Luisa Bolleri è nata a Fiesole (Fi) e vive a Empoli con la sua famiglia.
Esordisce nel 2011 con il romanzo Noir “QUELLA NOTTE” - Ibiskos Editrice Risolo - in cui si affrontano due temi: la violenza sulle donne e il disagio mentale. Otto riconoscimenti a vari premi letterari. A fine 2013 il Thriller Psicologico “L'INCUBO” – Leonida Edizioni – Vincitore del Premio Internazionale “Il Convivio” 2013, che affronta le problematiche legate agli incubi ricorrenti di Giorgia, divenuta vedova dopo lo strano suicidio del marito.
Sempre di dicembre 2013 il Noir “IL TUNNEL” – Ibiskos Editrice Risolo – Vincitore del “Premio IbiskosNoir” 2012, ambientato in una Firenze anni Ottanta, sul tema dello Stalking.
Il romanzo “Il segreto di Giulia” è Finalista al “Premio Letterario Nazionale Bukowski” 2014 di Viareggio (LU).
Di gennaio 2015 il romanzo “PIOGGIA” – Premio Speciale al Premio Internazionale “San Domenichino” 2013 di Ronchi (MS) e Finalista al “Premio Cingari” 2014 di Gerace (RC) – che, sullo sfondo storico dell'alluvione di Firenze del 1966, affronta la storia di una famiglia di provincia che andrà incontro alla propria disgregazione.
Numerosi racconti e poesie, premiati o classificati, compaiono in varie antologie.
L'autrice collabora anche a Riviste Letterarie, tra cui Euterpe, ed è stato membro di giuria in Premi Letterari, tra i quali il “Concorso letterario Segreti di Pulcinella” e il “Premio Ponte Vecchio”.


