Eleonora Gyürüs nasce il 20 maggio 1954 a Budapest, in Ungheria, nella terra dei poeti.
Risiede a Verona, dove lavora da oltre trentasei anni per la casa editrice di Arnoldo Mondadori e a lui deve la passione per la lettura. Predilige i canti del Sommo Poeta Giacomo Leopardi e i pensieri del divino filosofo greco Plutarco.
Nel 1971 viene pubblicata la sua prima prosa poetica nella rubrica “E’ nato un poeta”.
Ha partecipato a vari concorsi su invito: al Premio Nazionale Lorenzo Montano e alcune sue poesie sono depositate presso la Biblioteca Civica di Verona.
nel maggio 1999 è giunta in finale al Concorso indetto dall’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma.
a dicembre 2004 Primo premio assoluto per la poesia “Una vita per la cultura”, Palazzo Barberini, Roma
Novembre 2005: Concorso Letterario Internazionale “Prader Willi”- Torino Menzione d’onore per la Sezione Narrativa inedita con i racconti: Le avventure di Arianna, Il libro parlante, La leggenda di Aprilia. Menzione D’onore per la Sezione Silloge poetica inedita: Inno alla libertà.

Nel febbraio 2006 è giunta in finale al Concorso Letterario Nazionale “Città di Aprilia” Pubblicazione antologia: “Il mio fiore”

Scrive per i periodici: - Il giornale del Lazio - Adozioneminori.it
Collabora per il quotidiano: - Latina Oggi

Pubblicazioni:

Poesia: Ricordando Edith, Tremule foglie, Una foto, Aprilia è poesia e Il mio Fiore
Favole: Le avventure di Arianna, Il libro parlante, La leggenda di Aprilia, Al di là del mare
Temi sociali: Guerra o pace? – Appello a Susanna Agnelli.
Recensione del romanzo di Margaret Mazzantini: “Non ti muovere”
Recensione del romanzo di Adriana Brown “L’orto del silenzio”

La dottoressa Anna Iozzino (storico e critico d’arte) ha scritto: La sua ispirazione non è che un attimo che si perpetua, poiché l’amore per la poesia le è entrato nella carne e nell’anima e si è fatto centro di gravità di tutta la sua esistenza. (pubblicato su Il Giornale di Ostia il 7 gennaio 2005) Anna ha letto dentro i miei pensieri, ha sviscerato il mio Io, dalle mie poesie..

La poesia è…
Ascolta, e sentirai una voce melodiosa, sinuosa, che s’infrange e rinasce, che s’inalza e si sprofonda, che riflette nel tuo cuore il canto dei poeti e potrai ritrovare te stesso. E ricorda, ci son cose che devi vederle solo con il cuore, e questo non è facile, ma è la strada che conduce alla poesia.
(Eleonora Gyürüs)

Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto il racconto Al di là del mare e una recensione del romanzo di Margaret Mazantini Non ti muovere.



