Grazia Finocchiaro nata a Messina nel 1946, dal 1968 risiede a Firenze.
Sin dal 1967 ha avvertito la necessità di trasferire i suoi stati d'animo su fogli bianchi, come concreto bisogno di fermare i momenti salienti dell'esistenza, attraverso i quali descrive gioie e malinconie che scaturiscono dal mondo che la circondano, su tematiche d'amore e sul sociale.
Divenuta mamma in giovane età, ha tralasciato per breve periodo la poesia. Nel 1973 arriva il momento culmine per dar vita alle sue emozioni; la poesia diviene compagna assidua, ma dopo stilata viene tenuta segretamente nel cassetto.
Nel 1984 inizia a partecipare a concorsi letterari, conseguendo anche ottime qualificazioni in diversi premi di poesia e narrativa.
Declama la sua poesia in luoghi pubblici e privati, anche a scopo benefico.
Fa parte dei Gruppi Poetici “Scrittori dell'anima” e “Riflessi di Donna”.
Socia della “Società delle Belle Arti – Circolo degli Artisti – Casa di Dante” –Firenze
Socia dell'Associazione Culturale di Paola Lucarini “Sguardo e Sogno”- Firenze
Ultimamente ha conseguito:
1^ Premio al concorso Letterario Internazionale Prader Willi di Torino – con l'Associazione Culturale Carta e Penna.
3^ Premio – Concorso Nazionale “Voce Nuova”, UIMdv - Unione Italiana Mutilati della Voce – Firenze
5^ Premio - M.A.S. – Concorso “Premio Unicentro” – Cantagallo (Prato) -

Segnalazione di Merito - con la poesia “Solidarietà (Venezuela)” Comune di San Gillio – Torino

Le sue poesie e racconti sono inseriti in antologie di autori vari, in siti web.
Il blog di Grazia Finocchiaro
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Il suo primo libro è CRISTALLI DI PAROLE in cui sono inserite anche parte delle poesie composte tra gli anni 1967/2004.

CRISTALLI DI PAROLE di Grazia FINOCCHIARO - ISBN: 978-88-96274-65-1 Prezzo: 12,00 euro

Dalla prefazione di Marzia CAROCCI:
Entrare nel mondo poetico di Grazia Finocchiaro, è come tuffarsi nei colori più cangianti ed intensi della vita.
Dalle righe, scaturiscono fluenti le emozioni, i canti e le immagini che l’ autrice riesce a rendere visive mediante un linguaggio particolarmente descrittivo ed efficace ricco di figure retoriche. Nel verde giardino della sua poesia, sbocceranno così fiori di zagara, si apriranno sogni, danzeranno amori e vi saranno maree, ma troveranno spazio i dolori, gli affetti amati e poi perduti, i ricordi nostalgici d’un tempo che fu e poi non più…
La capacità di rendere la propria introspezione materia visiva, è ciò che Grazia Finocchiaro riesce a comunicare, aprendosi ai lettori in tutta la sua verità, con le angosce, i disagi, le dolcezze, le emozioni e le amarezze di una donna che di vita vive!
Dalla poesia “Mare”:
Mare immenso mare
puoi raccogliere
tutti miei segreti e le parole
che oltre le tue salsedini
ho lasciato…


L’evocare ed affidare al mare, muto elemento di ascolto, testimone di emozioni, di segreti, essere in simbiosi con la maestosità e l’impetuosità dell’acqua e affidarsi ciecamente confessando le profondità dei propri pensieri, è un viaggio introspettivo, un viaggio interiore che porta alla conoscenza di un “io” a volte soffocato. Il linguaggio è senza interposizioni, è diretto, privo di orpelli e inutili retoriche e banalità ormai obsolete.
Dalla poesia “Intreccio delle ciglia” (eutanasia)
Ho gridato quanto grande era l’urgenza
del continuare quella vita con appena
d’acqua un sorso e di cibo altra sacca
per alleviare l’eterna partenza…

Verso emotivamente forte, che ci parla del senso della vita e dell’impotenza umana di fronte all’evolversi di un processo inarrestabile, quello della morte.
Parole forti, quasi urlate dal senso di smarrimento di chi assiste qualcosa, e non più qualcuno.
Lacrime fra le righe, quando l’essere umano è ostacolato dal giusto e lo sbagliato, quando non vorremmo vedere quei corpi adagiati, immobili, inerti, idratati e nutriti in attesa di un non risveglio.
Un dilemma difficile che la nostra autrice, sensibile e attenta, ha voluto sottolineare con una lirica intensa ed emozionale.
I suoi versi c’invitano a profonde meditazioni, a riflessioni e a domande che spesso non trovano risposta, lasciandoci all’ attenta considerazione dei nostri limiti umani. L’ arte poetica nasce dall’incontro col proprio sé, dove non possiamo mentire, così come fa Grazia Finocchiaro, portando fuori dalla nicchia profonda dell’anima, i dubbi, le difficoltà e le certezze del nostro tempo.
La sua poesia è un viaggio dove tutti ne attingiamo, perché l’esperienza del vivere ci accomuna nell’unico cammino che conosciamo: l’esistenza terrena.
Ciò che la nostra autrice esprime, lo fa con garbo, gentilezza e amabilità, quasi con timore o addirittura la paura di frantumare i propri pensieri così come fossero fragili e delicati cristalli… CRISTALLI DI PAROLE.

