MARIATERESA BIASION MARTINELLI è nata a Cinte Tesino (Trento) il 05-03-1956, abita ad Orbassano (TO), con il marito Daniele. Ha due figli: Davide ed Elisa e 4 nipoti: Gabriel, Pierdavide, Aurora e Lavinia.

E’ diplomata Ragioniere e Perito commerciale.

Scrive dal 1990 circa.

Partecipa ai concorsi dal 1993, anno in cui vince il 1° Premio per la Poesia Inedita: “SETTEMBRE A MILANO”.

Negli anni 1993/1999, consegue altri 3 Primi premi, 2 Secondi premi e 2 Terzi premi, oltre a classificarsi molte volte nei primi 10 Posti ed ottenere varie Segnalazioni e Diplomi di Merito e d’Onore.

Dal 2000 a  MARZO 2013  consegue 22 Primi Premi, 17 Secondi Premi e  18 Terzi  Premi, oltre a classificarsi molte volte nei primi 10 posti ed ottenere varie Segnalazioni, Diplomi di merito e d’Onore e Premi Speciali.

Nel 2004, il suo racconto: “IMMAGINI ALLO SPECCHIO” è stato inserito nel volume: “IO ALLO SPECCHIO – racconti di donne”, selezionato dalla Scuola Holden di Milano per la Sperling & Kupfer Editori

Nel 2005 ha vinto IL XVIII TROFEO INTERNAZIONALE POESIA ED ARTE A MILANO – BORGO DEGLI ARTISTI  per la poesia , premio assegnato all’artista che nel Concorso: “SETTEMBRE A MILANO”  è risultato migliore in assoluto per l’anno in corso.

E’ presente in diverse antologie:
PLEIADI

AGENDA DEI POETI

OTTIMESIA (ideata e curata da Giuseppina Ranalli - Carta e Penna Ed.).

PENNA D’AUTORE (varie edizioni)

ANTOLOGIE DEI PREMI CUI HA PARTECIPATO

ENCICLOPEDIA DEGLI AUTORI ITALIANI – EDITO DA PENNA D’AUTORE

I GRANDI CLASSICI DELLA POESIA ITALIANA 1°E 2°  VOL. EDITI DA PENNA D’AUTORE.

Ha pubblicato quattro Raccolte di poesie (Ed. ALI PENNA D’AUTORE):

PAESAGGI DELL’ANIMA (1999)

PAGINE FRA LE PAGINE  (2001)

NEI MIEI VERSI LA MIA ANIMA (2003) (Per aver conseguito il 1° Premio in: SCRIVIAMO UN LIBRO INSIEME.)

ARCOBALENO DI VERSI (2007)

E’ presente con 15 Poesie in:
POESIANDO – GET CHIVASSO  e  POESIANDO  -EDIMAURO CHIVASSO

E’ Associata da molti anni alle Ass/ni  PENNA D’AUTORE e CARTA E PENNA e al CLUB DEI CENTO.

Ha collaborato con autori vari, scrivendo molte INTRODUZIONI, RECENSIONI E POSTFAZIONI, per i loro volumi. Nel 2006 ha collaborato con la Dott.ssa Cristina Contilli alla realizzazione dei volumi: “ALESSANDRO POERIO – POESIE SCELTE”e “ANTOLOGIA DELLE POETESSE ROMANTICHE ITALIANE” , per la Collana: “RISCOPRIRE L’OTTOCENTO”, Carta e Penna Editore e di due volumi su Ugo Foscolo,  per una casa Editrice greca.

Collabora con la rivista. “IL SALOTTO DEGLI AUTORI”

Nel 2008,  pubblica la raccolta di racconti: “FRAMMENTI DI VITA”, CARTA E PENNA EDITORE, per aver conseguito il 1° Premio,nella sezione a tema,del Concorso: “PRADER WILLI 2007”.