AL DI LÀ DEL MARE
Storia e magia



I raggi del sole giocavano tra i tulipani e la brezza del mare si divertiva infiltrandosi tra di loro. Loano guardava quei fiori vistosamente colorati che oscillavano mossi dal vento. Loano era attratto dai fiori di tulipano, ma il suo pensiero era lontano da quei luoghi.
Sognava il mare azzurro della Liguria, che si riflette nel cielo tra i bagliori dei raggi di sole.
Amava i colori, i profumi e il clima mite della terra ligure.
Sognava quella terra, da Levante a Ponente lunga e stretta immersa tra la folta vegetazione delle colline e, quando il cielo è intensamente azzurro vedi al di là del mare. Era il sogno anche del padre. Una sera, mentre erano davanti al camino, il padre accese la pipa e si rivolse a Loano: «Siediti figliolo, desidero narrarti una storia che sono certo ti affascinerà.» Loano, che amava ascoltarlo gli si sedette vicino e il padre iniziò il suo lungo racconto. «Devi sapere che nell’entroterra di Loano, seguendo il corso del torrente si raggiunge il borgo di Toriano. E’ una cittadina che conserva case e botteghe medievali, ma sai, il suo vanto sta soprattutto nelle sue grotte con profonde cavità fatte di slarghi e corridoi, in cui l’acqua ha levigato la roccia fino a creare decorazioni fantastiche. Ma la grotta più importante è quella detta della “strega”, perché si dice vi vivesse proprio una strega.» Il figlio chiese: «Padre vi state burlando di me?» «Metti in dubbio la parola di tuo padre? Loano, guardami bene negli occhi e ascoltami, e capirai che io non sto mentendo. Ti dico che è la pura verità.» «Scusatemi, ma io non ho mai visto una strega. La gente dice che sono intriganti e crudeli.» Il padre proseguì. «La gente ha paura di tutto ciò che non conosce e temono le streghe perché amano scoprire i misteri della scienza e si nascondono, e quindi non le conoscono. Ma ti posso assicurare che io ho conosciuto una strega bellissima.» Il figlio incuriosito gli chiese: «Dove l’hai incontrata?» Il padre si alzò e prese dall’armadio una preziosa pergamena e la pose sulla tavola e con l’indice gli indicò il luogo. «Vedi, mi trovavo nelle acque antistanti a Porto Venere, un vero paradiso, vicino all’isola Palmaria e, mentre stavo remando ho scoperto tra le insenature una incantevole grotta, e nell’indefinibile colore del mare, da renderlo quasi irreale mi apparve Loana mentre nuotava nelle limpide acque. Ti ho svelato il mio segreto.» «Loana!» esclamò il figlio. «Si» affermò il padre. « Perché padre mi avete chiamato Loano? Avete amato quella donna?» «Loano, io amerò sempre quella donna bellissima che mi ha fatto sognare per tutta la vita e mi ha donato il figlio più adorabile che possa desiderare un padre. Ora che la guerra è cessata a breve ritorneremo in Liguria per sempre.»

Loano incollerito si rivolse al padre: «Io sarei il figlio di una strega?» «Sei duro più d’un mulo. Le streghe sono solo donne misteriose che amano leggere, studiare, inventare e sperimentare per scoprire i segreti della chimica. Ma alle donne povere tutto ciò non è concesso perché gli uomini le considerano esseri inferiori. Ecco perché si nascondono.» E il padre continuò «Devi ammettere che i nostri tulipani sono i più belli. E’ stata Loana, che mi ha svelato il segreto della coltivazione dei tulipani.» Il figlio chiese: «Avete più rivisto quella donna?» «Qualche volta. Ora, ha bisogno di noi e desidero rivederla. Cercheremo la baia delle “fate”; è grande la Liguria e nella sua bellezza mutevole offre luoghi tranquilli.» «Quando partiremo?» chiese il figlio. «Ho ripreso i contatti con un vecchio amico che ci troverà un lavoro a Lerici. Sembra che il marchese Gaetano stia cercando due esperti giardinieri per trasformare il giardino in un parco. Ci sarà parecchio lavoro. Ho già visto Villa Marigola. Vedrai che meraviglia! E’ affacciata sul golfo dei Poeti e all’interno del giardino c’è un sentiero che porta al Belvedere. Devi solo vederlo per capire quanto è stupendo.» Il figlio taceva e guardava il padre, che gli chiese: «Non sei curioso di conoscere tua madre? Non pensi che ha forgiato in te l’amore per la sua terra, quella che tu sogni, anzi che amiamo?» «Scusa, ma sono un po’ sconvolto ed euforico. Spero che ti arrivi presto la lettera del tuo vecchio amico.» Loano se ne andò a dormire. Ma quella notte sognò una donna bellissima che nuotava nel mare blu cobalto. Passavano i giorni e lavoravano intensamente, ma il padre che era comprensivo, mandò spesso il figlio in città a vendere i tulipani al mercato perché si svagasse. In fin dei conti era un ragazzo ed era giusto che frequentasse e conoscesse altri giovani.
Ma un dì giunse la lettera che confermava il lavoro tanto sperato.
Il padre continuava a lavorare alacremente per poter recidere gli ultimi tulipani, mentre Loano preparava i bauli per porvi gli abiti e la biancheria. Riunì armenti, attrezzature e utensili per il viaggio. Riordinò la piccola casa e pulì la stalla e si recò al mercato per vendere gli ultimi tulipani recisi e tutto ciò che non gli sarebbe servito per il viaggio.