Dicono di lei:

Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto:

CHIAMAMI AMORE ANCORA

Chiamami
se ti sorprende la mia indolenza
e dalla mia bocca non sboccia
alcuna parola,
se la forza del vento
mi sospinge lontana
frenami tra le tue braccia,
forse dal tuo pugno
si schiuderà la carezza
che avrà più forza delle mie lacrime

quando fluisce la solita luce
e disarmonica è la musica,
sia il tuo vigore
a scuotere il mio corpo assopito,
da che l'alba indugia il suo canto.

Chiamami
seppur non ho più la cesta per le fragole
se il gelsomino più non infiora
se da dietro la collina
l'oro del sole s'alza un po' sbiadito

chiamami
come più non ho udito...
chiamami Amore, ancora.


COME NEVE

Non avranno più bagliore
gli astri nel cielo
quando l'orrido giorno
seccherà la mia pelle,
spegnerà del cuore
la fiammella,
diverrà gelo nelle pupille,
nessun alito nelle mute parole.

Non apparirà dopo piogge
l'arcobaleno,
non sarà più carezza
dalla mano,
tra le labbra
non sboccerà il sorriso

non più varcherà nella mente
il vissuto di tempi fanciulli.

Nell'incredulità
tutto apparirà sopito,
s'amplierà una quiete
somigliante
al cader della neve.


ASCOLTAVO

Della pioggia
il ticchettio ascoltavo
sulla vetrata
di corallo dipinta.

Con me
tu i capelli accarezzavi
e il cielo ferrigno
grondava.

Del camino
il fuoco cantava
legna antica che ardeva

di caldarroste lo scoppiettio
dell'allegria di sempre
noi ci stordivamo.

Una musica lenta…
su tappeto di lavanda…
tenerezze tra dischiuse labbra.
Andavamo.


RUMORE DEGLI ANNI

Forte il petto ti stringe
mentre pacato ascolti il mare
nella tua mente fluiscono ricordi
e degli anni odi rumore

mentre il vento tra pineta si districa
sorge il mattino
e l'orizzonte nel far giorno rischiara.

Non arrugginire i tuoi frettolosi passi
mi fermerei anch'io,
i ritmi del tuo cuore non scolorire
il palpito mio arginerei.

Ad abbracciarmi non stentare
ascolterò ogni tua malinconia
resteremo ad ammirare
ogni nascita del giorno
con la luce della vita.


DOLCEMENTE

All'approdare del giorno
quando t'accosti
e prendi la mano
sotto il danzare del sole
è armonia tra quiete e alito

scriviamo fiumi di parole
nell'immensità,
s'abbracciano le pupille
possente battito è nel petto.

Emozione irrefrenabile,
leggeri ci accostiamo in volo,
s'allargano i miei capelli al vento
s'apre la tua giacca al cuore.

Senti questo soave suono?
Scorgi il campo di grano
che matura sotto l'astro?

E' messaggio d'amore
che ci unisce senza stupore
che ci prende senza smarrimento
quando l'anima
snudiamo dolcemente.


CASA SUL MARE

E ne risento silenzio di quella casa
da dietro tende
che il vento più non muove,
di salmastro il tetto odorava
quando fanciulli i piedi snudavamo,
ilarità le bianche nuvole sfilacciate,
manicaretti offrivano luce come sole.
Oggi non ha pupille per guardare
casa deserta affacciata sul mare,
occhi chiusi le finestre serrate,
per l'arsura appassiti gerani.
Abbandonata dimora
mesta nuda e muta nella memoria…
tra pareti scorrono rivoli di pianto
fuochi spenti alle bocche d'infanti
al soffitto buie lumiere
pareti che s'incrociano e ne fan vuote stanze.
I flutti sberleffano la battigia
e nel far ritorno dentro al mare
trascinano
il tetto di trascorso infinito.


E LA CAREZZA SI PERDE

Cuore piegato da un amore
dal tempo consunto

di emozioni
adesso spogliato.

La parola non va più a segno,
memoria il tenero gesto,

il corpo di effusioni profuse
nel tempo candido,

non suscita alcun sentire
come udito non percepisce boato.

Anime, lungo il viale, isolate,
i battiti ogni cuore sigilla,

l'attempato sentimento
si disperde.

E'solo aspra parola,
lontano va a smarrirsi la carezza
invano attesa.


GELSOMINI E ARANCI

Mi chiedo se i ricordi si perdono,
come foglie sparse dal vento
vissute nelle vene di forti arbusti,
nelle albe chiare vestite di sole
nei freddi giorni foderate di neve.

Fragranti gelsomini e aranci
da sole mediterraneo conditi,
sguardo agognato alla Cattedrale
l'Ave Maria del mezzodì, suono soave
che si sparge nell'aria come sale.

Immutati ritratti di tempo
gelsomino nelle narici frenato
aranci profumano ancora
mai si asciugano limoni sotto il cielo.

Sul percorso sono io che avanzo
con la veste sciabordata dal vento,
brezza marina in faccia, mi rinnova,
onda che sento è il mio mare che ritrovo.


RUMORE DEGLI ANNI

Forte il petto ti stringe
mentre pacato ascolti il mare
nella tua mente fluiscono ricordi
e degli anni odi rumore

mentre il vento tra pineta si districa
sorge il mattino
e l'orizzonte nel far giorno rischiara.

Non arrugginire i tuoi frettolosi passi
mi fermerei anch'io,
i ritmi del tuo cuore non scolorire
il palpito mio arginerei.

Ad abbracciarmi non stentare
ascolterò ogni tua malinconia,
resteremo ad ammirare ogni nascita
del giorno, con la luce della vita.


L'autrice Grazia Finocchiaro alla cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Prader Willi con la vice presidente, Donatella Garitta.

Per contattare direttamente l'autrice

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