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Franco Fabiano scrive tanto in prosa quanto in poesia fin dall'età di 12 anni, alternando alla produzione letteraria quella relativa ai propri studi di cinematografia e televisione (soggetti e sceneggiature originali).
Dall'esordio del 1991 ha pubblicato quattro raccolte di liriche, ricevendo lusinghieri giudizi e riconoscimenti; ha inoltre partecipato ad otto volumi di antologia dedicati a poeti contemporanei.
Molteplici sono gli interessi culturali, tra i quali la filosofia, la letteratura antica e moderna, la fotografia, l'archeologia e la millenaria storia delle notevoli distinte civiltà succedutesi lungo le coste del Mar Mediterraneo, oltre alle culture precolombiane del nuovo mondo.
Con l'avvento della fotografia digitale, conformemente all'elaborazione grafica delle immagini, ha sviluppato uno stile tecnico-artistico personale inerente alle attuali forme espressive multimediali, traendo analogamente ispirazione dalla propria dimensione interiore e dalla contemplazione del variegato ambiente circostante. Come parimenti accade per la scrittura.

Sito personale dell'autore: http://franco-fabiano.blogspot.com
Sito Internet: http://www.clubautori.it/franco.fabiano


Il nuovo sito personale dell'autore Franco Fabiano si caratterizza per la varietà dei contenuti, che si propongono ad un pubblico appassionato di lettori con una letteratura principalmente sentita dal cuore.


NOVECENTO LETTERARIO



Partecipazioni ad antologie complessive

"Terzo Millennio" (1997)
"Poeti nel mondo" (1998)
"I riflessi dell'anima" (2001)
"Agenda del poeta" (2001)
"Le Pagine del poeta" (2002)
"Angeli e Poeti" (2006)
"Le Pagine del poeta" (2006)
"Le Pagine del poeta" (2007)

Pubblicazioni di poesia e narrativa

POESIE AL SOLE (1991)

Questa silloge costituisce il lavoro d'esordio letterario. Nella pubblicazione sono presenti alcuni tra i componimenti più significativi risalenti alla giovane età dell'autore. Gli argomenti trattati spaziano con semplicità tra le diverse concezioni individuali, in un aperto raffronto con il proprio mondo interiore, rimarcando – nello specifico – un periodo particolarmente proficuo per la scrittura. Taluni brani, a distanza di anni, risuonano per la naturalezza del portato autobiografico frapposto ad una personalissima cangiante musicalità.

OMBRE DI LUCE (1994)

L'opera racchiude in differenti sezioni (Come antiche ballate, Mari vaganti di note, Cantico di San Francesco ed Il mistero della vita) un excursus poetico sulle tematiche fondamentali dell'esistenza, affrontando considerazioni frutto della contemporaneità della condizione umana. Forme e contenuti mutano in un'insolita alternanza di stili e variazioni, mentre la prevalente linea artistica, emozionale e filosofica induce ciascun lettore ad interrogarsi circa le proprie convinzioni.

ALCHIMIE (1996)

Titolo altamente simbolico ed allusivo di una posizione critica e sferzante nei confronti della vita attuale che, nelle cinque sezioni del volume (Bagliori, Lontananze, Cantici, Reminiscenze e Suites), persegue con determinazione le questioni più complesse delle ragioni che antepongono i propri interessi ad una visione più ampia del comune percorso esistenziale. Composizioni dai toni vagamente crepuscolari si susseguono in una vasta allegoria di caratteri e situazioni.

BLUE THEATRE (1997)

Quest'opera letteraria custodisce brani di rara intensità poetica, i cui versi più volte hanno coinvolto l'animo del lettore, in un interessante diverbio con le asperità della vita e della propria natura umana. I temi proposti e le liriche si fondono in un intricato andirivieni di passioni, sentimenti, stati d'animo cui l'individuo – talvolta totalmente inconsapevole – infelice e turbato si abbandona. Traendo dal proprio vissuto, inoltre, la metrica dell'autore giunge all'apice dell'espressività tipica della tradizione classica.

