Simonetta Favari, attrice, autrice ed operatrice culturale, si occupa di teatro dal 1982.
Frequenta scuole e laboratori di formazione per attore e recita con alcune importanti compagnie di teatro di ricerca.
Collabora, nel corso degli anni, ad eventi spettacolari diretti da Monica Maimone, Valerio Festi, Marco Baliani, Maurizio Scaparro, JerÔme Savary, Sandro Tranchina, Alfio Scuderi.
Nel 1994 fonda l'Associazione Culturale Eclat per la quale si occupa della promozione di spettacoli scritti ed interpretati da donne.
Nel 1997 scrive per il teatro “Il Pane dell'Acqua, storia di un'anoressia”, monologo in forma di confessione con il quale debutta nel marzo 1998, spettacolo che interpreta e rappresenta in numerosi teatri d'Italia.
Nel 2001 collabora ai testi dello spettacolo di teatro comico “Zia” di e con Marina Senesi.
Scrive poesie, racconti ed attualmente alterna la sua attività artistica a quella redazionale collaborando per un programma televisivo.



Mosaico per Voce Sola e Corpo

Capisco. Respiro pesante.
Una pecora nera non è che una pecora come le altre. Solo con più esperienza.
Respiro affannoso.
Mi chiedo.
Perché la tua duplice vita si sta misurando con la semplice forza?
Non credo agli enigmi risolti a più mani. Neppure cori seminudi saprebbero allineare così perfette le voci.
E se esultano è perché credono ai fantasmi. O a Babbo Natale.
O alle sirene che infrangono i cuori sopra gli scogli dell'anima.
Eppure sono aperte tutte le porte.
Mai senza bruciare le tappe raggiungi il traguardo sperato.
Ora riposo ma svettano penne colorate sopra ai pensieri come funghi in un prato novello.
Grandina.
Cercami.
Se non rispondo insisti.
...”All'ombra di un filo d'erba raccoglievo la mia identità e versavo nella buca scavata il respiro di mille parole”. Riprova.
Non lasciarmi sparire nel tutto pieno del tutto vuoto. Potrei soffrire di vertigini e tu con me.
Sono ricordi ma attraversano come vene il corpo in attesa di una nuova argilla.
“Sei troppo giovane per avere solo ricordi.”
Ci riprovo.
Pesco meglio nel torbido, la trasparenza toglie la sorpresa.
Voglio provare a seguire il tuo consiglio.
Grazie, grazie ancora. Grazie davvero.
Se trovo ancora la forza per ringraziarti vuol dire che non sono del tutto stanca.
Esercizi sopra esercizi inutile dirlo fanno bene alla memoria prima che la bomba esploda lasciando intorno solo odore acre.
Se solo sapessi correre senza pensiero avrei vinto la coppa nella quale ora stai bevendo l'infuso di sale marino e roccia.
Domani riempirò la cartella di pagine scritte quando ero adolescente.
Domani e poi domani.
Domani é un altro giorno. Domani più di oggi, oggi meno di ieri. Domani!
Fallo subito non aspettare domani! Mai fare domani quello che potresti fare oggi!
E oggi é già domani.
Paura del buio, domani é giorno, ieri la notte.
Cercami. Tirami fuori da qui.
Non forzare la porta. Soffia.
Tu sai quali sono i difetti dell'Ossessione? Ripetizione e Tormento.
L'età non conta. Si contano gli anni.
E l'insonnia ti imprigiona.
Non puoi leggere. Né scrivere. Né osservare.
Puoi solo aspettare.
Che un sottile alito di vento nel letto insonne riporti Zagara bianco profumo d'arancio.
Ti cerco instancabile da sempre.
Non chiedermi perché non raggiungo la tua vera natura.
La troverei nel rifugio di un amore in ostaggio macchiato da tracce di pianto.
Come?
Come una sacca d'acqua dimenticata nel deserto.
Come il bosco e l'autostrada.
Impervio l'uno estrema l'altra.
Come l'amore e il suo maestro.
Come la morte e la bambina.
Vuoi salvarmi e mi uccidi aiutandomi.
Eppure dici di amarmi.
Lo ripeti.
Cercami.
Se non mi trovi insisti.
Prova.
Prova ancora.
Ti crederò sempre.
Mi ricordo. Nelle buie sere di gennaio invocavi un dio capace di raggiungere marzo prima del tempo.
Ma adesso non voglio sentire ragioni.
Ho troppo freddo per potermi spogliare dei tuoi perché.
Dubbi assalgono la mia diligenza. E pensare che una volta il disordine dava un senso al bivio in cui sostavo in attesa di una sola risposta.
Il mare troppo calmo é colmo d'inganno.
Insisti.



Madre

Ti ho pensata a lungo quella notte
e per tutto il giorno seguente
e per i giorni che precedettero il tuo ritorno
Si può dire
che per un solo istante
non ti ho pensata
L'istante
in cui mi sono accorta di non poter fermare il mio respiro
di non conoscere i giorni della settimana
di non saper contare fino a dieci
Quando finalmente ti ho riabbracciata
ho visto dalla mia finestra
la neve colare dalla montagna
e ho udito un grande schianto
Era la crosta di ghiaccio
che si rompeva
nel lago del mio cuore



Luce distratta

Frettolosamente
ritirai le lenzuola
prima che l'acquazzone
potesse impedirmi di sostare sul ballatoio
Mi accorsi
che una piccola lucertola
era avvolta
nelle fitte maglie di una reticella dimenticata accanto ai vasi di basilico
La liberai
e la vidi
rapida
raggiungere una pietra ancora calda
Rimarrà nascosta là sotto per tutta la durata del temporale
- pensai -
Ma quando riapparve il sole
lei
distrattamente
lo evitò



Per contattare direttamente l'autrice: Simonetta Favari

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