il caos obliando.
E tu, Alda,
con gli occhi
fai fremere l'anima.


NINO NEMO vive a Mottalciata, in provincia di Biella. Può essere considerato una delle più significative voci della poesia contemporanea. Il suo successo è sottolineato dai numerosi premi letterari ottenuti nella sua significativa carriera poetica.
Fra i più importanti si registrano: "Premio Editoriale Letterario Poesia" Ragusa, 1990 - Premio Internazionale Biennale del Gran Sasso, Roma, 1992 - Prix Gran Trophèe Ville de Nice, 1993 - Trofeo assoluto San Marco Città di Venezia, 1994 - Premio biennale della Lombardia, Cremona, 1995 - Premio Internazionale golfo di Napoli, 1996 - Trofeo Assoluto Delfino d'Argento, Anzio (RM), 1997 - Premio Nazionale Trofeo Luigi Capuana, Roma, 1998 - Gran Premio d'Arte Carrara Hallstahammar, 1999 - Premio Internazionale La lizza d'Oro, 2000 - Premio Accademia degli Artisti, Roma, 2001 - Ha pubblicato i seguenti libri: Senza frontiere, Patemi, Graeca, Soffio d'eco, Un amico, Acqua di luna, Caboclo, Estasi e nemesi, Umiliati, Una luce, Nem nebo cado corebo.

Sulla produzione letteraria di Nino Nemo hanno scritto:
R. Bailini: è poesia, ricca di naturalezza e di autenticità, è poesia di cielo, di terra e di mare, di sentimento individuale e cosmico. Nei suoi versi si nota la ricchezza dei sentimenti da cui scaturisce la sua poetica, la quale sgorga con spontanea freschezza a nobilità di accenti, soffusi di accorata malinconia.


Guido Bava: il poeta che vive nell'ombra il suo desiderio di luce, il poeta che dalle delusioni riece a trarre pensieri d'amore e, dal vento che bisbiglia tra le foglie, cori d'angeli, un autore di poesia vera in un mondo di gente che scrive versi.


E. Bogazzi: una dinamica visione dell'essere, colta nel divenire di situazioni emozionali, permea il metodo espressivo dell'artista, sintetizzando e rispecchiando condizioni che affermano la validità suprema del gesto, quale fonte d'ispirazione dell'analisi introspettiva. Attento osservatore sa interpretare i significati e le vibrazioni nelle loro valenze più sottili, in un composito linguaggio, ricco d'intuizioni, dove l'oggettività sensibile si trasfonde in incisivo lirismo.


S. Demarchi: da una realtà spesso deludente Nemo sa produrre, per la mediazione dell'arte, una poesia che infonde un pacato senso di speranza.


R. Iurescia: poesie che si insinuano in dolci assonanze ed in musicali e sonore cadenze, vagheggiano orizzonti serenied archi di luce a creare a volte speranze e a volte illusioni. Nemo coglie sempre l'essenzialità di una realtà che trascende la concretezza presente e si immerge nel cielo per naufragare nel mare dell'infinito, come afferma il grande Leopardi.




PASSIONE GRANATA

Lieta va la mente, con i ricordi,
agli anni sacri del Grandissimo
quando soavi volavano i Granata,
eroi, nell'immaginario del mondo.

Ed erano il sogno di ogni bimbo,
gli ideali di veri leali sportivi
nello spettacolo sempre emozionante
delle stagioni alla curva Filadelfia.

Con foga si alzavano gli ALÈ, con amore,
come un vero trionfale inno nazionale,
superando confini animosi del cuore
per gli undici ragazzi: gli Invincibili.


UMANITA'

Un po' d'acqua
e nel deserto
spuntano palme;
un po' d'acqua
con l'arenaria
il Genio e il lavoro

e l'uomo eleva un inno
alla grandezza dell'eterno.

Risuonano canti sacri,
umili, tra pareti intarsiate
e l'Umanità
nella pace dell'anima
si esalta
nella solidarietà.


