Il poeta Antonio Alfano è conosciuto  non solo  in Italia  ma nei Paesi esteri come la Grecia, la Francia, la Romania, nel  Cille, Egli è un valido poeta  e scrittore.
I  primi  a  scoprirlo furono i Micenei, dei quali oggi è un procuratore; ebbero a definirlo il poeta delllla solitudione
. Ha partecipato a vari  concorsi, ottenendo sempre posizioni di alto prestigio.
Ha vinto oltre 100 coppe e premi di altro genere.
Il poeta è stato premiato più volte anche  con la  medaglia  aurea.
Il suo  nome appare  nelllle più diffuise e migliori antologie ed oggi ha conquistato un posto anche in un'anntologia francese.
Ha pubblicato cinque libri di poesie tra i quali  uno di poesie in dialetto napoletano  che ha incontrato un enorme successo  tra i lettori che lo considerano il degno successore dei migliori poeti napoletani  di fine 800- 900.

  Per i navigatori di Carta e Penna ANTONIO ALFANO ha scelto queste sue poesie


NEL MIO GIARDINO

Nel mio giardino, tra tante piante verdi
e fiori bianchi protesi verso il cielo,
inebriando l'aria di odorosi olezzi,
all'improvviso, tra pietre umide e grigie,
una rosa rossa è sbocciata, specchiandosi
nell'acqua di un torrente che nei pressi vive.
Quanti colori riempiono la mia casetta
di gioie e di carezze, rendendola festosa.
Colori che il mio sguardo fermano
nell'accedere contento in questa villa,
dove lunghi e ameni giorni ho consumato,
cercando forze nei muscoli, già stanchi,
oggi sembra arricchito da canti e suoni,
che irradiano il cuore di felicità.


A TE DONNA

Donna, alla quale nascosi desideri,
del cuore mio, preso da tanto amore,
volge lo sguardo a quel torrente in piena,
dell'acqua ascolta i notturni suoi sospiri,
e il camminar ondoso e travolgente
ma riposante, melodioso e sobrio.
Ascolta, ascolta del cuore mio accorato
i fuggenti battiti dolenti e rassegnati
che si disperdono nel tempo senza fine
e, quando l'eco di una voce roca
rimbomberà nell'aria tutta intorno,
raccogli un fiore dalla verde terra,
poi prendimi per mano e col silenzio
di amorose voglie, il cor soddisfa
questo cuore mio senza colore
e a lei, pietosamente, ispira pace
finché l'alba verrà in cui tutto tace.


COME VORREI

Quando sarà giunta l'ora
a che dovrò lasciare questo mondo,
vorrei, senza malessere
potermene partire.
Vorrei che nel sonno
mi aiutasse la morte
a raggiungere il cielo,
senza farmi soffrire.
Vorrei dolcemente,
sentire da lontano la voce
di chi da tempo mi aspetta
per potersi stringere a me.
Vorrei lasciare la famiglia,
le donne, gli amanti,
gli amici, tutti quanti,
senza dar loro tormenti.
Quando sarà giunta l'ora,
vorrei fosse così.


TORRENTE

Siete per me una finestra aperta,
una striscia di sole che mi bacia in fronte
ma siete pure tormento che mi uccide
e che mi toglie la vita piano, piano.
Quando uscite fuori pasto balcone
e state una mezz'ora accoccolata
tra questi fiori, mi sembrate un'altra.
Mi sembrate una fata, una canzone,
una musica che piano, piano entra
nelle case sembra che ti baci.
Per l'aria diffondete ogni momento
da questa boccuccia odore di fragoline
che si mescola col profumo di rose
e paradiso diventa il firmamento.
E allora io dico a voi, se mi sentite,
perché non lasciate 'sto balcone,
scendete nella strada e fatemi la grazia
di prendervi tutta la passione
che dal petto mi esce peggio di un torrente,
o come un fiume in piena.
Scendete, aspetto qui, al limite del vicolo,
vi prendo tra le braccia e vi dico niente
perché non parla chi vuol davvero bene.


AD ISCHIA

Venisti dal mare una sera d’estate,
sorretta dal velo di una dolce sirena,
tu – Isola verde – gemma preziosa
di un golfo, il cui incanto da sempre ti abbaglia.
Le tue bellezze sono pennellate,
tocco geniale di donna scontrosa
che, all’ombra verde di una luna piena,
volle baciare il ciel che t’attanaglia.
Pregiato fiore, oggi, del tuo mare,
coglie l’ebbrezza di mille e mille stelle
che la corona ti fanno di regina
e di natura l’alma più suadente.
Le tue scogliere sembrano limare
un aureo letto per dolci donzellette
e per l’amor di mille pesciolini,
del mare tuo fenomeno vivente.
Ischia, speranza degli innamorati,
perenne luce di tanti cuori in pena,
sogno struggente di cui nel sovrumano
desidera inebriarsi eternamente.
Nutri d’amor gli acerbi cuori ingrati
e la tua voce fai sentire appena.
tingi il tuo cielo con divina mano
e nulla è più di te il trascendente.
Orbene Ischia, io pure mi diletto
a lasciarmi cullar dalla manina
e dalla tua avvenenza di fatina.
Anche per me sei il sogno prediletto.
E quando, a volte, l’ansia mi aggredisce,
corro da te come a rugiada il fiore
e, in men di meno, allora rifiorisce
pace e felicità in questo cuore.