Trascorsero settimane di lavoro faticoso ma finalmente giunse il giorno della partenza.
Tranquillamente intrapresero il lungo viaggio finché giunsero al bivio di un sentiero che li avrebbe poi portati sulla via che giungeva nella terra ligure dove giunsero senza difficoltà dopo un interminabile tragitto. Era l’alba, quando scesero lentamente per il pendio che portava a Lerici, ma si fermarono per ammirare la meraviglia della natura immersa nel silenzio. Guardavano quella terra generosa, dove abbondano fiori che profumano l’aria.
Quando giunsero a Lerici si recarono dall’amico del padre. Remo li accolse come fossero fratelli e non avrebbe voluto lasciarli ripartire e offrì loro una ricca colazione, ma continuarono imperterriti a conversare, rievocando ricordi del passato. Remo li condusse dal marchese che li stava attendendo a Villa Marigola. Ermete salutò e ringraziò l’amico Remo.
Loano camminava vicino al padre e ascoltava il progetto del marchese.
Ma Ermete volle esaminare il terreno circostante la villa e chiese del tempo prima di iniziare i lavori. Il marchese acconsentì e si accomiatarono.

Si recarono nella loro stanza per riposarsi, ma Ermete decise di recarsi da Loana, che felice di rivederlo lo abbracciò e insieme trascorsero ore e ore parlando di Loano perché Loana temeva la reazione del figlio. Ma Ermete le disse: «Non devi preoccuparti per Loano. Gli ho donato tutto il mio amore e capirà che ci siamo separati per proteggerlo dalla guerra e dalla miseria.» Io invece ho un grande dubbio e ti ho portato dieci sacchetti di terra da esaminare e ti pregherei di darmi un suggerimento. Ermete dolcemente le sussurrò: «Ci vediamo domani notte, e le accarezzò il volto.»

Ermete tornò l’indomani e ascoltò i saggi consigli di Loana, ma prima di ritornare alla villa la baciò.

Il mattino seguente Ermete illustrò il suo progetto al Marchese, che acconsentì e lo autorizzò ad acquistare le attrezzature necessarie.

Ermete e Loano iniziarono i lavori e riuscirono a trasformare il giardino di undici ettari in un parco suddiviso in settori e realizzarono un giardino all’italiana, ornato da aiuole, nella parte rivolta a San Terenzo. Crearono una zona suggestiva ricca di sempreverdi, e nella zona più elevata venne realizzato il parco all’inglese. Ermete fu un genio e fece partire un sentiero per giungere al Belvedere, da dove la vista spazia sull’incantevole golfo.

Mise pini e lecci nella zona a bosco e un’area decise di coltivarla a suggestive terrazze con ulivi che scendono armoniose al mare. Il parco venne ultimato e il marchese soddisfatto si congratulò con Ermete e Loano. Ermete decise di svelargli il segreto e lo informò che il merito era anche di Loana che aveva analizzato il terreno.

Il marchese fece organizzare una gran festa per inaugurare il nuovo parco, ma gli invitati rimasero meravigliati dalla bellezza di Loana che portava intrecciati tra i capelli fiori freschi della sua bella Liguria. Il marchese Gaetano indugiò per un istante, poi si avvicinò a Loana e le pose tra le mani un piccolo sacchetto di velluto e la ringraziò per il risultato stupefacente. Al termine della serata si udirono i fuochi d’artificio che illuminarono a giorno il cielo nero come l’ebano. Gli invitati si complimentarono con il marchese, che raggiante li salutava mentre lasciavano la villa.