BARBE

Solo un tempo
dietro grigie barbe
profumo di saggezza.

Sprizzano gli occhi
repressi desideri
di animi protervi,
democratici finti,
ambigue superiorità
di nulli egocentrici,
insinceri e saccenti
come serpi in carriera
d'applausi bramosi.

Calate il sipario
su peli fumosi d'oggi
paludateli di ghiaccio!


TELETRIBUNO

Arringhi, accusi, prometti,
sorridi, lusinghi: una saga.
Evanescenti parole
si spandon come fumo
nelle teste arrugginite,
assopite, intonite.
Baldanza e protervia
di sicuro conduttore,
generale di graffiti e croci.

Falso, ipocrita, bugiardo
con quel volto di latta
impotente idolo
onnivaghe scuse
anche tu balbetti
in labile difesa.

Inconsistente Tribuno
con slogans da trivio
nella foresta umana
umilii il pensar libero.
Patetico! Anche la gente.
Annoiata telefolla.


IO SONO

(tratto da: Senza frontiere - Cultura Duemila Edizioni)

Io, io sono,
sono quello che voi
non conoscete ancora;

io vado per il mondo
frugando per le strade
cercando fra i sassi
le briciole di pane:
i resti dell'amore.

Io sono,
sono quello che mai
resterà un'ora fermo;

nemmeno con la mente
ritornerò indietro;
non verserò lacrime
su un giorno del passato:

non voglio quei ricordi.

Io sono,
sono Nemo che poi
se ne starà lontano

in mezzo alla gente
che non ha mai fortuna
e senza lamentarsi
vive sempre con poco

chiedendo ancora: perdono.


CONTRO

Non vi seguiremo
nelle vostre follie
retoriche.

Non acclameranno
le mani deluse
stolte promessa
per un futuro edenico,
quando anche oggi,
voraci salamandre,
pontificando
vi saziate
delle fatiche del popolo,
neri persuasori ipocriti.

Non vi seguiremo
tra maceria di case,
le nostre.

Vi affosseranno
con le tegole vere
della rabbia infernale
gli ingenui umiliati,
continuamente sfruttati,
falsamente blanditi.

Come schiavi ribelli
urlanti a quel Dio
che voi gettate a bandiera
spargeranno fumo
nei labirinti di mare
per spingervi negli abissi
con la bocca piena nei sabba tombale
di arraffati privilegi.


LODE H. C.

Non elevo un verso
per questi potenti,
papi, sovrani non canto
neé furbi regnanti
eletti con promesse
di probi rappresentanti;
né i tromboni oranti
i vispi saltimbanchi
di piazze plaudenti.

Lancio un piccolo pensiero
inetto per schiavi illusi
da fatue lusinghe
nelle ore più disperate;
quell'Uomo canto
che per monumento
dispersa nel vento
una fossa ignota
avrà nella sabbia.

Canto chi di tormento solo ha il destino.
Ai dimenticati poveracci
eterna lode H. C.


DIO

Chiuderà un giorno
dei templi i portoni di bronzo
buttando fuori il clero,
col bastone, nel mondo vero
per toccar con mano
la realtà dei fedeli
lavoratori di ogni turno.

Camminando e sudando
dietro pale e trattori
tra aspe, carde, acidi,
salendo scale di ponteggi
sdraiati sui tetti,
acquattanti nelle fogne,
con le gru volteggiando,

ripetendo gesti usuali
da schiavi civili e moderni,
per decenni tra stress e tentazioni,
indirizziti nelle tempeste,
su barche puzzolenti, notturne,
riempiendo i forni, impareran
anche a pescare i cardinali.

Lo stanco popolo di Dio
nella tiepida luce soffusa
dei vetri di Boemia
sereno salmodiando
estasiato davanti ai Santi
riposando nei Palazzi
Sacri, salirà al Dio.


UNA PAUSA

Conoscerò il trionfo
dell'umiliazione,
elencherò i tesori
che mai ottenni
ed ai piedi della vita
poserò l'ardore
di un canto sincero
nella lotta onesta
per occhi amici.

