Ignazio Salvatore Basile, nato a Villasor, nella provincia di Cagliari, dove insegna diritto ed economia ed esercita la professione di avvocato. Nei primi anni ottanta, dopo svariati soggiorni all'estero per motivi di studio e di lavoro è attivo in diverse associazioni per la valorizzazione del patrimonio culturale sardo, con svariate produzioni letterarie in lingua sarda e numerosi riconoscimenti anche in campo scolastico.
Nella seconda metà degli anni '90 ha intensificato la sua produzione drammaturgica e poetica in lingua italiana. Nel 2005 e nel 2007 le sue opere teatrali "I promessi Sposi” versione drammaturgica in chiave moderna del capolavoro manzoniano, e “Sandali nella Polvere”, sono state selezionate per partecipare al concorso nazionale "Il Grifo D'oro" a Partanna (TP) con la Compagnia teatrale "Mattei" di cui è fondatore e coordinatore dal 2000. Con la stessa Compagnia, ha allestito la sua opera teatrale “I Reduci” che è stata selezionata nel 2008 come finalista al Concorso Nazionale per il Teatro nella Scuola di Serra Quirico (AN). Sempre con la Compagnia “Mattei” ha allestito due commedie musicali in lingua sarda “Afora sos Sardos” e “S'Urtima Jana” portate con successo a Madrid e a Sofia rispettivamente nel 2009 ne nel 2010. Negli ultimi quindici anni si è dedicato con particolare impegno alla composizione de “Il Poema della Creazione” opera poetica in rima ispirata alla Sacra Bibbia. I suoi lavori sono stati pubblicati in numerose Riviste ed Antologie specializzate. Ha inoltre pubblicato diversi volumi poetici con svariati editori e due romanzi con editori on line (print on demand): il primo "E quattro corvi voleranno", é il primo di una trilogia di ambientazione londinese; il secondo "Dalla Sicilia al Piemonte" é la storia vera di Gaspare Nicolosi che fu con Garibaldi sin dal primo sbarco a Marsala, sino a Teano, per poi entrare nei ranghi dell'Esercito Regio. Dal romanzo lo stesso autore ha tratto un libretto per Musical dal titolo "Un amore garibaldino", con le musiche del Maestro Franco Corda e le coreografie di Roberto Magnabosco, che é in fase di allestimento. Dal 2010 è Accademico dell'Acccademia Internazionale “Il Convivio” per meriti artistici. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti e, da ultimo, nel 2012 la sua silloge poetica "Canti di libertà, di solitudine e di amore" ha ottenuto il Primo Premio per opere edite indetto dall'Istituto Culturale Internazionale di Napoli. E' curatore di due blog: uno in lingua italiana http://albixpoeti.blog.tiscali.it, e l'altro in lingua inglese: http://poetryandmore-albixforpoetry.blogspot.com, ove vengono pubblicate anche le sue opere.

Venerdì Santo

Grazie Signore Gesù
Per essere venuto in mezzo a noi
A dimostrarci che si può vivere
Senza l'assillo del potere
Senza il miraggio del danaro
Senza la brama della carne!
Grazie Signore Gesù
Che Ti sei degnato
Di vestire panni di Uomo
Mostrandoci che si può
Essere offesi
Senza reagire minacciando
Derisi senza deridere
Colpiti senza odiare
E perdonando!
Come potremo mai dimenticarTi
Tu, che hai accettato
Di caricarTi le nostre colpe
E di morire per la nostra salvezza?
Grazie Signore Gesù
Che ci hai donato la speranza
Nella vita eterna!


La deriva della Civiltà 
(In morte del poeta Edoardo Sanguineti)

Il legno verde si è schiantato
Dal terzo piano in giù
Mentre Edoardo
come legno secco
è stato lasciato
due ore
ad aspettare
senza soccorso;
e le TV, le radio,
i giornali, la rete,
blateravano di eroi,
altro legno verde
mandato a morire
dai tronfi senatori
dai farisei del terzo millennio
in nome di una patria
senza più padri!

Ma che razza di Paese
È diventato mai questo
Dove i poeti vivono e muoiono
Nell'indifferenza
E le bagasce
Coi loro protettori
Fanno notizia
E dai novelli scribi
Godono di ampia eco
In un delirio di amplificatori
Che sembrano condurci alla deriva
Della civiltà?


Tema Sessione Estiva 1948

"Con riferimento alle vicende degli ultimi anni, parlate delle difficoltà  in mezzo alle quali si è svolta la vostra carriera e dite in che modo avreste voluto potervi meglio preparare alla vostra futura attività  professionale"