LETTERE ALLA MADRE – CON ELEGIE E CARMI (2010)

La prosa e la poesia di queste pagine prendono ispirazione da un'esperienza assai dolorosa, nella quale la malattia irrompe gravemente nella quotidianità. Un epistolario rivolto idealmente all'immagine della Madre tratteggia con toni amorevoli e delicati attimi intensi e commossi, mentre i ricordi di un'intera vita rievocano quei sentimenti che ne rendono più autentico il rapporto. La morte rivela nell'angoscia della separazione il consolidarsi del legame filiale oltre ogni tempo conosciuto. Fede e speranza rappresentano, dinanzi alla triste realtà del fato ineludibile, un sostegno essenziale, che trasferisce nella spontaneità del libro una rinnovata creatività.

Per acquistare il libro:
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MONDADORISTORE
LA FELTRINELLI
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LIBRERIA UNIVERSITARIA
SAN PAOLO STORE
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Per i navigatori di Carta e Penna sono stati scelti alcuni testi:

LETTERE ALLA MADRE con Elegie e Carmi


Elegie e Carmi

Dedicazioni alla Madre


ELEGIE


O Madre!

Un'assenza è l'immanente
Segreto, sotteso nei lamenti
Della voce, delle voci
Che turbano, importune,
Tra le raccolte brume,
O Madre!

Melodie cantabili,
Ti giungano le mie parole
Da un oscuro squarcio
Di cielo rannuvolato,
Che s'anima nel tuo nome,
O Madre!



La mano sul cuore

Udito ho ancora
Le parole del silenzio
A notte tarda,
Quando s'innalza
La mano protesa
Sul tuo lungo sonno,
Qual cuore scosso,
Sfuggente il volto
Che più m'accora,
Ora e sempre m'accora.



Languide esistenze

Quando parve effondersi
L'aria greve al mio respiro
Che s'addolcisce,
Come trasognato
Assodarsi scruto la vita
Entro lembi impalpabili
– Ch'io per me bramai! –
Tra quei perduti abbracci
Di languide esistenze
Chiuse nel loro torpore.



CARMI

Ricordi ed abbandoni

Del quotidiano silenzio
greve, triste, sdegnato
quali parole soggiacciono
a rammaricati ricordi
o miserevoli abbandoni
che si rammentano,
fin ad esacerbati inquieti spiriti
che indugiano per altre genti…

Stanco, mi nascono parole
soltanto un poco sussurrate,
talor anch'esse intrise
d'afflizione, finanche
paghe di rimpianto,
nel temuto accoramento
per quanto un tempo
fu vinto e poi perduto.



Di nuovi segni

Sarà un pensiero, un ricordo
il primo enigma postomi
in artifizi, in chiave di nuovi segni
recanti un responso, un cartìglio
od un nobile ed insigne nome,
albore di luna piena, giacché nascente
o morente essa non perde forma,
non muta l'altèra immagine
né materia originaria sperde…



Il dolore della vita

Chiuso ho il dolore contristato
della vita, quand'io medito, rimembro voci,
quand'io odo la voce tua parlarmi,
o Madre, ed il pensiero cogliermi
esule a me stesso, come un fanciullo;
quand'io ne colgo allor il mormorìo
pietoso, il tempo m'arride – forse mordace –
incerto nel suo vago perpetuarsi,
nel vano perpetuarsi della vita,
del sussultante ardimento rabbonìto…



LETTERE ALLA MADRE con Elegie e Carmi di Franco FABIANO - Ed. Montedit, 2010 - Recensione di Fulvio Castellani
Pubblicata sulla rivista Il Salotto degli Autori, n. 36, anno IX, Estate 2011

