ANTONINO CARUSO vive a S. Albino Monza, è nato a Limbiate (Mi) il 20 marzo 1968. Ha iniziato a scrivere poesie all'età di vent'anni. Poeta spontaneo e scrittore di racconti brevi, è iscritto SIAE in qualità di autore di testi di canzoni. Per la sua valida attività letteraria ha ricevuto diversi premi, segnalazioni e attestazioni di merito.
Sue poesie sono stateinserite in diverse antologie riviste, quotidiani e tradotte in varie lingue, il "Cittadino" di Monza ha recensito la sua unica raccolta di poesie dal titolo "Il Messaggio".
Hanno espresso pareri positivi, tra gli altri, critici e scrittori: Bianca Buono, Maria Organtini, Gianni Ianuale, Aldo Zolfino, le poetesse Caterina Tisselli, Valeria Gnan e Carla Mortare.
Accademico dell'Accademia Internazionale dei Micenei e di altre associazioni culturali.
Ha collaborato con diversi musicisti tra i quali il maestro E. Cappellini, E. Monti, S. Quintavalle, G. Fedrici, S. Familari, G. Damele.
Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto le seguenti opere:

Anime prigioniere

Ritorneremo a sorridere anche quando
la morte sfiorerà la nostra anima.
resteremo a pregare un dio
che non ci vuole ascoltare.
Cercheremo soltanto un pretesto
o forse chissà quale amore sognato
per sentire calore nel cuore,
una voce che chiama il nostro nome.

Che cosa non faremo per farci sentire,
per far capire che anche noi viviamo,
e nell'ombra dell'indifferenza,
ci accorgiamo di subite ipocrisie,
dietro sorrisi di finta umanità.
Qualche volta ci portano a passeggio
su strade che non possiamo sentire nostre,
guardiamo nel vuoto delle ultime speranze
d'essere come voi vorreste vederci.

Voi vi vergognate della nostra presenza
perché viviamo nelle vostre paure più nascoste,
senza pensare che noi potevamo essere voi
e voi potevate esser enoi,
potevamo esserci o non esserci,
per un sentore di un giudizio morale,
ed ora che ci siamo per voi forse
restermo soltanto quelli
con la sindrome di down.



Giovane solitario

Giovane solitario
in mezzo a strade di fuoco
la tua anima ribelle ha sete di vita.

Tra la vita e la morte
per un cuore di angelo
cullato dalla primavera
sei venuto al mondo.

Ora voce e sangue,
speranze e desideri
in passi incerti sveleranno il destino.

Nelle case limpide anime
in nuuove lune si specchiano,
fanciulle sincere si toccano
il cuore con le dita
della loro ingenua fantasia.

Scioglie i capelli
la fanciulla che ti sorrise un dì,
dietro una finestra chiusa
dalle catene dell'orgoglio;
si ferma nell'aria l'ultima serenata.

Giovane solitario
tanto vino è sceso nelle vene
bagnando la mente e le ferite,
davanti alla morte non v'è rimedio
povero colui che crede
in un mondo di pace e fratellanza.

Vagando nei pensieri più oscuri
nell'incubo di un orrore
le mani si sporcano,
l'essere umano ha in fondo
dell'animale l'istinto.

Facivle non è reprimere la propria natura,
senza riflessione alcuna
riversa la propria infelicità
alimentando carboni accesi d'odio.

Nell'aria resta ancora l'eco
di un misterioso canto,
il fiume della vita scorre nel cuore,
la curiosità di scoprire cose
mai provate è un fertile terreno.

Vanità e facili emozioni
tacciono nell'animo di chi
ha un vuoto incolmabile,
nello sguardo veritiero e viscido
solo per godere di un freddo amplesso,
pagano donne da bordello.

Un attimo e il silenzio traccia
la sua scia allo spuntare dell'alba;
rumori di vita tornano
a ripopolare le case.



Dicembre

Era il mese di dicembre del 1994, nel cielo un sole splendido lasciava sperare in giorni migliori, Andrea quel giorno si recò a Milano, in quella città così caotica, con tanto smog e troppo trafficata da auto, autobus e filobus, ma era piacevole visitarla a piedi camminando lentamente guardando la gente che correva per non fare tardi, guardare nei volti di ogni persona, intuendone quasi il pensiero.
Ma se era lì, non lo era certo per visitare la città, lasciò l'auto ad un parcheggio vicino al Castello Sforzesco, quattro passi a piedi non gli avrebbero fatto sicuramente male, anzi era da molto tempo che non praticava sport e questa passeggiata lo avrebbe probabilmente rimesso in moto, quasi a forza era riuscito ad uscire di casa, come un eremita viveva le sue giornate davanti a un televisore.
Andrea era mio amico ed ogni tanto lo chiamavo al telefono, cercando di aiutarlo a liberarsi da quell'apatia lo invitavo a uscire ma mi rispondeva sempre che non gli andava, che non ne valeva la pena e che aveva ancora bisogno di tempo per pensare, lo capivo, ma aveva piuttosto bisogno di dimenticare.
Altre volte andavo a trovarlo a casa, con la mente sembrava andar fuori dalla logica distinzione di una storia rifugiandosi nei ricordi. Ora Andrea era òì, stava per arrivare all'Accademia delle Belle Arti, dove lei frequentava l'ultimo anno, poi avrebbe dato gli esami e sarebbe stata sicuramente promossa perché aveva studiato molto, la sua tesi era ormai pronta, dopo tante ricerche e tanti viaggi sarebbe arrivata dove voleva, lavorando e viaggiando, oppure avrebbe potuto insegnare pittura, ricordo che diceva ad Andrea che avrebbe voluto visitare Londra, anche lei vagava troppo con la mente sognando ad occhi aperti.
Andrea era immerso nel suo silenzioso pensare e troppi mezzi nelle strade rallentavano il suo cammino, più che mai impaziente di arrivare si era acceso una sigaretta come al solito fumava le Marlboro, iniziò a vagare con le immagini giocando con la fantasia, rivedendo lei che sicuramente starà per uscire da scuola con la sua aria indifferente, con i suoi jeans attillati ed un body aderente, le scarpe alte di pelle ed un giubbino tipo bomber color bordeaux, gli appare così come la prima volta che s'incontrarono e se la lezione sarà finita prima del previsto, sarà già uscita, girovagando in città anche lei in attesa che arrivi l'orario, guardando le vetrine dei negozi, cercando un nuovo libro in biblioteca, immaginando un altro abbraccio in quell'inverno, con il suo sorriso grande e gli occhi lucidi d'amore.
Ma quello che la sua mente sfornava era solo uno stato di proiezioni illusorie e permanenti, il frutto della memoria che gioca ad essere presente e allo stesso tempo non coerente, perché lei non c'è come ogni volta ad aspettarlo, perché il destino ha giocato il suo ruolo, con sorprendente e crudele verità, ha messo al bando ogni solitudine, una non rassegnazione. Ritornò a casa camminando fino ad arrivare all'automobile come se lo stesse facendo con scarpe chiodate sulla propria anima. Non voleva accettare il fatto che lei oramai non c'era più, era morta da un anno ormai in un incidente d'auto, una notte di dicembre, ritornando a casa dalla discoteca, aveva detto ad Andrea che non sarebbe uscita quella sera, invece uscì, era lei a guidare ed io ero sull'auto con lei.


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