Andrea Asti nasce a Rivoli (To) il 11/03/1973. Nonostante gli studi scientifici coltiva fin da giovanissimo una passione per la scrittura distinguendosi, già in ambiente scolastico, per i suoi scritti e le sue poesie. Appassionato di lettura e cinema, ha partecipato ad alcuni concorsi letterari-
Nel 2006 la sua poesia “Lucrezia” viene inserita nell'Antologia del premio città di Monza. Sempre nel 2006 pubblica con Montedit il suo primo romanzo dal titolo “No Smoking”. Nel 2010 la sua poesia “luci spente” viene inserita nell’Antologia del premio letterario “Olympia – Città di Montegrotto Terme 2010” e le poesie “Il senso del domani” e “Verso la meta” vengono inserite nell’Antologia “Prove – Scritti Inediti” Sempre nel 2010 pubblica con 0111 edizioni il suo secondo romanzo dal titolo “Come un toro in mezzo al petto”. Inoltre il brano “I ponti della memoria” viene inserito nel libro "I colori delle emozioni - Inno alla vita" ideato dall'associazione Aim Rare e i cui proventi aiuteranno le famiglie con persone affette da malattie rare.
Scrive regolarmente sul suo blog di pensieri liberi.

No smoking” è un diario esistenziale dell’Autore che, tra profonde riflessioni e sprazzi di cinismo, intraprende una impresa assai ardua e faticosa: smettere di fumare. Il resoconto di questa “avventura” viene fissato quotidianamente su questo memoriale nel quale vengono annotate le sensazioni, le sofferenze, le fragilità, i dissidi d’un uomo e alla fine questa personale agenda diventa un libro, un compagno di viaggio con il quale raccontarsi e rapportarsi senza reticenze, senza pudori, senza giustificazioni anche se dovrà fare i conti con un eventuale fallimento… …L’imperativo uno solo: mai mollare. Anche se vale solo per la voglia e la passione di scrivere non per il vizio del fumo. La vita ci presenta sempre il conto e, ad un anno di distanza, dopo il lungo diario che diventa un “viaggio spirituale” v‘è la presa d’atto del fallimento dell’ennesimo tentativo di “smettere di fumare” e forse la constatazione dell’incapacità di portare a termine un “progetto concreto” ma la voglia di scrivere è ancora più forte ed è questa la “salvazione”, la cosa più importante.

Massimiliano Del Duca

184 pagine, 12,00 euro

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NOVITÀ

Lorenzo è un ragazzo come tanti. Le uscite con gli amici, qualche avventura amorosa, l'università, il calcetto e la passione per lo stadio. Lorenzo è un ragazzo come tanti fino a quando non scopre di essere malato di Sclerosi Multipla. Questa sentenza piomba sulla testa del giovane annientando le prospettive di una vita piena di speranze.
Il primo impatto di Lorenzo con la malattia è devastante. Gli amici se ne vanno e le giornate cominciano a essere scandite da esami clinici e da una chiusura costante in sé stesso. Gli unici rifugi che gli restano sono la musica e le serate in birreria, la solita, con Matteo, l'unico amico che, negli anni della malattia, è riuscito a tenersi stretto, nonostante l'evoluzione del proprio carattere nel cinismo e nell'arroganza.
La festa di promozione di Fabio, un collega di Matteo con cui Lorenzo avrà un duro scontro dialettico, fa entrare in scena Sara; la bellissima quanto sensibile cugina di Fabio. Il primo incontro fra Lorenzo e Sara è all'insegna dellincomprensione, ma i sentimenti che cominciano a farsi strada dentro il giovane disabile sono la base di una serie di eventi tragicomici che porteranno al drammatico finale.
140 pagine, 13,00 euro

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INTRODUZIONE A “COME UN TORO IN MEZZO AL PETTO”

Siamo diversi. Per modo di pensare, modo di camminare, modo di esprimerci, modo di apparire, modo di vivere, modo di amare.
Siamo diversi. Per come ci muoviamo, per quello che diciamo, per come lo diciamo, per il colore della pelle, per il dio in cui crediamo, per il sesso che facciamo.
Siamo diversi e spesso trattati come tali. Allontanati dalla normalità e pugnalati da ogni sguardo; fenomeni da circo; oggetto di incuriosite attenzioni; bersaglio di scherno da parte di giovani arroganti e falsi portatori di verità.
Ma noi siamo qua e non è chiudendo gli occhi che ci cancellerete da questa terra. Qualcuno cade, qualcuno muore, qualcuno si arrende; ma siamo sempre e comunque qua, a rivendicare dignità e rispetto con una rabbia e una voglia di vita che non potrete mai scalfire.Noi, i diversi, lotteremo fino allo stremo per ottenere quel posto nel mondo che dovrebbe essere nostro di diritto, ma che voi, normali, avete paura di concederci.
Noi, i diversi, non ci sposteremo dalla vostra visuale, ma continueremo a ferire i vostri sensi e a destabilizzare quella vostra falsa sicurezza di una vita finta e perfetta.
Continueremo a morire, a subire umiliazioni, a piangere sangue e a urlare in silenzio; ma noi, diversi, dalle palle non ci toglieremo mai!


