Sonia Nebulosi nasce a Torino il 9 dicembre 1988, si laurea a pieni voti in Psicologia e svolge diverse attività nel campo sociale. Insieme alla sua prima figlia nasce il suo primo libro “Ti voglio più bene di ieri ma meno di domani”, edito da Rossini, grazie al quale scopre che scrivere è un modo per liberare la propria creatività. Nel 2019 diventa mamma per la seconda volta e non smette di scrivere. Unisce l’esperienza di mamma e la passione per la scrittura curando la pagina Facebook e Instagram Mamme di Penna insieme all’artista e illustratrice Giulia Zilioli.
Scopre il mondo dei concorsi letterari e rientra tra gli autori vincitori del Premio Letterario Nazionale Paninabella con il suo racconto Chiave di Sol inserito nell’antologia “C’è sempre una chiave”, e viene pubblicato il suo racconto La quarantena trasforma tutto quanto, anche la casa nell’antologia “Andrà tutto bene”, edito dall’associazione culturale Il cuscino di stelle.

Per Carta e Penna ha scelto:

I miei pensieri sono soltanto miei

Il vetro della porta-finestra mi separa dal mondo esterno. Un mondo dipinto con colori caldi che rende questo periodo dell’anno il mio preferito.
C’è un albero grandissimo nel giardino qui di fronte. Sembra essersi vestito per una festa: con disinvoltura ed eleganza mostra le sue foglie dai colori mozzafiato. Il rosso prevale sul giallo e sull’arancione.
Abbasso lo sguardo e vedo l’erba: è verde smeraldo, il contrasto di tonalità è bellissimo.
Le foglie che cadono dai rami dell’albero si appoggiano delicatamente sull’erba, dopo aver danzato a passo lento nell’aria. Il risultato è un tappeto rosso ai piedi di quel fusto regale.
Vorrei essere la sua regina. Vorrei sapere che sensazione si prova a toccare quel tappeto a piedi nudi.
Un bambino interrompe i miei pensieri: corre, salta, pesta le foglie, le prende in mano e le lancia in aria facendole piovere sul suo berretto blu. Mentre alza la testa per guardare le foglie cadere, incrocia il mio sguardo. Mi sorride e mi saluta con la mano.
Vorrei ricambiare il sorriso e il saluto, ma non posso. Ci provo, ma il risultato è una smorfia e un movimento del braccio che non assomiglia a un vero saluto.
Vorrei urlare e dirgli: “Hey, tu! Bimbo! Aspettami, ti raggiungo. Parcheggio la carrozza e arrivo. Così giochiamo, tu lanci in aria le foglie e io le aspetto cadere sulla mia faccia, così mi fanno il solletico sulle guance e io rido. Mi piace ridere! Mi piacciono i bambini. Io mi chiamo Adele, tu chi sei?”
Invece tutto questo non succede. Nessuna parola esce dalla mia bocca se non un suono che assomiglia a un “ciao”. Il bambino si stufa di salutarmi e torna a correre sul tappeto rosso, mentre suo nonno fuma una sigaretta.
Penso che non si dovrebbe fumare vicino ai bambini. Non si dovrebbe fumare affatto, probabilmente. Se uno sceglie di non prendersi cura dei propri polmoni non significa che un bambino debba subire questa scelta e rimetterci. I bambini vanno preservati, sempre.
Da quando sono nata le persone intorno a me hanno fatto il possibile per proteggermi. La mia salute è stata messa sempre al primo posto, senza con questo impedirmi di fare quelle cose che mi facevano gioire. Ho scoperto che la gioia non aiuta solo a vivere meglio. A volte aiuta a vivere proprio! Il risultato del modo in cui la mia famiglia ha scelto di accudirmi è che, a differenza di quanto detto dai medici alla mia nascita (secondo i quali non avrei festeggiato il mio terzo compleanno), ho sedici anni e sono viva.
Certo, non ho l’aspetto di altre ragazze della mia età, non posso comunicare come vorrei, né camminare in autonomia. Necessito sempre di qualcuno che faccia le cose al posto mio.
Ma i miei pensieri e le mie emozioni nessuno li pensa e le prova al poso mio. Quelli sono soltanto miei, appartengono solo a me stessa.
Avrei così tante cose da dire… è che proprio le parole non escono. Però mi faccio capire: con suoni, gesti, espressioni del viso. Mamma mi capisce al volo, ma la mamma è la mamma, si sa. Papà è il mio principe azzurro e io sono da sempre la principessa di casa: tutti si preoccupano per me, cercano di farmi stare bene, mi coccolano, si prendono cura del mio aspetto, della mia salute, del mio comfort. Giro anche su una carrozza niente male, senza cavalli, ma che importa.
Ho una sorella e due fratelli, tutti più grandi di me. Adesso non vivono più a casa con noi, sono grandi e hanno la loro vita, ma quando vengono a casa a trovarci portano sempre un dono per me. Questo mi fa sentire importante e amata.
Quando mamma e papà vanno a lavorare Letizia pensa a me. È la mia tata da quand’ero bambina, non ha mai smesso di accudirmi. Lei mi lava, mi cambia, mi veste, mi prepara da mangiare, mi porta al parco all’aria aperta, mi mette i film e la musica che mi piacciono.
La cosa che preferisco, però, è quando mi legge i libri. Mi piace tanto ascoltare, è come vedere un film, ma con la TV spenta. E questo mi fa sognare, immaginare, desiderare.
La prossima volta che nasco, se capiterà mai, sarò una scrittrice e farò sognare a mia volta le persone con le mie parole. Oppure farò la cantante e girerò il mondo in tournée.
Ecco di nuovo qualcosa che interrompe i miei pensieri. Sento il rumore della chiave nella toppa della porta di casa. È arrivata Letizia.
Faccio retromarcia con la mia carrozza, mamma mi viene incontro e mi stampa un bacio con lo schiocco sulla guancia. Io rispondo a modo mio con un bacio, che sembra più una leccatina, ma di più non riesco a fare.
Per fortuna a mamma i miei baci piacciono così: umidicci, ma unici.
Come me.


