La mia storia non si può esaurire in poche righe contenenti:
nome - Elisa Virginia,
cognome - Belfiore,
luogo di nascita e residenza - Foggia,
professione – insegnante,
età - lasciamo perdere,
opere - vari racconti, un romanzo, alcune poesie, monologhi e testi teatrali,
perché la questione è molto più complicata. La sottoscritta nasceva come incline alle arti, le piaceva disegnare, dipingere, scribacchiare elucubrazioni e fantasticare molto. La vita e una carenza di determinazione la condussero a un'altalena schizofrenica di scelte e sentieri quasi obbligati, fino a diventare, stabilmente, dipendente del Ministero Istruzione come docente. L'insegnante razionale, tuttavia, deve ancora combattere con l'affabulatrice, così si venuta a creare una doppia personalità. Dentro l'assennata e realistica lavoratrice permane ancora “il fanciullino”, l'ego recondito che si ostina a credere nella fantasia e nelle meravigliose deviazioni della mente.
Perché scrivere, tuttavia, se basterebbe sognare? Ci si chiede spesso come mai la gente se improvvisi scrittore/scrittrice senza averne le doti, senza saper avvincere con i propri elaborati (non so se la sognatrice rientra in questa categoria). La risposta che sa dare la sottoscritta, che forse vale anche per tanti altri, è la sensazione di benessere provato quando la tastiera del computer serve finalmente per creare! In quei momenti spariscono gli squallori quotidiani e un'ondata prepotente di endorfine si diffonde per le circonvoluzioni cerebrali, creando un mondo parallelo che non ci regala nessuno, se non ce lo procuriamo noi stessi.
Non diventeremo famosi, noi scribacchini ostinati, né ricchi, forse nemmeno benestanti, ma almeno avremo lasciato una traccia nel micro mondo e smosso le acque stagnanti dell'uniformità generale.


Il senso della vita

Non ti accorgi, uomo, che da quando vieni al mondo
per sempre vai in cerca del senso della vita
se non lo trovi sei perduto e solo
piangi e urli la tua disperazione.
Non sai, uomo, che a due anni l'hai già sfiorato,
nello sguardo di tua madre.
A dieci lo conquisti mentre vai,
mano nella mano, con il tuo amico.
A sedici sei padrone del mondo, quando le tue labbra
si poggiano sulla bocca di una ragazza.
Ma a vent'anni l'hai già perso,
e non lo sai più ritrovare.
Hai lo sguardo confuso, appannato,
vaghi senza meta nella nebbia dell'esistenza.
Hai cercato invano,
hai cercato tanto lontano la mente persa
nei vuoti fantasmi trasmessi dai media,
li hai toccati
e hai visto che la mano affondava nel nulla.
Hai indagato nei meandri tortuosi del cieco arrivismo,
quando eri in cima tutti ti odiavano.
Hai scrutato nel tuo stesso rancore,
coltivato e curato come una spietata orchidea.
A volte ti sembra di carpirlo
nella nera ebbrezza delle droghe,
ma ha senso l'illusione mortale?
Ti sembra di scorgerlo in un coltello,
puntato alla gola del nemico,
guarda bene: stai uccidendo te stesso.
Ti sembra di sentirlo in un salto nel vuoto,
nemmeno gli angeli ti sorreggeranno.
Guarda uomo, guardati bene intorno,
non tentare di strappare dallo specchio
il ragazzo che è svanito,
vedresti una sagoma inaridita,
con l'espressione digrignante della morte.
Guarda i tuoi figli, loro ti vedono,
non vogliono cancellare la tua vita.
Guarda la tua compagna mentre dorme, lei ti vede,
nella profondità del suo essere.
Guarda tua madre, ti ama perché ti vede,
inondi di gioventù i suoi penosi anni.
E quando arriverà il cupo giorno,
in cui la tua disperazione non trasparirà più,
dal viso impassibile, di cemento,
allora, allora chiederai l'aiuto di chi
non può mai esserti inferiore.
Scoprirai che il senso della vita era lì,
celato tra le righe di una semplice preghiera,
su cui dovevi chinare lo sguardo superbo,
di uomo invalicabile, di ragazzo smarrito.


RECENSIONE DEL ROMANZO “COME IL CEDRO DEL LIBANO” – BASTOGI EDITORE

Molteplici sfaccettature per un romanzo che presenta gioie, sofferenze, amore, in una terra ostica e ostile, ma rimpianta: l'ambiente e i personaggi sono associati in un interagire continuo, a volte comico a volte tragico, in cui si potranno riconoscere tutti quelli che hanno vissuto nella seconda metà del secolo trascorso, in qualsiasi cittadina meridionale. Si può affermare, infatti, che, almeno all'inizio del libro, la città è la vera protagonista.
I personaggi principali, Anna e Claudio, nascono in una società restia ai cambiamenti e perciò si trovano ad affrontare la propria crescita non senza difficoltà, combattuti, essi stessi, fra tradizioni, da cui tuttavia dipendono affettivamente, e la voglia di rinnovare la propria vita, cercando un modo di esistere che dia finalmente ragione ai propri ideali.
I due ragazzi crescono nello stesso ambiente, sempre in forzato contatto tra loro, a casa come a scuola, e, in tal modo, affiorano spontaneamente sentimenti, altalenanti tra amore e affetto, combattuti e travagliati, a causa dei loro stessi temperamenti o per gli eventi da cui sono manovrati. Le storie dei ragazzi sono ambientate nel sud dell'Italia, dapprima in una soporifera cittadina pugliese, in seguito nella tumultuosa Napoli, dove soggiornano per gli studi universitari, con tutte le difficoltà che ciò comporta.
Sul comune filo conduttore della crescita, tutti i personaggi più giovani provocano e subiscono gli avvenimenti, in ambienti metropolitani che, nel frattempo, si popolano e si diversificano nei vari aspetti sociali, non sempre in maniera adeguata alle esigenze della vita 'moderna'. In tal modo l'evolversi dei tempi li obbliga ad adattarsi a situazioni nuove, verso cui giungono da soli, con tutti i disagi e le problematiche infantili, adolescenziali, giovanili, essendo gli adulti assenti o addirittura di disturbo per la sensibilità dei minori.
Inevitabilmente, quindi, i due ragazzi sono attirati l'uno verso l'altra, in un avvicendarsi di amicizia/amore/rifiuto, quasi supportandosi a vicenda nella difficile avventura della vita. Viaggiano in sintonia fra loro, fino a che la vita stessa non li mette di fronte alle prove più dure da affrontare.
In conclusione un'opera singolare, nel suo genere, che mette insieme, nella stessa misura, risate e lacrime, divertimento e passione e scorre agilmente tra due binari paralleli: il presente, grigio e appiattito, rappresentato dalla protagonista che rievoca; il passato, vario e ricco di vita, raccontato in terza persona, come se si assistesse alle scene di un film.
Come il cedro del Libano di Elisa Virginia Belfiore è il suo primo romanzo edito.

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