È assodato che la memoria accompagna, in maniera indelebile, il tragitto esistenziale di ognuno di noi, ed è altrettanto assodato che la figura della madre, in tale contesto, assume il ruolo di assoluta protagonista che non volge mai al tramonto.
Franco Fabiano lo dimostra in maniera esemplare in quest’opera che raccoglie alcune lettere idealmente inviate alla madre e una silloge, comprendente elegie e carmi dedicati al suo volto, alla sua presenza costante anche se ora le sue mani stringono quell’azzurro intenso che l’ha sempre avvolta in vita. C’è un lampeggiare espressivo, sia nelle epistole (che sono altrettante dichiarazioni d’amore e un piccolo-grande compendio di ricordi e di accelerazioni emotive), sia nelle poesie dai toni musicali eleganti e caldi che non evaporano mai, ma che via via si solidificano nel segno della fede e della speranza.
Franco Fabiano sa scuotere la caducità del tempo, dando anche al silenzio e alle assenze una veste non di secondo piano, e riuscendo contemporaneamente a scuotere la realtà con trepidante e struggente armonia. Non sfugge il suo navigare accorto tra le certezze e le difficoltà, fra le trame mute e le ombre, tra l’inaridirsi delle primavere e il subitaneo errare su sentieri tranquilli in un colloquio con la madre che rischiara ogni orizzonte... Sono pagine a dir poco disegnate con acume, con amore, con precisione, con un linguaggio che coniuga alla perfezione ogni sfumatura del pensiero, ogni immagine evocata che risulta, perciò, nitida e incisiva.
Basterebbero, del resto, queste espressioni per renderci conto del traboccante amore che la madre ha lasciato in Franco Fabiano: “Le tue parole restano, i gesti impalpabili mi rassicurano, autorevoli dinanzi al livore che, talvolta, ci domina in quanto uomini, in quanto inermi creature alla mercé di un fato tristemente inesorabile”. Una prova, questa, che non fa che avvalorare quanto già messo in luce nelle precedenti sue opere letterarie (“Poesie al sole”, “Ombre di luce”, “Alchimie” e “Blue Theatre”) e che approfondisce il suo discorso in chiave moderna con elementi che rimandano anche ai suoi diversi interessi culturali.





COMPONIMENTI INEDITI 2004 - 2007

Sensazione

Quel ch'è affezione
in sì chiave di gaudio,
or pregno d'onore
fieramente mi pervade.

Quand'anche sgomenti
com'ombre indugiano i cuori,
assurge a voce insigne
una parvenza silenziosa.

Quest'ignari giorni grevi
vibranti di parole e sensi,
nel lieve murmure d'un'eco
l'intrisa verità preludono.

Dicembre 2004



Incanto

Hai volto regale, creatura angelicata,
ebbra di grazia negli occhi
frementi di brividi, di velati
sospiri, giacché ti duoli e gioisci
sul limitare di ogni giorno.

Hai mani ardenti, diafana figura
di levità, quando si donano
a codeste mani che le ricevono,
con quale malioso ardimento
avvinte in un intrepido bearsi!

2007



L'angelo

Quest'angelo che s'inombra
candide ali dispiega
nell'ora sacra, orante pietoso
si cela, greve di muti travagli,
di remoti abbandoni
t'ascolta, ti veglia, t'incensa.

Qual voce carezzevole
solenni melodie innalza
agl'immensi cieli, discerne
fluire la vita fuggevolmente,
nell'atto supremo
d'un'ideazione
e, bensì dèsta,
l'anima ne rifulge.

2007



Immagine

Serbato ho l'algido respiro
come ottenebrato dal ricordo,
dal declinante silenzio
d'un'anima trepidante
d'intimo candore; or ora
altèra s'erge al cielo
ammirandone nascostamente
l'immagine tacita e fiera!

2007



Alcune liriche tratte dai suoi libri:

DA "OMBRE DI LUCE" (L'AUTORE LIBRI, 1994)

Fiumi di stelle

Il pensiero
si fa luce
nella vena
dei sentimenti.

Epoche perdute
negli echi
delle voci.

Si scolorano
i fati avversi,
si dissolvono
i fiumi di stelle.

Il lamento
si fa luce
nella vena
dei sentimenti.

Epoche perdute
negli scorci
delle valli.

Si scolorano
i fati avversi,
si dissolvono
i fiumi di stelle.



L'anfora di Afrodite

Afrodite,
dea dell'amore;
l'anfora è colma
del nettare prelibato,
tuo nutrimento
senza fine.

Il tuo vivido sguardo
regna sugli uomini:
essi ti amano.

Labbra socchiuse,
bagnate dal nettare
della conoscenza.

Afrodite,
dea dell'amore;
il tuo gesto fu
dar pace
agli uomini.

Il tuo velato sorriso
ancor regna
sugli uomini:
essi ti amano.

Labbra socchiuse,
bagnate dal nettare
della conoscenza.

Per amore dell'anima
il silenzio è poesia!



Redenzione

Il peccato dell'uomo,
la scoperta dell'eterno
ed il calvario…
non si placano
dell'umano sangue.

La pietra scolpita
ricrea quel passato,
nel vincolo terreno
dell'unione
vita-morte-rinascita.

Il tuo spirito confonde
il bene col male
e quelle congiure umane,
in quei tempi furono
"redenzione dei popoli".

A noi, invece, il vessillo!