Il carico mentale delle mamme

Per quanto bravo, un bambino piccolo richiede molte energie.
Se poi i bambini in casa sono due le energie vanno raddoppiate e si arriva a fine giornata che si è davvero stanchi.
Un bambino piccolo ha bisogno di te sempre, per qualsiasi cosa.
Soprattutto se tu sei la mamma.
Tu lo nutri, tu lo calmi, tu lo culli, tu gli cambi il pannolino, tu giochi con lui, tu lo lavi, tu lo vesti, tu ti assicuri che stia sempre bene, tu controlli se ha caldo o se ha freddo, tu gli dai le vitamine, tu lo porti a fare il vaccino, tu ti procuri il necessario nel caso dovesse star poco bene, tu prevedi eventuali disagi che potrebbe provare se stravolgi le sue abitudini. Tu sei la sua mamma.
Tutto questo è meraviglioso.
Tutto questo è estenuante.
Tutto questo è a tratti soffocante.
Dopo una giornata faticosa finalmente era arrivato il momento di andare a letto.
Di solito Sabrina fa l'ultima poppata verso le dieci di sera, si addormenta mangiando con la faccia spiaccicata sul mio petto e riesco a metterla in culla senza che si svegli.
A quel punto posso finalmente sdraiarmi sul mio bel materasso memory. Per fortuna lui si ricorda di me! Io, invece, quando a fine giornata mi metto sotto le coperte non so più bene chi sono.
Quello che so è che necessito di dormire e di ricaricare le pile. E so anche di avere una famiglia stupenda di cui sono grata.
Quando mio marito è di turno al lavoro, una volta che le bimbe si addormentano, la sera è l'unico momento della giornata in cui resto sola con me stessa, con i miei pensieri (che non si fermano mai). È anche il momento in cui sono più stanca, ma mi rifiuto di andare subito a dormire, perché mi sembrerebbe di perdere l'unica occasione per dedicarmi a me stessa. Di solito me ne sto sul divano a guardare qualcosa di poco impegnativo in TV, perché la concentrazione a quel punto scarseggia.
Se mio marito non è di turno, invece, la sera è comunque l'unico momento in cui io e lui siamo soli. Questo vuol dire due cose: io posso finalmente concludere una frase senza essere interrotta mille volte; mentre lui, essendo stanco, ha una buona scusa da usare per non ascoltare a fondo (e quindi non ricordare) quello che gli dico.
È anche uno di quei momenti in cui può starsene sul divano senza pensare a niente.
Ma come cavolo fanno gli uomini a non pensare a niente? Cioè, dai, è impossibile!
Io se resto in silenzio e provo a non pensare a niente, come minimo penso a come si faccia a non pensare a come fare a non pensare a nulla. È faticoso leggere questa frase, figuriamoci pensarla! Il mio cervello è attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, come il servizio clienti Vodafone.
I miei pensieri non si fermano mai. Nemmeno mentre guardo un film riesco a non pensare. Ogni tanto, infatti, mi perdo qualche battuta o qualche scena, perché, come dice mio marito, la mia testa funziona come una pagina internet in cui si aprono link e popup che catturano la mia attenzione e mi rimandano ad altri pensieri.
È evidente che tutto questo pensare è estenuante.
Tornando alla routine di Sabrina nell'addormentarsi la sera, una cosa importante che ho imparato dalla mia prima figlia Serena, è che ogni abitudine buona o cattiva che sia, è soltanto provvisoria.
Quella sera, infatti, le cose sono andate diversamente. Già durante la giornata Sabrina era irrequieta e, sopraggiunta la sera, momento in cui avremmo potuto staccare il cervello o metterlo per lo meno in standby, lei sembrava più attiva che mai.
Aveva dormito a lungo nel tardo pomeriggio sballando così i suoi soliti ritmi.
Dopo averla intrattenuta un po', le mie palpebre iniziavano a calare lentamente: era arrivato il momento di andare a dormire e arrestare il sistema. Sabrina, però, non sembrava intenzionata a fare la nanna.
Mio marito si è offerto volontario per tenere la culla vicino al suo lato del letto, così che io potessi dormire tranquilla. Ha sistemato la culla, si è sdraiato, ha spento la luce e arrivederci e grazie.