Nel 2009 si classifica 2a nell’8° PREMIO LETTERARIO indetto dal settimanale, ad ampia diffusione nazionale, “INTIMITA’”, con il racconto: “CLARISSA E L’AMORE PIU’ GRANDE”, scelto dapprima da una giuria di qualità, come finalista, insieme ad altri tre e poi votato dalle lettrici.

Nel 2010, riceve IL PREMIO ALLA CARRIERA di RADIO ITALIA UNO (TO), proposto dal CLUB DEI CENTO.

Per contattare direttamente l'autrice: Invia una mail





L'autrice alla cerimonia di premiazione del settimanale INTIMITA'


FRAMMENTI DI VITA - ISBN: 978-88-89209-79-0 - prezzo: 15,00
Primo Premio Sezione Poesia a Tema Premio Letterario Internazionale Prader Willi - Quarta edizione

Dalla prefazione: "Il libro di Mariateresa Biasion Martinelli, costituito da racconti che sono stati scritti nell'arco degli ultimi dieci, quindici anni, da quando cioè l'autrice ha cominciato a cimentarsi anche nella scrittura in prosa, rappresenta, per questa ragione, l'evoluzione delle sue capacità narrative. Noi infatti conosciamo Mariateresa Biasion Martinelli principalmente come poetessa, e siamo abituati al suo personalissimo stile, capace di evocare emozioni, immagini, sensazioni profonde, semplicemente usando le parole, poche parole, distribuite come solo lei sa fare, in armoniosi versi, trasformandole in canto dell'anima. Il libro si apre e si chiude proprio con una poesia, come se l'autrice avesse voluto aprire e chiudere una parentesi, una sorta di inciso per raccontare di più, per esplicitare maggiormente i contenuti del suo universo interiore che le sono sembrati irraggiungibili con la poesia, e quindi indescrivibili in versi. Mariateresa Biasion Martinelli ha trovato nel racconto una forma espressiva più soddisfacente per rispondere all'urgente desiderio di ricordare lei, la nonna Alceste, alla quale il libro è dedicato, perché nell'intreccio narrativo tra realtà e finzione, la sua storia ne rappresenta il nucleo, la struttura portante.
...
Insomma "Frammenti di vita" è un libro che deve essere prima letto tutto in un fiato, perché afferra il lettore incuriosendolo e commuovendolo, e quasi non si lascia chiudere prima di essere giunti all'ultima pagina, ma che dopo richiede una rilettura più attenta per coglierne i messaggi, i dettagli delle descrizioni, le emozioni nelle loro più profonde sfaccettature. Leggerlo ci confermerà la vocazione dell'autrice non solo verso la poesia, ma per la scrittura in genere, regalandole l'immortalità nel panorama letterario del nostro secolo.

Giuseppina Ranalli



Nessun amore è perfetto, ma ogni amore racchiude in sé un'ombra di perfezione.

PERFETTIBILI AMORI

Piange la notte
lacrime di nero velluto,
mentre il buio,
lacera,
indifferente,
incubi e sogni.
Incurante e crudele,
imprigiona
anime ferite
da mercenarie passioni,
consumate su strade
ormai deserte
di ogni residua dignità
e
spegne faville di gioia,
sprigionate
da ardenti amplessi,
tessuti su talami,
coperti da veli,
color di madreperla.
Ma le lacrime della notte
bagnano ogni volto
sorpreso dall'amore,
e
acuminate come spine,
o dolci come miele d'acacia,
trasformano il deserto
in rivoli cristallini,
cancellando ogni granello
di umana imperfezione.



I RAGAZZI DI NASSIRYA - (12-11-2003)

Ma io vi dico: amate i vostri nemici, che merito c'è ad amare gli amici.
(Gesù)


Nere ali,
avvoltoi di morte,
nel mattino senza sole
di Nassirya.

Crateri di sangue,
brandelli di vita
nell'aria immobile
di Nassirya.

Urla silenziose,
anime divelte,
nelle strade polverose
di Nassirya.

Non così
dovevate lasciare
la terra martoriata
di Nassirya.



E VENNE LA PACE...