Il sole splendeva alto nel cielo quando si svegliò Loana, che pensava alle piacevoli ore della bella serata trascorsa, ma all’improvviso si ricordò del sacchetto di velluto che le aveva donato il marchese. Con gran sorpresa constatò che conteneva ben dieci monete d’oro e una piccola pergamena arrotolata. Dopo aver letto più volte l’augurio del conte, Loana corse da Ermete, e abbracciandolo euforica gli porse il sacchetto.

Ermete terminò di leggere il messaggio al figlio e gli chiese: «cosa pensi di fare con la tua ricompensa?» il figlio esterrefatto gli rispose: «Padre non abbiamo sempre desiderato di acquistare un grande appezzamento di terra in Liguria? E… tu hai ritrovato Loana e io…ho ritrovato la mamma.»

Finalmente erano veramente felici, insieme, nella baia delle “fate”, dove potevano vedere al di là del mare.



Romanzo: “Non ti muovere” di Margaret Mazzantini –
(Edito A. Mondadori pag. 295 – 2001) Premio Strega

Parole come pietre tagliate per scavare nel profondo di due esseri, di un uomo e una donna, lentamente è emersa l'infelicità di un uomo che solo con l'amore di una donna povera, sfruttata, usata, che desiderava donare solo amore è riuscita ad infondergli e a trasmettergli quel sentimento che chiamano: “amore”.
Dal romanzo di Margaret Mazzantini traspare l'abilità della scrittrice di sviscerare i pensieri, i sentimenti, le emozioni, le frustrazioni e il dolore di un padre, immedesimandosi nel personaggio di un uomo di nome: Timoteo.
E' un uomo che pensa ma non ha il coraggio di parlare
E' un uomo che soffre ma non sa esternare il suo dolore
E' un uomo che vuole amare ma non sa amare perché non è mai stato amato
E' un uomo dimenticato e sepolto nella sua solitudine quotidiana
E' un uomo che non agisce ma sa distruggere la vita di chi lo ama
E' un uomo disperato che immagina di parlare alla figlia
E' un uomo che ama sua figlia proprio come un padre
E' un uomo che ha le debolezze e gli istinti di un uomo

Leggendo il romanzo scaturisce la carica di umanità travolgente della scrittrice, che ha evidenziato gli aspetti reali ed attuali della nostra società, e senza pietà, ha messo a confronto: la ricchezza e la povertà, la felicità e l'infelicità, l'ipocrisia e la sincerità, l'odio e l'amore.

Ha esaltato il dolore…
E a lui pensavo, guidando verso il mare, verso tua madre. Questa morte senza dolore, a sorpresa, nei mesi successivi mi aveva tormentato più del previsto. Di notte mi ero svegliato, scoprendomi orfano in cucina, tra il frigorifero e il tavolo, non di lui, ma del desiderio di un padre, di una remota possibilità che forse lui conservava e che io per orgoglio avevo sempre ignorato. Il rimpianto si era cristallizzato dentro di me, cupo e silenzioso. Era estate e ancora vegliavo su quello strano sconforto.

Ha esaltato la sofferenza…
Ma già penso a mia madre.
Angela, perché la vita si riduce a così poco? E dov'è la clemenza?
Dov'è il rumore del cuore di mia madre?
Dov'è il rumore di tutti i cuori che ho amato?
Dammi un cesto, figlia mia, il cestino con cui andavi all'asilo.

Ha esaltato la bellezza…
Elsa era così desiderabile, piena di capelli,..

Ha esaltato la superficialità…
Elsa era il gheriglio di ogni legame, scansava la buccia e affondava nella fragilità della polpa. Aveva fatto l'autopsia a tutti i matrimoni che ci circondavano. Grazie a lei, sapevo che i nostri amici erano tutti infelici.

Ha esaltato l'indifferenza… Non siamo programmati per appartenerci, siamo programmati per vivere insieme, per condividere lo stesso bidet.

