Marcel Proust: consolazione di tutti gli inediti.

Tempo fa inviai un mio breve romanzo ad una casa editrice di Milano che si fregiava del merito di pubblicare autori sconosciuti ed inediti.

Dopo circa un mese ricevetti una lunga lettera in cui, dopo aver ampiamente lodato il lavoro di ricerca e la proprietà di linguaggio dello stesso, mi si chiedeva il versamento di una cifra a sette zeri per la pubblicazione e, quale esempio illustre d'autore costretto a pagare le spese di stampa del primo volume, citavano, tra gli altri, Marcel Proust.

Ovviamente il mio breve romanzo è ancora in un cassetto ma ho approfondito la conoscenza dell'autore francese.

Aprendo una qualsiasi enciclopedia si apprende che Proust nacque a Parigi il 10 luglio 1871. Il padre, Adrien, è medico e la madre, Jeanne Weil, figlia di un agente di cambio ebreo. La salute di Marcel è cagionevole, fin dall'infanzia soffre d'asma, ma le condizioni agiate della famiglia, lo proteggono dalle difficoltà materiali che egli affronterebbe a fatica.

Studia al liceo Condorcet e frequenta in seguito la Sorbona e la Scuola di scienze politiche che ben presto abbandona per frequentare assiduamente i salotti parigini e dedicarsi alla letteratura.

Fonda alcune riviste ma ebbero vita breve; su una di queste, La Banquet, pubblica racconti e saggi che saranno poi raccolti in un volume nel 1896 dal titolo "I piaceri e i giorni" ispirati dalle esperienze salottiere.

Saggi e traduzioni si susseguirono sino al 1909, data in cui inizia a dedicarsi esclusivamente alla stesura della sua grande opera "A la recherche du temps perdu", sette romanzi per narrare minuziosamente la vita ed i vagabondaggi mentali del protagonista, uomo di mondo, che si muove nella società borghese, ed in cui si riconosce l'autore nella voce nel Narratore.

Chiuso in una stanza rivestita di sughero, tra infusi e suffumigi per alleviare le sofferenze causategli dall'asma ormai cronica, abbandonata la vita mondana, inizia a ripercorrere il tempo trascorso e lentamente ritrovato.

Nasce così il primo dei sette romanzi, intitolato "Du côté de chez Swann (La strada di Swann) che Proust pubblicherà nel 1913 a proprie spese, sia perché ne ha i mezzi, sia perché è considerato, nell'ambiente letterario, un dilettante, geniale sì, ma pur sempre un dilettante; quest'opera non fu compresa, al contrario della successiva intitolata All'ombra delle fanciulle in fiore, che riscosse notevole successo.

Celebre ma ormai molto malato, Proust dedicò gli ultimi anni della propria vita alla stesura dell'immensa opera: nel 1920 uscì la terza parte "La côté de Guermantes" (I Guermantes); nel 1922, anno di morte dell'autore, fu pubblicato "Sodoma e Gomorra". I volumi intitolati "La prigioniera", "La fuggitiva" ed "Il tempo ritrovato" furono pubblicati postumi.

Quanto sopra elencato è ciò che si può trovare, come dicevo, in qualsiasi enciclopedia dedicata alla letteratura ma soltanto leggendo l'opera di Proust se ne può capire l'essenza.

Il brano che segue è contenuto nel primo romanzo, "La casa di Swann" (pag. 56 edizione CDE spa - Milano)

"Dopo un momento, entravo a darle un bacio; Françoise metteva in infusione il suo tè, oppure, se la zia si sentiva agitata chiedeva invece il decotto e io avevo l'incarico di far cadere dal sacchetto di farmacia in un piatto la dose di tiglio da mettere nell'acqua bollente. Disseccandosi, gli steli s'erano incurvati in un capriccioso graticolato, negli intrecci del quale s'aprivano i pallidi fiori, quasi un pittore li avesse disposti, li avesse messi in posa nella guisa più ornamentale. Le foglie, perduto o mutato il loro aspetto, avevan l'aria delle cose più disparate: d'un'ala trasparente di mosca, d'un rovescio bianco d'etichetta, d'un petalo di rosa, ma ammucchiate, frantumate, intrecciate come nell'apprestamento d'un nido. Mille piccoli particolari inutili - deliziosa prodigalità del farmacista - che in una preparazione fattizia sarebbero stati soppressi, mi davano, come un libro in cui ci si meraviglia di trovare il nome d'una persona di conoscenza, la gioia di capire che eran proprio steli di veri tigli, come quelli che vedevo nel viale della Stazione, modificati, appunto perché non erano simulazioni, ma essi stessi diventati vecchi. E, non essendo ogni loro nuovo carattere che la metamorfosi d'un carattere primitivo, in certe pallottoline grigie riconoscevo le gemme verdi non venute a termine; ma soprattutto il bagliore roseo lunare e soave che dava risalto ai fiori nella fragile foresta degli steli ai quali eran sospesi come roselline d'oro - segno, come la luce che rivela ancora su un muro il luogo d'un affresco svanito, della differenza tra le parti dell'albero che avevano avuto, e quelle che non avevano avuto colore - faceva manifesto che quei petali erano ben quelli che prima d'infiorare il sacchetto di farmacia, profumavano le sere di primavera. Quella…"

 

L'abilità di descrivere, sin nei minimi dettagli, rivelando di saper vedere (e non solo guardare) ciò che lo circonda unita alla capacità di esplorare, con altrettanta dovizia di particolari, la psiche umana, i meandri del subconscio e l'irrazionalità dei comportamenti individuali, soprattutto nei riguardi dell'amore, rendono l'opera di Marcel Proust unica.

Un appello quindi agli editori: non portate Marcel Proust quale esempio d'autore costretto a pubblicare a proprie spese il primo romanzo, equivale al decantare le doti di una Ferrari all'acquirente di una "Cinquecento": sono prodotte dallo stesso proprietario ed hanno entrambe quattro ruote, ma…

 

Donatella Garitta

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