E venne la pace...
e fu come credere
che avremmo potuto
ridere ancora
e cantare
e gioire
e sperare...
Contando le croci,
un battito d'ali
germogliò fra gli steli
bruciati dal gelo
e una bianca farfalla
si posò sulle braccia protese
di legni percossi dal vento.
Una goccia di pioggia
bagnò gli occhi sbarrati
di un bimbo.
E nel pianto sgorgò
il suo primo sorriso.
Un raggio di sole
scaldò quelle mani
unite in preghiera. Ed allora..., venne la pace.



LO SCRIGNO DEL CUORE

Conservo nel cuore
le parole non dette,
i versi non scritti,
le carezze non date:
prezioso tesoro
di antichi gioielli,
racchiusi
nello scrigno della vita,
abitata
dai nostri silenzi
non vuoti
di quelle parole,
di quei versi,
di quelle carezze...



SILENZI

Nei silenzi abitati
dai cupi fantasmi
del passato,
dall'affannoso respiro
del presente,
dalla sterile attesa
del futuro,
consumiamo
vite parallele,
che non s'incontrano
negli universi
dell'indifferenza.
Nei silenzi popolati
di parole
che consolano,
di gesti
che soccorrono,
di affetti
che abbracciano,
percorriamo
sentieri
che s'intrecciano,
nei fili
di esistenze vissute
nel cuore
dell'umana, condivisa
fragilità.




RIFLESSI

Ho temuto
di scordare
la tua voce,
ma ne ho sentito
gli echi
nel silenzio del bosco.
Ho temuto
di non ricordare
il rumore
dei tuoi passi,
ma ne ho seguito
le orme
nel cammino della vita.
Ho temuto
di poter cancellare
i contorni
del tuo volto,
ma li riscopro
ogni giorno
in quello di mio figlio.
Ho temuto
di dimenticare
il colore
dei tuoi occhi,
ma l’ho ritrovato
nel verde dei miei,
riflessi
nello specchio incancellabile
dei ricordi.



A MIO MARITO

Nei giorni crudeli
del dolore,
nei giorni disperati
del rimpianto,
nel buio di notti
di veglia,
nel chiarore
di un'alba nuova,
tu sei stato con me.
Grazie,
per i tuoi abbracci
di conforto,
per le tue parole,
sincere
nella loro crudezza,
per avermi sempre
detto la verità,
grazie,
compagno della mia vita.



Per sempre. Sulla tua pelle.

di Maria Teresa Biasion Martinelli


Non appena vide quel volto dai tratti marcati, i lunghi capelli liberi nel vento, la ragazze pensò: “Ecco è lui che vorrei sulla mia pelle! Chissà a quale tribù appartiene? Chi furono i suoi antenati? Verso quali orizzonti è rivolto il tuo sguardo?”.
Quel viso l'aveva irrimediabilmente conquistata. “quale nome gli avrà dato suo padre?” si chiese la ragazza, prima che il sonno chiudesse i suoi occhi.

La prateria era avvolta nel buio di una fredda notte invernale, rischiarata soltanto da una sottile falce di luna. I lupi ululavano affamati, così vicini al villaggio da lasciare le impronte sulla neve fresca, lungo il recinto dei cavalli.

Nel tepee, chiuso da una pelle di montone, la ragazza dormiva, i lunghi capelli biondi incorniciavano un viso d'alabastro. Ad un tratto, un ululato più forte la svegliò, gli occhi neri si spalancarono terrorizzati. Balzò a sedere sul giaciglio, senza sapere dove si trovasse, chi l'avesse condotta in quello strano luogo: chi era? Che cosa era accaduto? Perché non ricordava nulla di sé?
Il fuoco si stava spegnendo, istintivamente, aggiunse della legna per ravvivarlo e disperdere quella sensazione di vuoto e di freddo.
La pelle di montone si spostò all'improvviso e, nell'apertura, apparve un volto, rischiarato dalla debole luce lunare: era un indiano, dai lunghi capelli, gli occhi neri, ma buoni: “Non aver paura, terrò lontano da te ogni pericolo!" disse e scomparve.
La giovane si riaddormentò, rassicurata, come se avesse già conosciuto quell'uomo e sapesse di potersi fidare di lui.

