Antonella Calvani è nata a Montepulciano (SI) nel 1957, ma fin da piccolissima è vissuta a Roma, dove ha portato a termine studi classici, che hanno ispirato, ancora giovanissima, la sua produzione poetica.
Dal 1984 si è trasferita con la sua famiglia a Tarquinia (VT), dove attualmente vive e dove una natura rigogliosa e la presenza del mare, che adora, sono continuo stimolo alla sua fantasia creativa.
Ad oggi annovera nella sua raccolta circa duecento poesie, ancora inedite.

Recentemente ha pubblicato una breve raccolta di poesie intitolata

GUIZZI DI LUCE

Cara Antonella, leggo con piacere sempre le tue poesie e ne ricavo la stessa sensazione di serenità, anche se tra lazzi, battutine, sarcasmi e dolorose riflessioni. Dietro una apparente semplicità, sento un cuore che palpita, una ferita che sanguina, una donna intelligente che sa, o ha imparato a sorridere anche delle tragedie più devastanti, consapevole che è un sorriso, e solo quello, che ci aiuta a sopravvivere in questo nostro povero mondo. E così diventi sole, tempesta, autunno, primavera, notte profonda, giorno luminoso, per apparire agli altri quella che sei: una bambina che si nasconde in te e che emerge a tratti, quando la tua penna si concede serenità e gioia. Quando ciò non accade, o non può accadere, le lettere del tuo scritto si trasformano nei tuoi magnifici occhi che guardano dentro e fuori di te, dimenticando la tua voglia di ridere.

Nunzia Gionfriddo

SOLO CARTA E PENNA

  Datemi carta e penna,
sol carta e penna ed io
in alto volerò con i pensieri
librandomi nell'aria, voluttuosa.
Sol una penna e un foglio
saranno mani e mente,
le chiavi per aprire
lo scrigno del mio cuore.
I cieli di altri mondi
mi si spalancheranno,
saranno lì ad attendermi
per far vibrar gioiose
dell'animo le corde.
Si espanderà la musica,
che sola sentirò,
come su un pentagramma
la imprimerò su carta.
Nel bianco il rigo nero
in dolce melodia
dipanerà parole,
racconterà emozioni
e parlerà di me
a chi mi arride in cuore.

LACRIME DI CIELO di Antonella CALVANI
ISBN: 978-88-97902-86-7 Prezzo: 12,00 €.

Dalla presentazione di Nunzia Gionfriddo : Leggere le poesie di Antonella Calvani è una gioia per la mente e per il cuore. L'eleganza del verso, la scelta delle parole e il loro suono e colore schiudono l'anima verso la solarità di immagini di piacere, ma anche verso la desolante profondità del dolore. Il vaso dal quale la poetessa attinge è quello, infinitamente ricco, della natura, dove ogni termine assume la forma dei suoi pensieri. Il tema, o lo sfondo se vogliamo, del suo mondo è proprio la natura e lo svolgersi delle stagioni, che crea il tempo della poesia, che non è lineare, ma ciclico e ripete le fasi del "cronos" del mondo greco: il cerchio gira, guidato dalle abili mani delle Parche, laddove Atropos tesse una tela ordita di fili che escono dal fuso di Ananche. Allo stesso modo il filo della vita si avvolge intorno ad Antonella, che come le dee, ordisce la trama del fluire delle stagioni, al suono del canto delle Sirene.
Così si compie il mito platonico.
Così tra le strofe di Antonella si intrecciano la primavera, che si esalta dei profumi della rinascita, l'estate, che gode delle sfumature del mare, l'autunno, che esplode con i suoi grigi luminosi e i rossi che si trasformano in giallo… fino al crudele inverno, che è freddo, porta la morte, ma è necessario per la trasformazione della vita in morte e, quindi, di questa in vita.
Il verso non è mai statico, ma muta in continuazione, come un fiume che scorre, andando a gettarsi nel mare della memoria, del dolore, della melanconia e della risata schietta e genuina, caratteristiche che Antonella raccoglie a piene mani dalla spontaneità della vera romanità e dal non prendersi troppo sul serio della tradizione toscana. La rima, tecnica adottata spesso, quasi sempre produce il ritmo di una cantilena, che sottolinea i sentimenti dell'autrice, a volte burleschi, a volte ironici, ma anche drammatici e riflessivi.
Musica, quadretti quotidiani, odori inebrianti ci circondano entrando in noi, grazie alla sapiente tecnica poetica di Antonella e lasciano alle nostre papille il dolce del miele di castagno e la gioia di vivere fino in fondo, anche quando la nostra esistenza è martoriata.
Dal ciclo greco derivano anche i pensieri sui quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco. Proprio quest'ultimo è la metafora della memoria antica, quando i vecchi si raccoglievano, e si raccolgono tuttora, intorno al camino per scaldarsi e parlare del passato e dei raccolti, nella beatitudine semplice di accontentarsi del poco, perché quel poco è tutto ciò che serve loro.
Natura, nido, pensieri fanciulleschi ci riportano al mito della famiglia, di pascoliana memoria, al mondo fatto di piccole e semplici cose, alle "buone cose" del tempo che fu, presenti nei versi di Gozzano. Questo ci regala la poesia di Antonella.



Per i navigatori di Carta e Penna ha scelto le seguenti liriche:

AUSCHWITZ

In una valigia grande ho messo
tutti i bei ricordi del passato
e poi ne ho presa un'altra
dove ho rinchiuso i tanti sogni
che la crudeltà umana m'ha rubato
ed ora con il mio bagaglio
a piedi nudi m'incammino
per un sentiero impervio
senza sapere che sarà del mio destino.
Non ho più panni né coperte
che donino calore al mio viaggio,
vestito solo d'anima,
spogliato d'ogni dignità e coraggio
trascino lungo giorni interminabili,
pesante, il mio fardello di dolore,
cercando di tener viva la speranza,
unica fiammella che ancor
mi brilla in fondo al cuore.
Di tutto questo orrore
non riesco a trovar senso
ma per l'eternità credo
che segnerà la storia e l'uomo
ne porterà un ricordo intenso.
Io vivo solamente per il giorno
in cui le mie valige potrò aprire
ed anche se nel cielo sarò nuvola
scaturirà da quelle gioia per chi amo
e finalmente libero e felice la potrò sentire.


NEVICA

Grigio, compatto, il cielo
sembra un immenso velo
disteso sopra il mondo,
ed ecco in un girotondo,
nel freddo appena sopito,
s'appresta a compiere un rito:
trama il ciel cose nuove,
non come quando piove,
ferma l'aria ora tace,
si veste d'opaca pace;
sui monti e sulle valli
miriadi di cristalli
volteggiano lievi e bianchi
posandosi al suolo stanchi.
Sempre più fitti i fiocchi
lascian stupiti gli occhi
ché senza alcun rumore
abbaglian tutto il grigiore.
S'imbiancano tetti e strade,
pian piano la neve cade
silente e leggera si posa,
senza esitare, sopra ogni cosa
che muta aspetto in altra figura
e si mimetizza con la natura.
Riluce la coltre che tutto ammanta
e come una fiaba leggiadra incanta,
sonnecchia il mondo e aspetta pacato
il tornar del sole che sciolga il ghiacciato.


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