Datemi solo un'ora
di pace, una pausa,
per scolpire nella mente
almeno il sogno d'esistere.


UNE PAUSE

Je connaîtrais le triomphe
de l'humiliation,
je ferais la liste des trésors
que jamais j'obtins
et aux pieds de la vie
je poserai l'ardeur
d'un chant sincère
dans la lutte honnête
pour deux yeux amis.

Donnez-moi seulement une heure
de paix, une pause,
pour sculpter dans l'esprit
au moins le songe d'exister.

(Versi di Nino Nemo, tradotti da M-Christine Fournier) Primo premio internazionale di Poesia XXXV Edizione “Streghetta”

IL POETA

Il poeta come una roccia ha i suoi lidi
e se vaga, anima in pena,
nel tormento dei suoi sogni
batte strade solitarie, sconosciute, incomprese.

Nel suo passo trova
sempre monti da scalare
e per guida pene immense
nell'arido deserto
della folla.

Il poeta
ha un grande desiderio,
un amore dentro immenso
che abbraccia l'universo.
Pochi sanno capire
il tormento di una pace.

Questo mondo, questa vita
un'eterna girandola di speranza
che s'allontana,
si fa sfiorare:
illusione che di poco
una vita incrementa
per rigettare l'anima in pena,
sanguinante,
tra bui recessi a spiare
segreti amori proibiti
di Dei vaganti.

Luce tremula irrora
bellezza d'amore.
Dov'è la strada?
Baratri aperti e nulla.

Il poeta dentro
d'amore ha il mondo
suo:
sentimenti immensi
librati nell'azzurro
come albatros
destinati alle tempeste.


ISRAEL

Sul Golgota posso sognare
per forse raccogliere
l'ultima goccia di sangue
vagante tra questi ulivi
e la pioggia purificante;

tra le mura sacre, per tanti,
scrutare giovani intensi occhi
luccicanti nella speranza
per lo sfolgorante giorno
lontano dalle ire umane.

Ho sfiorato le pietre secolari
dove passi lievi, senza tempo,
han seminato la legge dell'amore
per ogni anima, su tutta la terra:
i deboli, i deboli, i deboli...


MESSAGGIO

Invierò un messaggio
con sigle in ogni lingua
inventando geroglifici
infiorandoli come bonsai;
tanti SOS telegrafici
arabeschi o cuneiformi,
segnali, con specchi di fumo,
radio, telex, via Internet;
userò ponti satellitari
incrociando stoiche fantasie
e resterò nell'attesa.

Dal profondo vuoto
del galattico mondo
alla chiamata di speranza
verrà una risposta?

Automatico il centralino:
per la direzione premi uno
segreteria particolare due
informazioni universali tre.
Uno, il numero uno, prego!
Waiting, please; all'audio
la danza delle ore: la vita.
Appagandomi di fede usuale
in un sacro intimo silenzio
laicamente religioso
la linea vitale cade.

È sconosciuto l'utente
sull'elenco non c'è.


IO CI SARÒ

Dove l'albero del tempo
dischiuderà le sue stagioni

e quando tavole di speranza
sgorgheranno splendenti
negli oscuri vuoti del cosmo
per l'ultimo disperato convivio

e mentre sorrisi severi
frantumeranno esaltate
anime o abbandonate anche
nell'indesiderato passo,

se nessuno mi avrà soffocato
con il nodo che mi attanaglia
da sempre, lento, la vita
immersa nelle amarezze
d'una dannazione destinata,

io ci sarò nello spirito mio
a gridare tutta la rabbia
che mi ha fatto compagnia
nella miserabile esistenza
bollata come grande dono:

la giusta rabbia sputerò
dal balcone dell'universo.