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UN LEGAME INDISSOLUBILE

Anche quel giorno volgevaormai al termine. Fuori era buio. Sopportavo malvolentieri la luce artificialeche illuminava il salotto. Era falsa, mutava i colori, aggrediva i pensieri.
Ogni giorno,ultimamente,si dispiegavauguale agli altri. Un susseguirsi monocorde di avvenimenti replicati all'infinito. Tutto si restringeva ai più scarsi atti essenziali alla sopravvivenza. Alzarsi, lavarsi, nutrirsi, dormire. E poi di nuovo.
I movimenti si eranosfoltiti, diradati,fino a ridursi all'indispensabile. La vita si eratrasformata inuna squallida trasmissione riprodotta all'infinito. Senza attrazione, senza incanto.
Inconsapevole, negli ultimi anni ero scivolato in un vortice che aveva stritolato la realtà, per lasciare intatti facsimili di vita. In mezzo a quel gorgo,un muro bianco da fissare, su cui specchiarmi e trascorrere il tempoinesauribile, tra nebbie di ricordi e volatili fantasie.
Mi sforzai di distogliere l'attenzione da quel nulla, avvicinandomi alla finestra. Stava diventando faticoso anche fare pochi passi. Colpa della vecchiaia. Mi sorressi al davanzale. Stare in piedi mi rendeva insicuro. Mi rendevo conto di essere in fondo alla discesa. Davanti a me un solo traguardo, l'ultimo.
Quelche mi faceva più paura era perdere la lucidità o peggio essere di peso agli altri. In tutta la vita avevo evitato di pensare a quanta sofferenza potesse causare la vecchiaia, ma adesso era un argomento che la mia coscienza non poteva più evitare di affrontare.
Io, che avevo lavorato come insegnante di latino al liceo, che ci tenevo tanto a esercitare la memoria e le capacità logiche, ultimamente dimenticavo piccole cose, quali che giorno fosse o cos'avessi mangiato la sera prima a cena o dove avessi messo gli occhiali. Sciocchezze per il momento, ma ero vigile e segnavo come un arbitro i falli subiti, senza pietismi. La mente è un meccanismo delicato. Talvolta nasconde nei suoi oscuri meandri misteri imperscrutabili. Qualche voltaallentavo la presa, lasciavo andare. In quei momenti non avevo più forze per lottare.
Anna ascoltò i miei borbottii con un mezzo sorriso. “Ringrazia, Giulio, che a te sta capitando adesso che hai ottant'anni. A me capita già da tanto…” disse per consolarmi. “Devi fartene una ragione” aggiunse con uno sguardo d'indulgenza.
Mia moglie era incredibile, un'inguaribile ottimista. Sarebbe riuscita a trovare il lato positivo anche inuna guerra di trincea. “Non siamo più giovani come quando ci siamo conosciuti…” disse, colmadi comprensione.
Non ne conoscevo il meccanismo preciso, ma ogni volta che la guardavo negli occhi la mia mente tornavaal momento in cui l'avevo conosciuta. I suoi occhi neri, profondi, ammaliatori, misteriosi… Due lucidi pozzi senza fondo in cui avevo deciso fin da subito che mi sarei smarrito volentieri per provare a scoprirne i segreti.
Aveva diciassette anni ed era di una bellezza sconvolgente. Più tardi seppi che ogni ragazzo della compagnia era cotto di lei, ma lei scelse proprio me. Avrei fatto qualunque cosa per dimostrarle il mio amore, ma lei mi sorrise e in quel momento mi regalò la sua vita. Fu allora che i nostri destini si unirono, proseguendo per una strada forse già tracciata.
Da allora non ci eravamo più divisi. Avevamo vissuto gli anni trascorsi in una felicità assoluta.
Avevamo avuto tre figli che ora erano sparsi per il mondo e si ricordavano di noi due soltanto per le ricorrenze. Non erano cattivi ragazzi, tutt'altro, ma erano impegnati a costruirsi una carriera o a cercare il successo, provando a centrare obiettivi sempre più ambiziosi. Così da tempo eravamo rimasti soli. Noi due, in quella grande casa che aveva visto giorni migliori e viveva dei colori del passato.
Memorie care che tornavano a vibrare dentro quelle stanze e talvolta si confondevano con il presente, vaghe testimoni di giorni di grande gioia. Ogni oggetto accoglieva frammenti del nostro passato. Voci di bimbi, carezze d'amore, ma anche grida e litigi, poiché la vita è fatta anche di questo. Mettevamo passione in tutto ciò che facevamo e spesso i nostri caratteri si scontravano, ma alla fine facevamo pace e dimenticavamo i nostri diverbi.
“Senti, Anna… C'è una cosa che, ancora a distanza di tanti anni, non mi so spiegare. Tra tanti giovanotti che ti ronzavano intorno, allora, perché scegliesti proprio me?” le chiesi.
Non sapevo bene quale fosse il motivo, ma quella era stata una domanda che mi era sempre rimasta dentro. Inespressa, come la paura di perderla, di rimanere senza quella luce nel buio che aveva rischiarato tutta la mia vita.
Lei mi si avvicinò. Aveva gli occhi scuri, profondi come la notte, intelligenti e sensuali proprio come da giovane. Tutto il resto aveva subito gli attacchi del tempo, ma stranamente quegli occhi no. Mi appoggiò le mani sulle spalle e io mi allacciai alla sua vita. Due ballerini alla fine della musica.“Perché ti ho amato dal primo momento che ti ho visto” sussurrò con semplicità. “Non chiedermi altro, so soltanto che il mio cuore, quando ti vedevo nei paraggi, aumentava i battiti.”
Avvicinai la mia bocca alla sua e le detti un bacio colmo di amore. “Sai, se tu mi avessi fatto la stessa domanda, anch'io avrei risposto nello stesso modo. Quando ti vedevo, mi si rimescolava il sangue… All'inizio pensavo di essere attratto solo dalla tua bellezza, ma era molto di più. Ben presto mi resi conto che non c'era una sola cosa che non amavo di te. Amavo i tuoi pensieri, la tua forza, la tua gentilezza. Tu eri parte di me già allora.”
Lei rise:“Ho sempre apprezzato la tua vena romantica. E' qualcosa che molte donne non sperimentano mai nel proprio uomo… Adesso però, vista l'ora, sarà meglio andare a letto.”
Senza rivelarle quanto mi sentissi debole, la seguii in camera. Ero così stanco che, dopo aver chiuso gli occhi, ricordo soltanto di aver detto Buonanotte!

***

Monica era al telefono con il maggiore dei suoi fratelli, la porta chiusa. La casa era silenziosa. “Ma, tu non ti rendi conto, Saverio. Come faccio a dirgli la verità? Lui è felice così, non posso parlargliene! Se lo vedessi, è una cosa incredibile come si trasforma al solo pensiero di lei. Quando mi guarda, vede la mamma. Forse è perché ho ereditato i suoi occhi, i suoi capelli scuri, non so… No, non me la sento di dargli questo dolore. Magari tra un po' di tempo si renderà conto che la mamma è morta, capirà, ricorderà. Non so, però, se quel giorno riuscirà a trovare la forza per continuare a vivere…”.Riattaccò la cornetta e sedette sul divano. Cominciò a pensare a se stessa, ai suoi fallimenti sentimentali, alla sua solitudine. Quell'esempio di perfezione non l'aveva aiutata. Era certa che non avrebbe mai potuto trovare un uomo capace di amarla in un modo così totale.Era un sentimento che andava oltre il carattere, oltre le difficoltà del vivere quotidiano, oltre tutto. E adesso anche oltre la vita. Un legame indissolubile che l'inconscio di suo padre si rifiutava di rompere, inventandosi una realtà immaginaria in cui la sua adorata Anna viveva ancora accanto a lui. E chi era lei per distruggere questo sogno?
Dormi papà, ti voglio bene.


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