Ha esaltato la disperazione…
Eccola, Italia, questa è mia figlia, questa è quella che è nata. E tu alza la testa, Angela, fatti vedere, di' ciao alla signora, di' ciao a quella regina. Mi somiglia, vero, Italia? …Non è perfetta, non è speciale, è una come tante. Una a caso nel mondo. Ma è mia figlia, è Angela. E' tutto quello che ho. Guardami, Italia, siediti su questa sedia vuota che ho dentro, e guardami. Davvero sei venuta a riprendermela? Non ti muovere, voglio dirti una cosa. Voglio dirti cosa è stato. Quando tornai indietro e ripresi le orme che avevo lasciato. Non avevo più emozioni, non avevo dolore, non avevo conforto. Ma Angela è stata più forte di me, più forte di te. Voglio dirti cos'è l'odore di un neonato in una casa, è qualcosa di buono che si attacca alle pareti, si attacca dentro. Mi avvicinavo alla sua culla, e restavo lì, accanto a quella testa sudata. Si svegliava e già rideva, si succhiava un piede. Mi guardava fissa con lo sguardo sfondato dei neonati.


Romanzo L' ORTO DEL SILENZIO di Adriana Brown (edito Portaparole)

Leggendo rigo dopo rigo L'orto del silenzio, lentamente, mi ritorna alla memoria il romanzo «Non ti muovere», di Margaret Mazzantini, dove emerge nettamente l'infelicità di Timoteo, provocata dall'ipocrisia, dall'egoismo e dall'indifferenza che lentamente spegne l'amore, ogni speranza, e la vita non ha più senso e rimane solo il silenzio come per Yeusseh.
Yeusseh di Arimatea, era un potente dignitario del Sinedrio, un uomo di cultura ed esperto in finanza, rispettato dai numerosi gruppi politico-tribali, aveva una bella casa, una bella moglie, ma nonostante ciò era un uomo profondamente infelice.
Amava rifugiarsi nella grotta in cui aveva preso l'abitudine di trascorrere la maggior parte della notte si trovava in quell'orto a lui familiare, che gli era rimasto amico per potersi ascoltare, sentire che si apparteneva, che era vivo. Ma ormai non riusciva nemmeno a ricordare quando per lui la vita aveva cominciato a sbiadirsi, accettata ancora, non più vissuta. Scrivere i suoi pensieri gli consentiva di riflettere, di vincere l'oppressione delle ore notturne passate ad inseguire ricordi.
Scrivere lo rasserenava e adesso sentiva che quel diario sarebbe diventato il mezzo per riuscire a capirsi e, forse a cambiare una vita ormai aliena all'uomo che lui era diventato.

Il romanzo di Adriana Brown scritto magistralmente, si svolge sullo scenario di una Palestina senza pace, oppressa dalla dominazione romana, che causava terrore e morte e, la gente d'Israele aveva già perso il primitivo splendore.
I membri del Sinedrio avevano chiuso le porte di bronzo del tempio.
E il popolo affamato, disperato sta cercando Dio!
Yeusseh si fermò a guardare la città che si stava immergendo in un mare d'ombra, miserabile e splendida, arrogante e maledetta, e sentì il cuore dolergli in un presagio, vivo come un dolore fisico, di distruzione, di morte. Si maledì per quel sentimento forte come una colpa e mai come in quel momento sentì di appartenere a quello che aveva creduto di poter rinnegare.
Gerusalemme era un brulicare di complotti, di spie e d'informatori, di falsi messiah ed avventurieri.

E il vento sabbioso e bruciante che spesso soffiava insidioso, improvviso il desiderio di avvolgersi in ampi mantelli, di chiudere le porte al mondo.
«Non scagliamo la prima pietra da vigliacchi per scrollarci con indifferenza la loro sofferenza!
Perché cessi la guerra dobbiamo, tutti, toglierci l'abito dell'egoismo, della ricchezza e del potere.
Saranno inutili i confini, cesseranno di esistere come le guerre e regnerà la pace».


 

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