La mattina risvegliò il campo indiano: la giovane bianca uscì dalla tenda: si sentiva confusa, era consapevole di essere molto diversa dalla gente del villaggio: i suoi capelli e la sua pelle erano chiari, soltanto gli occhi erano neri come quelli della gente che la guardava, come se la conoscesse, quasi fosse con loro da lungo tempo.
Nonostante la sua memoria fosse un foglio bianco e nonostante non trovasse alcun senso di appartenenza verso la tribù, si sentiva quasi serena, priva di qualsiasi timore. Scese al fiume per lavarsi. La gonna e la camicia che indossava erano consumate. Una giovane indiana le porse una tunica di morbida pelle di daino, dei mocassini ed una pelliccia di volpe per proteggersi dai rigori dell'inverno.
Lungo la riva, donne e bambini si immergevano in quelle acque gelide.
Ad un tratto, fra gli alberi, apparve lo stesso guerriero che l'aveva rassicurata durante la notte. Fra i capelli corvini piume bianche decoravano le lunghe trecce, il suo cavallo, dal manto nero e lucido, ispirava la stessa forza dell'uomo.
Improvvisamente, senza una ragione apparente la ragazza lo chiamò “NUBE che CORRE" ed egli incredibilmente, le rispose con un cenno della mano, poi sparì nel bosco.
"Ma perché conosco il suo nome: era stata un'ispirazione dovuta alla sua immagine o sapeva che si chiamava così?" pensò la giovane turbata, ma non trovò nessuna risposta. L'inverno trascorse lento e rigido; mille interrogativi turbavano le notti della fanciulla: com'era giunta al campo indiano? Non parlando la lingua della tribù, non poteva chiedere alcuna spiegazione.

Ogni volta che incontrava qualche difficoltà NUBE che CORRE era accanto a lei per aiutarla, anche se non le parlò più, forse aveva sognato anche le parole sentite la prima notte in cui l'aveva scorto nell'apertura del tepee.
Nonostante l'amnesia e la nostalgia di un mondo dimenticato, ma che doveva appartenerle, la ragazza si trovava bene con gli Indiani.
Piano, piano, acquisì le loro abitudini, imparò ad apprezzare il loro cibo, iniziò a parlare la loro lingua. Capì, cosi, che la chiamavano: "RAGAZZA di LUNA" perché la sua pelle e i suoi capelli erano lucenti come l'astro notturno.
Non smise mai di chiedersi chi fosse, da dove provenisse, perché si trovasse lì, ma, vedendo che tutti la trattavano come fosse cresciuta con loro, non osò rivolgere alcuna di quelle domande.

Era ormai primavera, nuove creature popolavano il bosco, uscendo dalle tane; nuovi fiori spuntavano sulle rive dei ruscelli, resi impetuosi dal disgelo.
Con l'arrivo della bella stagione, la RAGAZZA di LUNA, anziché rifiorire, cadde in una profonda tristezza, e a nulla sembrava valere l'affetto dei suoi amici, che la trattavano come una principessa ed ai quali era ormai affezionata.
I fiori, il canto degli uccelli, gli scoiattoli, le lepri, la vita che rinasceva, aumentavano il suo desiderio di sapere.
Una sera, mentre intrecciava i suoi lunghi capelli, NUBE che CORRE le si avvicinò e le parlò usando per la prima volta una lingua familiare: "Perché sei triste, RAGAZZA di LUNA, come puoi provare nostalgia per ciò che hai dimenticato?"
Lei non rispose, ma sentì le lacrime pungerle gli occhi e scenderle lungo il viso, mentre la sua anima era divisa fra un mondo che aveva scordato, ma che sapeva appartenerle, ed uno che aveva imparato ad amare e di cui faceva parte quel giovane e valoroso guerriero.
NUBE che CORRE, incapace di resistere a quel muto dolore, spronò il cavallo e scomparve tre gli alberi.

