Anna Maria Frascaroli, scrive da oltre dieci anni, prende spunti dai fatti della vita, li elabora e li trasforma a modo suo. I suoi racconti partono dalla realtà, ma, come se non ci si ritrovasse, se ne allontana seguendo un percorso fantasioso, quasi irreale, che la riconcilia al suo modo di essere: concreta nella vita di ogni giorno, ma amante del sogno.
Da alcuni anni ha abbandonato la città per vivere in un casale tra i boschi delle colline bolognesi e quelli che per i più sono considerati disagi, come i mesi invernali sotto la neve, riscaldare con il camino, o i lunghi spostamenti per fare gli acquisti, sono per lei l’habitat naturale che trascende dalla realtà del fondovalle; è uno stimolo in più che si aggiunge al suo desiderio di scrivere, facilitandole l’entrata in simbiosi con la sua realtà ai margini con la fantasia.
È stata gratificata da alcuni riconoscimenti e pubblicazioni su riviste letterarie, “Inchiostro”, Il Club degli Autori ed altre, un secondo premio nel Concorso Letterario Nazionale 2004 “Scriviamo un libro insieme”, Penna d’Autore Torino, col racconto “Atto finale”, è giunta finalista nel Gran Premio Letterario Europeo “Trofeo Penna d’Autore 2004” col racconto “Testa rossa”, finalista nel “Concorso Letterario Jacques Prévert 2005” con il romanzo “Rosy Valeira”; attualmente ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria nel Gran Premio Letterario Internazionale “Trofeo Penna d’Autore 2005” col romanzo “Prima e dopo l’Aurora”.
Dice di sé di avere da tempo superato la maturità anagrafica, ma non quella psicologica ed è per questo che non ha ancor smesso di sognare e fare progetti per il futuro.
L'immagine di copertina è un'opera di Gian Paolo Spisni.

Prefazione

“Ma poi, quando una storia ha fine?”
Si chiede Marina, protagonista e principale voce narrante, prima ancora che il racconto abbia inizio.
Difficile dare una risposta, soprattutto in una storia come questa in cui le vicende si intrecciano e si accavallano, al pari di onde salgono e discendono cambiando il punto di vista di chi racconta e lasciando il lettore senza certezze.
Dopo le prime pagine si pensa di essere all’interno di un “noir”, ma proseguendo nella lettura si scoprono piani diversi del racconto e ci si trova immersi in un “altrove” difficile da definire; i personaggi perdono i loro contorni netti e diventano ombre.
Il ritmo narrativo è avvincente, per la complessità della storia e per l’ambiguità dei protagonisti che non si possono incasellare nelle banali categorie di “buoni” e “cattivi” perché in ognuno di loro c’è il lato evidente e la zona d’ombra che possiamo solo intuire. Questa regola vale per tutti, nemmeno Danilo – la vittima – è in realtà così innocente!
Lo stile è misurato e convincente, l’autrice non si lascia prendere la mano dalle parole, che gestisce al meglio, con una sobrietà che rende assolutamente credibile un intreccio così originale dove niente è come appare e realtà parallele coesistono.

Anna Rocca


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