Roberto Bruciapaglia, è nato a Milano nel 1937 e vive a Torino dove ha compiuto i suoi studi e sì è laureato in ingegneria elettronica presso il Politecnico.
Dopo aver fatto l'Assistente Universitario, è entrato in Fiat dove si è impegnato in diversi settori strategici.
Si è, in seguito, occupato di consulenza aziendale presso Aziende di diversi settori.
Nel tempo libero si è dedicato alla poesia, alla pittura e alla scultura partecipando a diverse mostre collettive.
Ultimamente si è esclusivamente dedicato al suo più vecchio amore: la poesia e i racconti e ha pubblicato il suo primo romanzo: I fiori del sole (Ed. Nuovi Autori - Mi - 2004).
Ha partecipato, fra l'altro, a diversi concorsi in cui è stato premiato: Premio Nazionale di Poesia "Palazzo Grosso" 2004 (l°clas.), Premio Nazionale di Arti Letterarie "Città Amica"2004 e 2005, Premio Nazionale di Poesia "Pablo Neruda"2005, Premio Nazionale di Poesia e Narrativa "Suirentum"2005, Premio "Publio Virgilio Marone"2005 (2°clas.), XXIII Premio Leti. Intera, di Poesia "Ulivo d'Oro" L.I.D.H. Italia 2005 (1° clas.), Premio Airali 2005, 5°Concorso Inter. Poetico e Music, (Svizzera Tedesca), premio Città di Empoli Domenico Rea.

Con Carta e Penna ha pubblicato la silloge poetica Un altro domani, con prefazione di Michele Morfeo, poeta e scrittore che si riporta di seguito.

Per Roberto Bruciapaglia "poesia" è riuscire ad impadronirsi di un'emozione nell'attimo in cui la stessa raggiunge il suo culmine e trasferirla, con estrema delicatezza e con l'aiuto della parola, su un foglio, cercando di conservare la sua interiorità e la sua intensità emotiva per coloro che vorranno posare lo sguardo sul foglio stesso.
Se anche soltanto una persona, leggendo le sue parole, riuscirà a percepire la passione che scaturisce da un amore, la serenità intrinseca di un tramonto sul mare, l'emozione profonda di un cielo costellato di stelle, lo scrivano-poeta avrà raggiunto il suo principale obiettivo: riuscire a perpetuare e conservare nel tempo l'attimo di un'effimera emozione umana.
Diceva il poeta:
... ho purificato le labbra
al sacro fuoco
per parlare d'amore
ma quando ho riaperto le labbra
le parole si sono trasformate
in un semplice respiro
e i motivi musicali
che mi ardevano in petto
si sono dissolti
in un profondo silenzio...

Da questo silenzio scaturisce, nelle poesie di Roberto Bruciapaglia, un dialogo con la propria anima, legato ai ricordi, che crea una sorta di fantastica "sinfonia" che scuote i silenzi e infonde nuovi respiri nella speranza di un migliore futuro.




A dicembre 2006 ha pubblicato con Carta e Penna Editore:
LUCCIOLE - Silloge poetica -

Roberto Bruciapaglia, vive a Torino dove si è laureato in ingegneria elettronica presso il Politecnico. Nel tempo libero si è dedicato alla pittura e alla scultura partecipando a diverse mostre collettive. Ultimamente è tornato al suo vecchio amore: la poesia ed i racconti e ha pubblicato il suo primo volume I fiori del sole. Ha partecipato ad alcuni concorsi in cui è stato premiato. Con Carta e Penna Editore ha pubblicato, nel 2005, la silloge poetica Un altro domani.
Dalla prefazione di Santi Zagami: "Roberto Bruciapaglia sa cogliere tempestivamente "l'ispirazione fugace"e la traduce in poetici versi. C'è nel poeta un vago senso di rimpianto che lo fa meditare per un "tempo ormai lontano" ed evidenzia, con malinconia, il fatto che non torna più. Egli, in diversi suoi spunti, accenna alla "speranza" che gli dà forza e serenità. Cito, ad esempio, la poesia "Ancora": Ancora / ad inventare / il sapore della vita… Infatti, dal sapore della vita scaturisce la "speranza" di un domani sereno, forse migliore, ed il poeta spera, almeno sottovoce. Le ansie e le delusioni di "ieri" svaniscono al pensiero di un " diverso domani" che sarà, negli intenti dell'autore, più fecondo. La vita continua e Roberto Bruciapaglia, nella sua opera, ha creato un poetico legame tra "passato" e "presente", che si proietta in un meraviglioso e fantastico "domani".

TORINO, UN INVERNO ANNI '60 - 13 €

Affresco di una Torino anni '60, costellata di personaggi ed episodi. Dal primo capitolo:
Ricordo di Chiaretta
Nel buio della notte, le finestre illuminate, tutte eguali, tutte ordinate in file parallele, davano una sensazione di fredda immobilità e di costrizione. Torino gli appariva improvvisamente disabitata, deserta, mentre nell'aria ristagnava una sensazione di vuoto sinistramente silenzioso.
Via Dei Mercanti aveva assunto l'aspetto di un carcere senza inferriate che si snodava, interminabile, sotto la luce giallognola e sbiadita dei rari lampioni e delle sue finestre simmetriche. Alberto voleva uscire da quell'incubo che sembrava stringergli la gola quasi a soffocarlo, ma continuava a camminare come ipnotizzato e affascinato dalle luci lontane, che si stagliavano in fondo alla strada. Teneva le mani sprofondate nelle tasche e aveva rialzato il bavero del cappotto per ripararsi meglio dalla nebbia che si avvitava intorno a lui, penetrando inesorabile in tutte le aperture che riusciva a trovare. Improvviso, lo sferragliare di una vettura tranviaria lo liberò dall'incubo; ansimava e nonostante il freddo pungente aveva la fronte imperlata di sudore.






Ore notturne

Le ore della notte
si assiepano,
rincorrendosi
dal crepuscolo all'alba,
incuranti
del mio respiro insonne,
mentre le stelle,
appese a invisibili fili,
sono più vive
del silenzio
che si ripercuote
fra le pareti vuote
del mio cuore stanco.
Aspetto con ansia
il grido stridente del gallo,
per sapere
se sono ancora vivo.


Domani

Il complice soffio
di una leggera brezza,
sussurra languidi
ritorni di attesa.
        I pensieri
        danzano improvvisi
        come piume senza peso
        sollevate del respiro del vento.
La lacrima
cade improvvisa
nello specchio dell'acqua
a scompigliare, inaspettata,
l'immagine riflessa
che si allontana, tremula,
in cerchi sempre più ampi.
        Il respiro
        ha assunto il ritmo dell'affanno
        e lo sguardo appannato
        ricerca nel mosaico scomposto
        una parvenza di appiglio
        per sperare ancora nel domani.


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