Valerio Cascini è nato a Castelsaraceno (PZ) nel 1951. Dal 1963 è a Torino dove vive a lavora.
Compositore “breve”, affetto da vernacolite acuta con qualche incursione in lingua.

Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto alcune poesie in dialetto lucano di Castelsaraceno (PZ) con traduzione in italiano allo scopo di favorire la comprensione del testo.
Queste liriche sono tratte dalla raccolta "U pruf'ssore " Premio Città dei Sassi 2008 - edita da Altrimedia – Matera- 2009

U “Pruf'ssore”

He mica c' vulìa hì a scola,
ma p' furtuna aveppemo
pì maestro u “Pruf'ssore”,
ca senza i fa l'aste
n' mparao tutte l' parole.
E d' quedde ca mò
legge, legge esseno ra sole
e vanno in giro a tutte le ore
e d'ogni cosa ponno rice a loro
c' tene a meglio a parte u “Pruf'ssore”.

Il maestro

Io non ci volevo andare a scuola,
ma per fortuna abbiamo avuto
per maestro il “Professore”,
che senza farci fare le aste
ci insegnò tutte le parole.
E di quelle che adesso
leggere, leggere escono da sole
e vanno in giro a tutte le ore
e di ogni cosa dicono la loro
la parte migliore spetta al “Professore”.

Parole

Parole ca scafano
senza truvà ricetto,
si so' curcate risera,
ma nun c' so' cchiù ndu letto.
Quedd' arrucculate
senza cunghisione
si so' perse nda l'aria
raind' a cunfusione.
Parole scarfate
p' passà a serata,
ca traseno e ca esseno
mmenzo a l' risat'
e quedd' candat'
p'accuietà u uagnuneddo
l' fanno crere cose:
a luna ndu fusceddo.

Parole

Parole che scavano
senza trovare quiete,
si son coricate ieri sera,
ma non ci sono più nel letto.
Quelle borbottate
senza costrutto
si son perse nell'aria
in mezzo alla confusione.
Parole riscaldate (leggere... per parlare)
per passare la serata,
che entrano ed escono
in mezzo alle risate
e quelle cantate
per calmare il bambino
gli fanno credere cose
la luna nel “fusceddo”*

*(contenitore cilindrico di vimini per ricotta)

Cipì

Cipì, cipì, cipì
passero di mare
portami con te
fammi volare
aiutami a salire
sull'albero grosso
quando il sole va a dormire
e tinge il cielo di rosso
cipì, cipì, cipì
fammi restare
nel tuo nido di piume a riposare
cantami la ninna nanna
degli uccellini
fatta di foglie e fiori
e di vento di pini


Comunella

Attenti bambini
arrivano da sotto,
Son le consonanti
con il fiato rotto.
Guardate son tante
si sentono già grandi,
ma senza le vocali
fan ridere tutti quanti.
E allora cosa fate?
Non state lì impalate,
avanti venite, fate comunella
perché con le vocali
ogni parola è più bella.


Rigoni

E' fatica trovarti tra le croci;
sopra poca terra solo il tuo nome
e le pietre de “ Le stagioni...”
o de “ Il Sergente...”.
E' lei che viene a toglierti la neve
e la tua casa sul far del bosco
non l'abbandona.
Ai pini l'urogallo, inquieto e chiuso
alla stagione degli amori
rimanda il petto e il canto.


Per contattare direttamente l'autore valcas@katamail.com

Homepage