I WILL BE

Where the tree of time
will open its seasons

and when tables of hope
will spout out shining
in the dark emptiness of the Cosmos
for the last despaired banquet

and while austere smiles
will break down
exalted souls event abandoned
in the unwished step,

if nobody will suffocate me
with the knot slowly tightening me
since ever, the life dip
into the bitterness
of a predestined damnation,

I will be in my spirit
and I will shout all the rage
which accompanied me
in the miserable existence
marked as a great gift:

the right range I will spit
from the balcony of the universe.


YO ESTARÉ

Donde el àrbol del tiempo
abra sus estaciones

y cuando mesas de esperanza
broten esplendorosas
en el oscuro vacìo del universo
para la ùltima desesperada cena

y mientras sourisas severas
partan exaltadas
almas o abandonadas también
en el paso indeseado,

si nadie me hubiese asfixiado
con el nudo que me atenaza
desde siempre, despacio, la vida
sumergida en las amarguras
de una condena destinada,

yo estaré en el espiritu mio
para gridar toda la rabia
que me acompanò
en la miserable ezistencia
sellada come gran don :

la justa rabia escupiré
desde el balcòn del universo.


MOI J'Y SERAI

Où l'arbre du temps
épanouira ses saisons

et quand les planches de l'espoir
jailliront resplendissantes
dans les dives obscurs du cosmos
pour le dernier désespéré festin

alors que des sourires sévères
briseront les âmes exaltées
ou bien aussi abandonnées
dans l'indésiré passage,

si personne ne m'aura suffoqué
avec le noeud qui me tenaille
de tout temps, lent, la vie
immergée dans les amertumes
d'une damnation destinée,

dan mon esprit moi j'y serai
à crier toute la colère
qui n'a fait compagnie
dans la misérable existence
marquée comme un grand don :

la juste rage je cracherai
du balcon de l'univers.


UMILIATI

(tratta da: Nem nebo cado corebo - Edizioni Helicon)

Calano su speranze
di onesta giustizia
lentezze quelle antiche,
illusione di popolo,
sui grandi misfatti
tanto sbattuti senza veli
sulle pagine per anni.

Poi conflitti cavillosi
forse quasi concertati.
Burocraticamente soverchia
silenzio tragico sempre
l'evidente crimine
dichiarato inesistente
con testi spudorati.

Indifesi, sono puniti
solo i ladri di poli;
a svernare con onori
sono mandati sul sudore
dei lavoratori tartassati
i trafficanti di miliardi
beffando gli onesti umiliati.


BORIOSA FEDE

(tratta da: Nem nebo cado corebo - Edizioni Helicon)

Il rombo più potente
di un motore
fa sognare d'ammirazione
gli occhi della gente;

nella testa
c'è vuoto
di vero sentimento:
umano vibrante calore.

Quell'Amore
cercato fermamente
è sparito nei sogni
sotterrato al mattino

nascosto
nel cinismo
dell'indifferenza
d'una pioggia di sabbia.

Calcolo
cupidigia
disprezzo
falsità
ipocrisia.

Tutto quello che
di poco cristiano
il mondo partorisce
è realtà triste:
boriosa fede.

Vita di valori
che svuotano l'anima,
ideali marci
in embrione,
terrestre paradiso d'utopia sociale.

Il canto dei fiori
nella titillante brezza
l'Uomo sublima
oltre gli spazi planetari.


FIRENZE

(tratta da: Umiliati - Penna d'Autore)

Quel ponte
ricco e prezioso,
mercato fastoso,
al turista incantato
nella mente smarrita
incide la storia.

Generali e poeti,
papi, re, mercati
con gran sussiego
tra gente festosa
sull'Arno silente
sono passati a turno.

Confidano le onde
all'arco amante
i segreti di miserie
di fatiche e dolori
di morti, di pianti:
le gioie della vita.

Consumati dal tempo
si elevano in gloria
inutili monumenti,
le splendide pietre,
tante, come le anime
che passarono oranti.


Per contattare l'autore: NINO NEMO - Via Alciati, 85 - 13100 Mottalciata (BI) - Tel.: 333 93 93 829

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