SVOLGIMENTO

Devo confessare di essere maturato precocemente, in mezzo ai dolori, a causa degli orribili misfatti che ho visto. Alla mia generazione rimane infatti il rimpianto di non avere goduto una fanciullezza serena, come sarebbe stato naturale.
Fino ai dieci anni ho trascorso dei giorni lieti insieme ai miei genitori e ai miei due fratelli più grandi, nati rispettivamente nel 1922 e nel 1926.
La nostra tranquilla esistenza si interruppe un giorno di giugno del 1940.
Ci fu un certo discorso alla radio che entusiasmಠtutti quanti, all'infuori di mia madre. Infatti, subito dopo quel discorso, mio fratello Carmelo, quello più grande, venne chiamato alle armi. Era scoppiata la guerra, così, all'improvviso. Mia mamma diveniva sempre più triste, mano a mano che passavano i giorni. A ottobre, rientrando a scuola dalle vacanze, non ritrovai più il mio caro maestro, ma una maestrina incaricata di svolgerci un programma di emergenza.
Fu un inverno molto duro e freddo: a scuola, come a casa, mancava la legna per le stufe e cominciarono le restrizioni di tutti i generi di consumo. Le cose peggiorarono l'anno successivo, quando venni iscritto alla scuola media: di fronte alle cose che accadevano nel mondo, la scuola finì all'ultimo posto.
Bisogna riconoscere che molti insegnanti facevano di tutto per dedicarsi alla nostra istruzione, ma era davvero difficile dimenticare le preoccupazioni e i pericoli che incombevano su tutti noi, unitamente al pensiero degli approvvigionamenti e ai lutti. Dopo l'estate del '43, quando già  eravamo stremati dagli affanni della guerra, un barlume di luce parve illuminare le nostre speranze di pace.
L'8 settembre la radio diffuse la notizia della firma dell'Armistizio, ma in casa mia le cose, purtroppo, peggiorarono. Infatti, mentre mio fratello Carmelo, in quanto appartenente all'Esercito Regolare Regio ci confermava che in seguito all'Armistizio i nuovi amici dell'Italia erano gli Alleati, l'altro mio fratello, Ninì, partì all'improvviso, lasciandoci tutti nella costernazione. Con una sua lettera, ai primi di ottobre di quel disgraziato 1943, ci informava di essersi arruolato volontario nell'esercito della Repubblica di Salò che, capeggiata dal Duce Benito Mussolini, era rimasta alleata dei Tedeschi.
Per mia madre e per noi tutti fu il colpo di grazia. Certo, nella mia povera, piccola testa non restava tanto spazio per gli studi. Nella nostra avventurosa e incosciente in- genuità, soprattutto tra coetanei e compagni di scuola, ci chiedevamo con chi ci saremmo schierati al momento della chiamata alle armi.
Io, poi, ero ancor più dibattuto dei miei compagni: sarei stato per il Re, come Carmelo? O con il Duce, come Ninì?
Mio padre mi tacitava nervosamente: "Che pensassi a studiare! E basta!"
Mia madre, a volte, senza un apparente motivo, mi stringeva convulsamente al petto: ed io capivo che aveva paura, anche per me. E ancor più mi strinse a sà©, tra lacrime di indicibile dolore e disperata rassegnazione, quando giunse la notizia che i miei due fratelli erano entrambi morti.
Nessuno ci spiegò mai come, ma io, nella mia allucinata fantasia, immaginavo che si fossero sparati, dai fronti contrapposti, senza neppure riconoscersi.
Poi, nel 1945, la guerra finì, anche se non finirono le nostre sofferenze. Io intanto stavo per completare il mio secondo anno all'Istituto Tecnico.
Certo che sento il rimpianto di non avere potuto studiare come avrei dovuto e voluto. Se guardo indietro non è però quello il rimpianto più grande: penso ai miei due fratelli, alle sofferenze e ai lutti di tutti gli Italiani per le ferite della guerra. Poco danno sarebbe il non conoscere le declinazioni del latino o essermi dimenticato qualcuno dei trenta e passa Imperatori di Roma! Ma, se guardo avanti, penso che almeno oggi ho la speranza di un futuro e ciò che ho perso in conoscenze di scuola, l'ho purtroppo imparato in esperienze di vita.
Spero perciò, concludendo, di essere all'altezza del grande compito che ci aspetta: quello di ricostruire un'Italia di nuovo forte e di nuovo unita nella pace e nel progresso.


Le nuove frontiere del verso libero

Come è noto la poesia italiana, nella seconda metà  del sec. XX, dopo un plurisecolare cammino percorso sulle orme dei rigidi modelli formali ereditati dalla poesia classica latina è sfociato nel versoliberismo.
Fra le tante rivoluzioni culturali avvenute nella seconda metà  del 1900, quella che ha "sdoganato" l'uso del verso libero nella poesia sembra apparentemente la meno importante e conosciuta, eppure il movimento di rottura e di liberazione degli schemi e delle forme in cui il verso poetico era stato racchiuso e "addomesticato" sin dalle prime espressioni poetiche in volgare dei grandi poeti del "Dolce Stilnovo", ha avuto degli effetti tanto eclatanti quanto diffusi nel mondo della poesia e dei poeti, da potere essere considerata, a piena ragione, una rivoluzione epocale.
Orbene questa liberazione, coincisa con la contemporanea politica di alfabetizzazione della popolazione, ha determinato una crescita esponenziale della produzione poetica italiana che ha portato di conseguenza ad una correlativa proliferazione di riviste e di pubblicazioni di materiale poetico.
Tralascio qui, in quanto non è materia in cui io mi senta particolarmente informato, di argomentare attorno alle deprimenti statistiche sul numero dei poeti e dei lettori di poesie in Italia che sarebbero, secondo certe fonti, di duemila a uno: ci sarebbero cioè in Italia duemila poeti per ogni singolo lettore. Ho l'impressione però che queste statistiche siano stilate dalle grandi case editrici e che esse non tengano nel dovuto conto le produzioni artigianali, le autoproduzioni e le produzioni a spese degli autori fatte dalle case editrici minori.
Insomma, piaccia o non piaccia agli intellettuali in carriera; sia un bene oppure sia un male per la cultura italiana, il fatto à© che l'Italia continua più che mai ad essere un Paese di poeti. Quanto ai navigatori ed ai santi, a giudicare dalle cronache quotidiane (per i navigatori cito solo il comandante della motonave "Concordia", miseramente affondata a pochi metri dalla terra ferma; per i santi mi fermerei ai mariuoli della politica che da più di venti anni imperversano sempre più spudoratamente nei corridoi e nel sottobosco del potere politico), credo di poter dire che ormai siamo decaduti.
Ma la Poesia, almeno quella, per favore, non toccatecela.
Del resto, non ha già  detto qualcuno che sarà  la Poesia a salvare il mondo?
Cagliari, 18.4.2012


Per contattare direttamente l'autore

Homepage