La sera, mentre la RAGAZZA di LUNA cercava di dormire, nell'apertura del tepee apparve il volto di NUBE che CORRE. "Vieni - la esortò- ti riporto al tuo mondo, ricorderai il tuo passato e scorderai questi mesi trascorsi con noi, soltanto l'immagine del mio volto rimarrà sempre con te, sulla tua pelle di luna!"
Poi l'aiutò a salire sul suo cavallo, i lunghi capelli corvini uniti a quelli biondi, nel vento di primavera.
La ragazza si svegliò nel suo letto, nella stanza a lei cosi familiare, nel colorato disordine. Avverti un leggero dolore alla spalla sinistra.
Si alzò e corse verso il grande specchio dell'armadio, guardò la spalla e, nonostante il lieve bruciore, sorrise, soddisfatta e felice.
"Ti chiamerò NUBE che CORRE è un nome che ti si addice, con quei capelli scompigliati dal vento, devi essere stato un guerriero valoroso, che cavalcava nelle praterie della tua terra, su di un magnifico cavallo." esclamò la ragazza, ammirando il bel volto riflesso, tatuato sulla sua pelle. E, nonostante l'allegria, senti una fitta al cuore, e una lieve carezza, come un leggero soffio d'aria..
Lei non ricordava nulla della promessa fattale in sogno o chissà dove, da NUBE che CORRE, ma lui l'aveva mantenuta: la sua immagine sarebbe rimasta con lei, sulla sua pelle di luna, per sempre.



Aforismi: sì grazie!

Il vocabolario della lingua italiana lo definisce così: aforisma: n.m., massima, sentenza, definizione, che in brevi e succose parole riassume e racchiude il risultato di precedenti considerazioni, osservazioni ed esperienze. Aggiungerei: piccoli spilli, appuntati sul taccuino della vita. Forse oggi parlare di aforismi, può sembrare anacronistico, ma queste piccole perle di saggezza ed ironia, credo siano sempre vive e stimolanti.
Chi di noi non ha tentato in un apparentemente elementare tentativo di scrittura, di inventare definizioni, tra lo scherzoso ed il profondo, fra il serio ed il faceto, di alcune parole che richiamano concetti filosofici o pseudo-tali. È importante capire che queste massime non contengono necessariamente verità inconfutabili, sarebbe retorico ed anche ridicolo nonché poco saggio soltanto pensarlo. Esistono, come in tutte le forme di scrittura, aforismi totalmente banali e privi di senso, altri che non condividiamo (è scontato affermalo). Del resto, l’autore esprime un proprio concetto e, quindi, un pensiero condivisibile o meno. Nel 1997, attraverso un concorso, è stato pubblicato un volumetto che richiedeva agli autori: “Un aforisma per il prossimo millennio” a cura di Domenico Cara.
Spero di non annoiare nessuno riportando alcuni aforismi da me inviati e ritenuti adatti alla pubblicazione. I temi erano rigorosamente fissati ma vari, eccone alcuni:
APPARENZA: la carta d’identità degli sciocchi.
AVIDITÀ: stato bulimico dell’egoista.
IO: dove la grammatica e la realtà s’incontrano perfettamente e cioè: io, prima persona, ed unica, singolare.
IRREGOLARE: tutto ciò che non assomiglia al nostro pregiudizio.
MEDIOCRITÀ: stato perenne del materialista.
METAMORFOSI: l’abito della falsità.
PERDITA: oggi, attualmente: grave lutto economico, mancanza di utili aziendali.
SILENZIO: il grande assente del nuovo millennio.
UTOPIA: la grande fede che sconfisse i tiranni.
Spero di essere riuscita ad esprimere una certa ironia! Mi auguro che un argomento così insolito sia riuscito ad interessare qualche lettore e, soprattutto, ad avvicinare alla scrittura coloro che vorrebbero provare a farlo, ma non si sentono pronti a lunghi discorsi.

 



Homepage