LUCI SPENTE

Penombra docile, scende serena
Su crepe di anima laceranti e dolenti
Su base di sabbia da lacrime allagata

Dolore accecante, prosciuga parole
Rimane presente fra mura silenti
Dolore costante se il tempo non fugge

Fiera foto a presidiare il riposo
Raccoglie ricordi, sorrisi e carezze
Fioca luce in buio opprimente

Appare, fugace, come faro tra nebbia
Si adagia, lieve, con tocco gentile
Fa male, e fa bene, come ghiaccio su pelle

Dissolvono luci, chiudono porte
Immobili i teatranti fra applausi scemanti
Un eco rimbomba, violento e fremente

Quale ironia, pungente e beffarda
Ora ti sento in vivido silenzio
Ora ti scorgo fra tenebre e tempesta

Appare trionfante la tua mano garbata
L’incedere dolce fra sguardi ammirati
Ora e per sempre ancora presente


LUCREZIA

Stringere la vita con le unghie e con i denti,
ridere di gusto con occhi cangianti,
sussurrando poesie e squarciando silenzi.
Chiudere gli occhi un’ultima volta,
fra il respiro del mare e un raggio di sole,
fra ombre e colori e una canzone lontana.

Un soffio di vita,
leggero, leggero,
che urla, canta, colpisce e travolge,
un inno al coraggio, un sorso di grazia.
Come passaggio silente e discreto,
vento gentile dipinge vallate,
goccia incessante scolpisce montagne.

Vivere,
vivere ancora in ricordi senzienti
e nel ricordo di una forza bruciante.

Correre forte sostenuta dal vento,
volare in alto con ali di luce,
il sole ti scalda senza bruciarti.
Gridare forte, ora, su prati innevati,
la voce sottile ammutolisce commossa,
nulla è più bello, nulla più grande.

Come cuore che batte impazzito di gioia,
giusto il riposo dopo lunga battaglia,
folle la festa dopo maestosa vittoria.

Trono dorato ti accoglie lucente,
piccola stella per anime erranti.


IL SENSO DEL DOMANI

Inquieto, vagante, di fuoco bruciante
Ingordo di luce, ma sazio di buio
Balzello incurante a spazio nel tempo
Domani è già ieri e l’oggi è un miraggio

Mi cerco e mi guardo, confuso e irradiante
Quel muro è violento, la testa non cede
E mille tamburi fra tempie pulsanti
Il cuore è una piazza riottosa e urlante

Uscire o restare, lottare o morire
Colline e tornanti offuscano sguardi
Minuti chiassosi reclamano spazio
Un sonno sereno dilania gli abissi

Passato e presente a plasmare una vita
Il cielo comanda ciò che il cuore respinge
D’incanto, domani, la sfida è iniziata
Rimango, non muoio, lo scudo è già pronto

Paure, rimorsi, peccati e menzogne
Su spalle forgiate da anni di lotte
Venite domani dai mille contorni
Il senso è restare con tutto me stesso


DIVENIRE

Divenire, quale tragedia
Se il cammino è senza sguardi
Se la strada è solo rabbia

Soffice come cotone e protetto dal dolore
Restando senza fiato, che il respiro più non serve
Travolto da tempeste, che il silenzio fa paura

Il tempo non si ferma e lo spirito ne è cosciente
E' la bellezza che di estingue, dirada
La mente si congela

Parole scritte a vuoto, come petali di neve
A colmare un baratro senza ritorno
Ma senza cuore nei cristalli

Ritornare ai versi, una penna
Per ritrovare quel bagliore
Oscuro o lucente, ma vivo e pulsante

Che a dir leggero o ridondante
Che a dir che ad altri il giudizio preme
Ma è solo alcol su sopito fuoco


PRIMA NEBBIA AD EST

Prima nebbia ad est.
Un pallido sole risveglia la mia coscienza,
a fatica gli permetto di ferirmi occhi e sensi.
Umidi campi come muri di nulla,
come strada in un buio che conduce al senziente.