Tuoni e comete

Se viviamo col pensiero
di morire…
Ahi! Tradimento.
Tradimento senza fine,
né principio.

Nel regno celeste
ci potremo amare.
Mai! Saremo carne.
Il corpo muterà in polvere
e noi esulteremo.

Il turbine che sentiamo
ci scuoterà un giorno…
E saremo polvere.
Salvata dalle rovine
della terra.

E tuoni e comete,
lampade e nudi:
pascere e cadere.



DA "ALCHIMIE" (L'AUTORE LIBRI, 1996)

Lacrimante solitudine

In cammino, due vecchi
tenevano in mano, delizioso,
un ventaglio di ceneri nudate.

Scherniti, torcevano il sorriso
dondolanti, intristiti
come fiori pendenti dal selciato.

Il sole, santuario di gran luce,
sognante lasciava scaturire
ai venti i riflessi dell'aurora.

Alla sera, un giaciglio di lumini,
avrebbe accolte quelle anime
nel biancore della brividente neve.

Inesorabilmente, snudati, essi
folleggiando si appartarono
in una lacrimante solitudine.



Gaudio tramonto

L'orologio suonò la mezzanotte
ed il sole tramontava tra i ciliegi,
separava i rami con la luce,
li disegnava all'ombra, sulla terra.
Stavo fermo alla finestra
a veder nascere e morire l'aria,
respiravo tra i canneti
l'aroma della solennità del cielo.

Il tuono spaventoso mi scoprì.



Lieta  la notte

Da lontano sento la malinconia
soffiare sommessamente sull'autunno,
donando da millenni la sua quiete
ai contemplati corpi addormentati.

S'alzi il suo respiro incantatore!



Spleen

Sognante, sorridente
porto la carcassa del mio corpo,
ove s'appresta l'uomo
mascherato, senza volto.

Incarnato, egli come ninfa
rapisce al sonno gli splendori,
dando ad un cantore
lo sgorgante pianto, puro.

Bisbigliando, egli va spargendo
gli ornamenti calpestati,
ove altre lacrime di gioia
trionfalmente mi ricordano.



Da “Blue Theatre” (Libroitaliano, 1997)

Fuoco dell'addio

S'annera l'orizzonte.

D'altre estati
il mesto fuoco dell'addio
trabocca
negl'innocenti elogi.

T'afferra nel travaglio
l'ombra testimone
che s'oscura.

Marca il silenzio un'altra quiete.



Quietata sera

Discendendo da vecchie colline,
sentii lo scrosciar d'un'acqua
che pareva silenziosa, immersa
nella solarità dell'imbrunire,
mentre dalle aiuole bei fiori
sgorgavano, sgorgavano...

agli occhi dei rigagnoli
s'abbeverava il tempo alla mia fonte...



Segrete moltitudini

Minuto, immobile,
è appeso il tempo
al filo di Crono.

Un'acqua d'universo
che languisce;

la brama d'un uomo
avvinto muore.

L'ombra acceca
al capezzale gli occhi.

Perenta è l'oscurità.



Oscuri fuochi

Volgono ardenti attimi
all'imbrunire, di notte,
contro infausti deliri,
solinghe glorie.

Dimora il silenzio
al buio di queste pietre;
lascerò l'amore crescere,
svelarsi agli occhi
sacri e regali.

D'un fremito chimere nutrono.



Da “I riflessi dell'anima” (Edizioni Pagine, 2001)

Han pause i vènti

Scrutano occhi
un chiaro barlume;
l'ansante respiro
dei vènti tra le felci
spenge la sua eco
sul calar del sole.

D'una luce vermiglia
nella morsa dei vènti
vaghi mormorii s'acquetano;
un rivo d'argento
d'acque sorgive
nel brulichio delle fronde.

Han pause i vènti
verso cieli prodighi;
divina è giunta sera
se non ìrida il sole.
(Fecondo, il silenzio
pervade l'Infinito…).



Tempus fugit

Dove questo fragile cuore
si dona, incommensurabile,
ad un saldo principio
ad un credo universale,
giacché, a cagione,
teme e spètra e più
s'impaura, provato
da mille lotte infauste.

E mi parlano del mondo
genti, spaziando per quel
senso vivo della mente,
volenti il sublime nelle cose,
e poi di limini danteschi
d'una vita mortale,
o d'un ansimo convulso
sortito dal profondo.



