Ritratto

Papaveri

Manuela Chiarottino vive nella provincia di Torino, dove si dedica alle sue passioni: i disegni di sabbia e la scrittura. Il suo primo romanzo è "Arriveranno le farfalle" (tradotto anche in spagnolo come “Llegarán las mariposas”), una storia nella quale sono affrontati con discrezione temi come la violenza sulle donne, l'omosessualità, il tradimento, ma dove troviamo anche tanto amore, dolcezza, romanticismo, per invitare il cuore a lasciarsi trasportare dall'eleganza dei sentimenti, dal fascino dei sogni. Ha da poco pubblicato con la Delos Digital "Non ditelo a Ella", il primo di una serie di racconti lunghi per la collana Chic&Chick, e il romanzo a quattro mani “Le Jour où la pluie viendra-Vite Parallele”. Numerosi suoi racconti, finalisti in concorsi, sono pubblicati in varie antologie, tra cui: “Amore e morte” Edizioni Esordienti Ebook, “Racconti di primavera” Panesi Edizioni, “Destini incrociati” blog Le tazzine di Yoko.
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Recensione dal romanzo Arriveranno le farfalle dal blog Scrittura-mania :
"Arriveranno le farfalle" è un libro che fa bene al cuore, riconcilia con la vita e i sentimenti.
Dopo un inizio forse un po' ingessato, è un crescendo rossiniano di profondità ed emozioni, belle come bella deve essere l'anima della sua autrice Manuela Chiarottino che, con delicatezza incantevole, tratteggia personaggi di rara sensibilità. Protagoniste indiscusse di questo libro sono la vita e la speranza che nell'amore prendono forma: il messaggio che l'autrice vuole veicolare  è che i sentimenti non hanno tempo né età, non conoscono distinzioni di sesso, sanno attendere oltre ogni ragionevole dubbio, travolgono le barriere delle paure, stravolgono esistenze, rendono sopportabile qualsiasi sacrificio, superano  incomprensioni generazionali, rinsaldando legami. Sono pagine che contengono una storia più bella dell'altra, queste, offrendo più di uno spunto di riflessione sulla fuggevolezza della vita che, in quanto effimera, va vissuta  pienamente senza sprecarne nemmeno un attimo e sull'importanza di essere autentici e sinceri con se stessi, per poter veramente vivere un amore che sia altrettanto sincero e autentico, in linea con la nostra  natura e le nostre aspettative. Ecco un passo, a mio avviso, fra i più saggi e musicali di questa opera, lieve come un volo di farfalle:
" (...) Non bisogna confondere la prudenza dettata dall'esperienza con la paura di vivere ancora. O non sapremo più nuotare, non sapremo più volare e, poi, smetteremo anche di camminare. Non restiamo ammalati di ricordi lontani! Scrolliamo le spalle, liberiamo i capelli al vento, asciughiamo gli occhi e spargiamo sorrisi in tutti gli specchi che incontriamo. Si rifletteranno verso di noi e allora li afferreremo con le mani e li lanceremo fra la gente, fino a colpire quel cuore che ci aspetta. E sarà lui o lei, sarà il pezzo mancante, non quello senza il quale non possiamo vivere, sarà quello con cui vogliamo vivere, per colorare il nostro buio, per zuccherare il caffè del mattino, per ascoltarci ridere (...)".

Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto il racconto “La panchina al limite del mondo” secondo premio concorso “Il viaggio: percorsi nel tempo e cammini nello spazio” 2014

Sulla panchina al limite del mondo sedeva un vecchio dagli occhi lucidi e stanchi, davanti un tramonto rosso porpora che dava un senso di rinascita e non di fine. Ai suoi piedi una valigia scalcagnata e logora.
Un bambino si sedette nell'angolo, tenendo prigioniero un palloncino che con lo sguardo si buttava nel cielo.
“Hai viaggiato molto?” chiese il bimbo guardandolo dal basso.
“Più di quanto avessi voluto”
“Io non vedo l'ora di crescere e partire”
Il vecchio si girò appena guardandolo di sottecchi.
“Tu, cosi piccolo? Dove vorresti andare?”
“In cammino per il mondo”.
Il vecchio rise piano.
“Per il mondo eh? Il cammino è solo lo spostamento nello spazio dell'intero corpo, ma bisogna stare attenti o l'anima non ti segue”.
“Com'è possibile?”
“Il cuore può rimanere ancorato ai ricordi del passato e col tempo si può riempire di sterili rimpianti”.
“Solo se non hai ricordi belli!”
“I ricordi belli scaldano l'animo ma ogni giorno bisogna creare ricordi nuovi”.
“Come si fa?”
“Vivendo”
“Tu quando ti sei messo in viaggio?”
“Ero giovane e inquieto, volevo sfuggire da tutti o forse cercare me stesso, non ricordo più. Quando parti c'è sempre il bisogno di placare la propria irrequietezza, c'è sempre speranza. Andare, lasciare, seguire le nuvole e volare nello spazio, sì, volare”.
Chiuse gli occhi e per qualche attimo parve dormire.
“Ma il tempo ragazzo, a volte ti scappa tra le mani”.
“Come lo misuri il tempo?”
“Da quello che cambia”
“E si arriva al futuro?”
“Il futuro è l'ignoto e può avere cosi tante possibilità, ma perché il futuro esista ci vuole il passato e quando si raggiunge è diventato passato anch'esso”.
“Allora dov'è il futuro?”
“Guarda il cielo davanti a te e immagina posti sconosciuti oltre la linea dell'orizzonte”.
Il bimbo scosse la testa perché non capiva.
“E oggi noi dove siamo?”
“Nel presente, che tiene la mano al passato e al futuro” disse il vecchio sorridendo.
“Ma sei felice dei viaggi che hai fatto?”
“Ho visto paesi lontani, genti diverse da me, ma non mi sono mai fermato abbastanza da riconoscere le vie di un luogo, far diventare familiare un quartiere, una casa, non ho mai lasciato un amico che mi ricordasse. Ho viaggiato per il lavoro, per la carriera, preso da me stesso, col cuore colmo di rimpianti. Avevo tagliato con supponenza le mie radici ma non sono mai riuscito a creare nulla di nuovo che mi accompagnasse. Ho solo spostato il mo corpo, ma non ho mai condiviso l'animo di alcun posto. Non ho avuto altro che solitudine”.
“Allora non è bello viaggiare?”
“Sì, è bellissimo. Ma prima di metter lo zaino in spalla bisogna ricordarsi di portare il nostro cuore. Cosi potremo trovare le risposte che cerchiamo negli occhi e nei sorrisi di chi incontreremo. Lo spazio intorno a noi è cosi grande e noi ne facciamo parte. Se partiamo col cuore, tutto il nostro essere rinascerà con nuove prospettive”.
“Allora non partirai più?”
“Le mie gambe sono vecchie e stanche, ora lascerò volare la mia anima”.
Il bambino prese la mano del vecchio e la strinse piano, avvertendo la sua rugosità.
“Se tu sei il passato e il cielo davanti a noi è colmo di futuro, io sono il presente che tiene entrambi con le mani”
Aprì la mano e il palloncino ringraziando scappò.
“Perché lo hai lasciato?”
“Lo faccio partire prima di me, verso il futuro, cosi quando anch'io ci arriverò troverò un amico e non sarò solo”.


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