Dovrei capire, forse,
ma la musica è assordante.
Dovrei fermarmi, forse,
ma il silenzio spaventa.

Prima nebbia ad est.
Guido sicuro, dannato e distante,
guido e la luce combatte orgogliosa.
Un bavero alzato a difesa dal freddo,
non da pensieri brucianti e fendenti.
E' la danza dei colori a tenere in vita,
è una lama di sole attraverso l'inconscio.

Alveoli imploranti chiedono aria.
Supplicano, piangono: "non darti per vinto",
respiro avido acqua gassosa,
mi faccio del male e ne vale la pena.


FRA CHAT E REALTÀ

“Ciao, M o F?”
Ma è possibile che su Internet non ci sia predisposizione ad un minimo di, non dico galateo, ma almeno formalità? È come incontrare una tipa per strada e chiederle subito se te la dà. Non è carino, non è il modo di accogliere un nuovo arrivato con un nick neutro e un fare impacciato.
È una strana sensazione, quella che provo, che non so se nasce dall'aver voluto sperimentare questa nuova e galoppante forma di comunicazione o dall'aridità che traspare da questo schermo colmo di nicknames, smiles, cuoricini e parole buttate tanto per fare.
Quanto bisogno di comunicare. Quanto bisogno di sentirsi ascoltati, vivi! Ma a me non basta. A me non serve. E' come fumare una Merit dopo una Marlboro, non sento il gusto. È una settimana che non esco la sera e provo a convincermi che sia solo un caso. Basta togliersi di dosso questa apatia appiccicosa figlia di un'estate troppo calda e di un buco nero emozionale ancestrale.
Del resto che sarà mai se Anna mi ha lasciato da un mese e non ho più uno straccio di amico, persi tutti a causa di una relazione chiusa e bloccata come la Salerno-Reggio Calabria, quando scendono due sputi di neve.
Che sarà mai se il mio cellulare consuma ingordamente batteria senza rilasciare in cambio uno squillo che annunci una chiamata, o anche solo un sms.
Tre anni passati in una campana di vetro. Senza stimoli o progetti. Encefalogramma piatto.
Anna alla fine ha capito chi ero ed è andata oltre. Ecco perché mi ha lasciato invece di aiutarmi. Ecco perché mi ha lasciato, forse, sperando di aiutarmi. Anna ha capito anche questo, forse.
Dopotutto questo cellulare può anche effettuare chiamate in uscita.
Ma la fenice risorge per noia o per darsi un'altra possibilità?
Spegni tutto amico mio, spegni e fuori da qui! Fuori da te!


INIZIALI INVADENTI

“Ciao, M o F?”
Ho appena chiuso la porta alle mie spalle, appeso il giaccone all'appendiabiti e buttato le chiavi sul mobiletto del soggiorno. La domanda mi spiazza. Mi sta chiedendo se hanno scoperto un nuovo tipo di vitamina o di scegliere fra due lettere a caso per scoprire se questa scelta potrebbe scatenare un maremoto in Cina, sulla base della famosa teoria del battito di ali di una farfalla?
Francesca è seduta al tavolo della cucina, aspetta una risposta continuando a sfogliare un libro.
“M o F cosa, cara?”
“Il nome del bimbo che sta per arrivare, deve iniziare per M o per F?”
È per queste sue elucubrazioni mentali che l'ho sposata, per la sua capacità di sorprendermi cercando sempre il filo logico meno ovvio. Ma in questo caso è d'obbligo provare ad essere banali e scontati.
Decido di provarci.
“Non credi che sarebbe più semplice concentrarsi sul nome completo, piuttosto che sulla sua iniziale? E poi perché per forza M o F?”
Capisco subito che era una domanda da non fare.
“Ma perché nascerà in febbraio sotto l'influenza di Marte. Ovvio”
Certo. Ovvio. Stupido io. Provo un'altra strada.
“Quello che stai leggendo è un libro dei nomi?”
“Sì”
“Ti ispirano di più i nomi con la M o con la F?”
“In realtà quelli che iniziano con la C. Non trovi che Claudio e Cristiano siano due nomi adorabili?”
Certo, mi piacciono, ma temo di aver perso un passaggio.
“Sono belli, sì, non possiamo tenerli in considerazione?”
“Ma iniziano con la C. L'iniziale è importante, deve rappresentare una peculiarità del nascituro”
Mi siedo davanti a lei e la guardo. Mi perdo in quei suoi occhi marroni e profondi, e aspetto che il suo sorriso si trasformi in una risata che invece non arriva.
“Ciarliera e curiosa come te. Coriaceo e cinico come me”
Ed è così che, liberatoria e avvolgente, la sua risata arriva.


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