Brama di solitudine

D'ombra è la stanza,
crepita un fuoco.
Silente è quest'ora
più greve, più occulta,
se scuote il vènto
fiamme al crepuscolo
schiudendo bianche porte.

La mia brama – voce
errante dall'abisso –
si fa muta preghiera,
un sordo dolore
ebbro del sangue.

D'impeto le mani
tremano d'un sogno:
anima del tempo
anèlo al cielo!



Sussurri d'aprile

Dèsto sono sul sentiero
d'alte chiome, a bramar
la luce della luna
d'un imbrunire rarefatto.

Incantata vedesi aprire
deserta una boscaglia,
alberi imponenti di querce
e di castagni, lunga andana
di fittissimi fogliami,
di verdi ammanti infiorati
nel riverbero del sole.

D'intorno v'è lietezza
d'ombre sommesse
e tenui sussurri aerei,
s'io più silenti voci odo
del mio tiepido aprile
dolce e chiaro a settentrione.



Da “Terzo Millennio” (Libroitaliano, 1997)

Il sole lugubre

Quietamente, velati dormono i miei occhi
nella tenebra, alle soglie del Miracoloso.
Essi paiono provvidi di oblii, sospesi
nell'incredula notte del commiato. Trepida,
al chiaro di luna – la notte memorabile –
come di soprassalto muore, perduta, lontana,
immota, però vermiglia. Intesse un filamento
di voci come impervie, ebbra s'eclissa.
Per sempre l'amor rubato allor si compie,
come dicesti. Null'altro mi rimorde!
Stamani lascia che m'abbagli il sole lugubre.



Di te morente...

Agognata e vorace, in te la libertà germoglia,
diviene eterna, benché ferita dall'artiglio
della morte ingenerosa; essa s'infiamma, t'agguanta,
ti nega il verbo per compiangerti, e implacabile
nasconde agli occhi risoluti l'aspro sentiero
della colpa. Consunta, ottenebrata, vile appare
l'ombra impenitente che stana la parola.
Il cielo sanguina. Di te morente cerco il vespro,
sulla bocca ch'esala l'ultimo respiro.



Sospiri dell'elisio immaginario

V'è pace debolmente, qualcosa (forse un dolore
acuto che mi lacera e mi piega e mi disarma!)
che lascia perpetuarsi in un nonnulla,
elude la brama di quegl'occhi maliziosi
che s'agitano perdutissimi, fino alla logora
fantasia degl'impeti profusi alla memoria.
L'alta fiamma s'è congiunta alacremente
alla candela, la tempesta è udita dalle carni
strette, avvinghiate ai corpi martoriati che,
espandendosi nell'antro immaginario dell'elisio,
soltanto in una stilla si raccolgono,
come lagrime versate troppo a lungo!


Da “Poeti nel mondo” (Libroitaliano, 1998)

Vesperi lunari

Dovunque si scagliò un'arpia tentacolare,
bramando protese poderosi artigli dal serraglio.
Abbacinato dall'impietosa Maschera del Sole
chi morì inulto, qui dove s'odono gemere
nugoli di corpi, talor a ritroso gli echi
replicare? (Fu doglia illacrimata il tempo).
Virgineo, ebbi il cuore rotto dal sentore:
sottese, seppero di vita e di morte le parole
instillate nelle vene come un mero nutrimento.
Nei vesperi lunari, d'ampi balenii pervaso,
fui remoto enimma: visione sfumante trasfigurai…



Il corpo morituro

E repente sento l'appagamento dell'anima
che s'intride. Tremula carne, il mio corpo
più non ha sostanza, oggi ch'è spettrale
il cielo, come un abisso. Ignude ombre anelanti
travedo, di lontano, porgermi tènere mani;
dèsto scorgo nel lucore grandi soli ch'ardono
a suggello. D'un lento stillar di lagrime
chi più rammenta ora? Chi sussurra addii?
Un uomo. La forza del corpo morituro.