È BELLO SOGNARE

Bello sognare di esser ricordato
quando la vita tua vola lontano,
quando per sempre, un dì verrai strappato
alla terra, agli affetti, a ciò che tieni,
dalla morte crudele che tu, invano vorresti fulminare,
con virulenta forza, che il destino
annulla fatalmente nell’oblio.
Bello è sognar che l’uomo al quale affidi
i tuoi pensieri di adulto e di bambino,
parla di te, tal quale fossi un divo,
tal quale fossi eternamente vivo
e non rammenta agli altri che, mortale,
tu a morte andasti, invece tale e quale
a chi ha vissuto sempre nell’oblio.
Anch’io sognar vorrei, con la poesia,
di udir domani, quando tra pietre ferme
o nella nuda terra, freddo e inerme,
a consumarmi sarò nell’ora ria,
il richiamo di uccelli e di bambini,
mentr’io, solerte, col cor a lor vicino
un fiore porgerò riconoscente.


ALLA MOSCA

M'insegui, cara mosca,
da quando venni al mondo e ti conobbi.
Quante volte di sangue hai imbrattata
la verde lastra della mia finsetra.
Quante volte, invece, hai molestato
il capo mio perché, tu ostinata,
cercavi di mangiar la mia minestra
ed io, ribelle, rimbalzar ti facevo
non appena, volgare, ti posavi
or qui, or lì, nel tentativo vano
di gustare anche tu quel che mangiavo.
E quante volte, ancora, per ripicca,
sul libro che leggevo ti fermavi.
Con leggerezza quasi ti cacciavo
ma tu prendevi il volo, un attimo di stasi
dopo un secondo appena ritornavi
e ancora lì da donde eri partita.
O cara mosca, cara mosca mia,
quante volte ti ho detto: non fermarti
sulle vecchie missive del mio amore,
quanto avitar volevo di parlarti
con tal ferocia da spezzarti il cuore.
Ma tu, sempre a dispetto, malmenavi
la nebbia chiara dell'anima mia
che, pure in fondo, forse essa t'amava
tal quale a una farfalla un po' pudica.
Ed ora ti poggiavi sul balocco,
or sull'immagine sacra di un defunto
ma io a cacciarti con un lieve tocco
e, sol se insistevi, diventavi un punto

Comunque, ti ringrazio, mosca cara,
perché fai parte dei ricordi miei;
or che stai diventando cosa rara
forse mi manchi quando non ci sei.


TUTTE DICON

Tutte dicon che son gentile,
che sono dolce, che son poeta,
che sono un uomo eccezionale
di grande pregio, di alto stile.
Tutte invidiano la lor rivale,
che mi ha arretitito, che mi ha sposato.
Ognuna dice: io son la stella,
quella più limpida, quella più bella.
Se fossi stato nel miio giardino,
avresti colto di buon mattino
il più bel fiore, fresco e fragrante,
che primeggiava fra tutti quanti.
Io, nel sentire queste parole
di donne in coppia, di donne sole,
sogno l'amore e talor veggo io
illuminarsi il volto mio.
Ma poi m'avvedo che tanto affetto
di queste donne non c'è nel petto,
allora guado romito il cielo
mentre di pianto si tesse un velo.
Furente e lucente però una stella
mi viene incontro su di una sella.
tu, che da anni una vita animosa
- dice crucciata e piuttosto nervosa -
vai combattendo; tra rischi tenzona
ché al fin sulla testa una ricca corona
avrai di successi, di spade e di amore.


ALLA MIA BAMBOLINA

Più ti guardo, più mi piaci,
dolce fior di bambolina.
Ogni volta che tu taci,
stai a dir che mi vuoi bene
quella testa birichina
che mi fa sempre arrabbiare,
ti fa semplice e carina,
non mi fa più riposare.
Orsù vieni a me vicino,
io ti aspetto nel giardino,
vò guardarti, sospirando
con l'amor che in cor rinzerro.
Vò baciar queste mani
con immenso amore ardente,
non tradire il mio domani
con te luce, assai lucente.


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