Alt!
Gli ho subito detto: "Ma come, la lasci lì sveglia nella culla e ti metti a dormire come se nulla fosse?"
Lui: "Sì, cosa dovrei fare?"
Io: "Aspettare che si addormenti. Io non riesco a dormire se so che lei è sveglia. Ma tu come fai?"
Insomma, sono riuscita a trovare qualcosa a cui pensare anche quando avrei potuto dormire. Il fatto è che per me è impossibile non pensare costantemente alle mie bimbe. Proprio non ce la faccio a dormire tranquilla se prima non mi assicuro che loro stiano dormendo.
Questo continuo pensare e ripensare, questa costante attenzione a tutto e tutti, questa impossibilità di staccarmi mentalmente da Sabrina, che dipende totalmente da me, e da sua sorella, che è in piena fase di mammite acuta... Tutto questo contribuisce ad aumentare la mole del mio carico mentale.
Urlo: "Tu non capisci! È il carico mentale che mi distrugge!"
Lui sorride.
"Cosa c’è da sorridere? Così mi fai innervosire ancora di più! Ho bisogno di sfogarmi e sembra che tu non mi prenda sul serio!"
"Ma no, sorrido perché mi fai tenerezza."
Tenerezza? No, questo non lo tollero proprio.
Stanca e scocciata vado in bagno. Mi guardo allo specchio e vedo la mia faccia segnata da una fatica fisica e mentale che mi sembra non essere compresa dall'esterno.
Sono senza trucco, mi infilo la prima cosa che trovo sullo sgabello in camera, quello dove accumulo i vestiti usati, che gira e rigira sono sempre gli stessi.
Prendo il carrellino della spesa a quadrettoni, tipico delle nonnine che vanno al mercato, che dà un colpo di grazia alla mia immagine.
Vado in cucina, recupero il foglietto con la lista della spesa che ho scritto quella mattina e chiedo al resto della famiglia se c'è qualcosa che vogliono che compri.
"Prosciutto!" esordisce la grande.
Ottimo, vada per il prosciutto stasera. Zero sbattimenti e tutti felici. Alla faccia della nutrizionista che ce l'ha tolto dalla dieta, perché ricco di sale e conservanti.
Sono troppo stressata in questo momento e ho bisogno di conservanti!
Mi infilo le scarpe e la giacca, mi do un'ultima occhiata allo specchio che mi fa giusto sperare di non incontrare nessuno che conosco in giro.
Esco e mi avvio verso il supermercato.
Come cambiano le cose nella vita! Un tempo non sopportavo andare a fare la spesa, adesso è la mia ora d'aria.
Carica del nervosismo accumulato in casa e reduce dalla sfuriata da esaurita, faccio la spesa e vado in cassa. Scelgo quella in cui c'è la cassiera che mi sta simpatica.
Una volta sono andata con la mia figlia più grande a comprare e quando siamo passate da lei in cassa la mia bimba ha fatto uno dei suoi buffi discorsi conquistando la sua simpatia.
"Ciao!" dico io.
"Ciao!" risponde lei. Mi sorride facendomi intendere di avermi riconosciuto.
"Come sta la piccola?"
"Tutto bene! Te la ricordi eh? Ti è rimasta impressa."
"Sì, troppo bella! Poi mi ricordo di te. Sei una mamma così giovane... Quanti anni hai?"
"Trentuno."
"Ah, sembri più giovane."
Pausa.
"Ma poi mi sei rimasta impressa, perché sembri una persona così calma… Mi trasmetti proprio tranquillità. Quanto avrei bisogno di persone come te intorno! Ho a che fare con gente sempre nervosa. Mio marito, poi, non ne parliamo... Ma che lavoro fai?"
"La mamma."
"Ah, avrei detto qualcosa tipo… non so, la pissicologa!"
"Sì, be’, in effetti sono laureata in psicologia, ci hai preso."
"Ah, vedi? Mi sembrava!"
Le sorrido mentre nella mia testa mi rivedo sbraitare contro mio marito parlando di carico mentale e stanchezza.
"Ciao, buona serata!"
"Ciao cara, salutami la piccola!"
Interessante quello che trasmettiamo a chi non ci conosce.
La cassiera non è la prima persona a dirmi che sono sempre sorridente e che trasmetto serenità.
È evidente che nemmeno la signora del terzo piano né il barista sotto casa mi conoscono davvero.