Latebre del cuore

Solo vergando le mie carte colgo le memorie
di giovani tristezze perturbate:
nessuno, in volto, ne ravvisa il segreto
per rendermi mercede. Chiaro nome non ha
il silenzio né prezzo né arcane origini:
è forse un'impercettibile parola, estatica,
che reclama plauso. Mi sorprende l'ignoto
dei righi ch'io tratteggio (talvolta scabro
salmeggiando!) in una temperie tumultuosa
di tribolo o speranza. Serbato nelle tacite
latebre del cuore – con l'avversa voce assorta –
ho l'amaro lagno irrevocabile…



Da “Agenda del poeta” (Editrice Pagine, 2002)

Fiore dell'Infinito

Quando in te serravi le parole,
Madre, suadente una voce
innocenti membra ridestava,
smunte ove mi cadea il respiro.
Soavi, le tue materne mani
e la sublime grazia
di quei silenzi effusi.

L'intriso volto amato
nel tuo nome, d'argentea luce
nimbato, or più non s'inebria,
giacché dolente è il corpo
sull'umile giaciglio,
solingo va serbando un'eco
ch'è tristezza, scoramento.

Creatura d'animo gentile,
Madre, hai vividi occhi
di fanciulla in fiore,
pura come una lagrima
di beatitudine: e divino
è il tuo cuore, e sereno
quanto un fremito d'ali
che nel vento s'ode…



Da “Le pagine del poeta” (Editrice Pagine, 2007)

Infinito

Parole divengono silenzio
non oblio, custodi
di memorie, pensieri,
segreti immateriali
che si disvelano
tra cielo e terra.

E tu, anima fanciulla,
senza più breve indugio
volgimi ognora
quel solerte palpito,
ma fiera e sommessa
al lieve mormorio balugina.

Tutt'intorno s'ammanta
di misteri immacolati,
pur tale clemenza ridonda
oltre l'umano gaudio:
è l'effuso abbraccio
d'un suggello eterno!



RECENSIONE DEL LIBRO “POESIE AL SOLE”
TRATTA DALLA RIVISTA LETTERARIA “TALENTO”
Anno III, N. 1 Gennaio-Febbraio 1993

Il bisogno continuo del conoscere, il dono della sensibilità artistica rende concreta in Franco Fabiano, esordiente nel campo della poesia, la sua opinione sulla creatività che vive nel suo “io”. Il fatto di essere esordiente lo pone all'attenzione particolare del lettore. E' una specie di tensione che spiega la consapevolezza della scelta dell'Autore per dare di se stesso la testimonianza essenziale della sua opera, della sua poesia: un lavoro non da poco che deve essere credibile, altrimenti saremmo ancora costretti da una specie di scetticismo sul valore di un giovane poeta.
Una prima idea che ci ha colpito è quella dell'accostamento ad una forma poetica delle “Poesie al Sole” presentate dall'Autore. Le abbiamo accostate a quei deliziosi “haiku” che, com'è noto, in soli tre versi sanno esprimere tutto con invenzioni linguistiche, di pensiero, di immagini – dal tenero al piacere malizioso, dall'improvvisato al mediato, dall'affermazione al diniego.
“L'uomo nasce / nella sofferenza / e nella negazione / del suo essere” (“L'idea della ragione”). E' uno dei tantissimi esempi. I versi non sono tre: tuttavia l'aria dell'haiku è questa. Anzi in Italia c'è la tendenza a trasformare il 5-7-5 dei tre versi in tre endecasillabi per dare una certa consistenza ad un pensiero che da noi, forse, non riuscirebbe ad essere, con i versi più corti, del tutto idoneo all'interpretazione di un pensiero di struttura, di contenuto diverso dal nostro per natura. Si dice, però, che la poesia può tutto... “Piccoli ritagli / di parole segrete, / si uniscono i suoni nel corpo vocale, / intono frasi / già pronunciate, che non ti libereranno!” (“Ritornelli”). E Tagore? Questa sorgente pura di pochi versi sgorgata in canto può diventare un fiume che, trasferito in una dimensione poetica più ampia, allarga il suo significato in significati universali.
Franco Fabiano lascia nelle sue poesie un profumo di amore: nella sua sensibilità questo giovane poeta sa darci una dimensione d'immenso, di serenità, pur toccando toni umani, di ogni giorno.
A sostegno delle nostre affermazioni riportiamo i versi di “Luci della verità”: “L'aria dell'amore / profuma / dentro gli occhi tuoi. / La mente / si risveglia / dopo gli affanni. / Illumino la strada / con vari toni / di luce evanescente”.
Franco Fabiano è al di sopra delle banalità della quotidianità per vivere sempre un momento d'amore, universale, da poeta.

Nuccio De Maina


Per contattare l'autore inviare una mail alla Segreteria di Carta e Penna
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