Mi han chiamata Marcella,come mia nonna paterna, nel 9 Gennaio del 1990, in una fredda Torino che appena si stava svegliando.
Son cresciuta in provincia, aprendo la finestra sul Monviso e leggendo favole nei prati; l’amore per la scrittura è sbocciato tra i banchi della scuola elementare, dove il maestro che più ricordo con affetto mi ha insegnato a prendermi cura delle parole, come pomodori che lenti si affacciano sulla terra assetata.
Negli anni del liceo classico, ho avuto la possibilità di frequentare un corso di scrittura della Scuola “Holden” ed è proprio in quel periodo che ho iniziato a raccogliere le mie emozioni, impressioni ed esperienze in un taccuino che ancora oggi porta con sé l’odore del mare, il respiro delle montagne, la felicità del mio cane, i colori dei campi di grano, il gusto del caffè che amo prendere amaro, gli sguardi degli altri, le sofferenze che mi han fatta crescere, gli amori sognati, quelli finiti e quelli che ancora i miei giorni stanno aspettando.
Mentre lavoro in ambito educativo e scrivo la tesi per la mia laurea magistrale in psicologia, coltivo la mia passione per la poesia leggendo Nazim Hikmet, José Saramago, Alda Merini, Wislawa Szymborska, Franco Arminio e Guido Catalano; di tanto in tanto, prendo io stessa la penna in mano, magari la sera, quando la casa è in silenzio, o stesa su un prato, a cui stanca e felice arrivo dopo una lunga passeggiata in montagna.
Nel 2015, ho partecipato al “Premio di Poesia e Narrativa di Rivoli”, dove ho ricevuto un Diploma d’Onore, e nel 2017 al concorso letterario “Leggiadramente”, conquistando un sesto posto con menzione d’onore. Qualsiasi direzione prenderà la mia vita, spero che la strada sia percorribile al fianco del mio cane e con in mano un taccuino, su “piedi che non conoscono dimora e vanno oltre ogni montagna”[CIT. A. Merini].

Marcella Dellucca

 

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Per chi non ha parole

Pensavo potrei
come con le parole
trame di storie
imparare a cucire
non sciarpe o calzini
ma colorati mantelli
di tutte le taglie e tessuti leggeri
che danzano al vento
e sopra parole ricamate nel centro
quelle difficili
che non t’insegnano a scuola
come abbracciami forte
prendimi per mano
del tuo aiuto ho bisogno
e da indossare saranno
quando manca la voce
per raccontare d’esser soli
di aver bisogno di qualcuno
che ti resti ad ascoltare
che ti chiami per nome
e ti dica ci son io
puoi mostrarmi d’esser fragile
ti continuerò ad amare.

Rinascite


Non mi accender candeline
non amo i compleanni
di esser nata non mi basta
di esser viva voglio ricordare
di rinascere ogni volta
in cima a una montagna
sotto a un cielo azzurro mare
quando la pelle è accarezzata
dal respiro del mio cane
in questo corpo che ama
nel silenzio camminare.









Normalità

Sarebbe un po’ strano
impegnarsi a trovare
il giusto momento
se spiegarti dovessi
quanto mi piace
il caffè amaro
fare le scale se c’è l’ascensore
toccarmi i capelli mentre leggo il giornale
insieme col cane la giornata iniziare.
Eppure ti chiedono
di giustificare la voglia
di baciare un uomo
se sei uomo, se sei donna
una donna o entrambi
se ti va
come se fosse più strano
del gelato d’inverno
delle fragole ad ottobre
delle parole sul tempo
scambiate per la paura
di stare in silenzio.


A quattro mani

È trascorso il pomeriggio
nel sorriso dei tuoi occhi
le pozzanghere saltando
a rincorrere le foglie
dal vento prese in spalla
mentre frusciano scappando.
E tu piccola
sognatrice
nel tuo tempo di bambina
metti in tasca la paura
la tua mano é nella mia
te la tengo sino a quando
non ti senti più sicura.







Rivoluzione

E usi parole
che sanno di piombo
colate di cemento
livellate negli anni
su queste terre
di pensieri indigeni
dove hai innalzato mura
per ghettizzare sorrisi.
Ma io son terremoto
vulcano silente
pronto ad eruttare
sui tuoi palazzi abusivi
la mia resistenza
e tremano i corpi
dei capi militari
e l’asfalto si spacca
e si aprono i muri
delle prigioni.
Emozioni partigiane
scalano montagne
raggiungono cime
da cui ammirare
valli bonificate
e intimi villaggi
dove ha casa la libertà.


A piedi nudi

Fermati un attimo
e siediti la mio fianco
chini sulla terra
con mani seppur stanche
togliamo le erbacce
coltiviamo lavanda
per profumare la stanza
dov’è l’incontro
dei nostri sguardi
e togliamoci le scarpe
entriamo a piedi nudi
nella vita l’uno dell’altra.



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