IN PACE

Io la vedo entrare la luce.
Vedo i raggi del sole
farsi spazio tra le nuvole,
insinuarsi,
per irradiare il cielo sopra di me.
E dentro di me.


VITA NUOVA

L’acqua mi scivola addosso
trascinando con sé i pensieri.
Scorre sulle mie imperfezioni
e lava le paure.
Rinfresca le idee,
inonda l’anima.
Scioglie i nodi in gola
e cancella i rimpianti.
Perdona gli sbagli.

Sono libera.


SOLO UN PUNTO

Sono un punto
Piccolo e rotondo
So fare tante cose

Chiudo situazioni
Do spiegazioni
Apro discorsi
e ordino i pensieri

Fermo il tempo
Sospendo le parole
Creo l’attesa…

Pongo domande
Esprimo entusiasmo!
Sono solo un punto?
Punti di vista


METAMORFOSI

La guardo.
Mi guarda.
Scruto il suo viso
senza rughe.
Senza trucco.
Senza inganno.

Osservo il suo corpo:
cambiato, svuotato.
Vedo l’invisibile peso
che la schiaccia.

Quel tempio
fu custode di due vite,
adesso non ha più scuse.
Percepisco che non si piace.

La sensualità si è assopita.
Si cela sotto la pelle secca.
Vorrebbe riappropriarsi di quel corpo
ormai stanco, appesantito.

È arrabbiata,
non si sopporta.
Ha paura,
si sente persa.

Mi svela un segreto:
io sono lei.





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